11/09/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Il Brasile produce e continuerà a produrre bombe a grappolo
Il Brasile produce e continuerà a produrre bombe a grappolo. Niente compromessi. Non si torna indietro. Il messaggio che il governo Lula ha fatto arrivare alla Conferenza latinoamericana sulle cluster bombs era forte e chiaro. Nonostante diciassette paesi del continente, organizzazioni della società civile e rappresentanti di Norvegia e Stati Uniti, si siano riuniti a San José, in Costa Rica, per ribadire l'inumanità delle bombe anti-persona, il Brasile ha tagliato le gambe a ogni speranza di un suo dietro front, spiegando con fermezza il perché.

Bombe a grappolo intorno ai piedi di un bambinoNemmeno di un passo. Il colosso sudamericano è convinto che temi del genere non siano da trattare in forum alternativi ed estemporanei, bensì nei già esistenti summit ufficiali, dove a discutere di disarmo e sicurezza sono i grandi attori dello scacchiere internazionale: Stati Uniti, Russia, Cina e Israele, fra gli altri. Quindi, non riconoscendo la legittimità dell'incontro, il Brasile si è sentito autorizzato a non mettere in discussione la propria posizione, fondata su una questione di base: i brasiliani non pensano che sia l'arma il problema, bensì il modo in cui viene impiegata. È il fatto che venga usata contro la popolazione civile il nocciolo della questione, secondo Brasilia, non il fatto di produrla.

Niente addio alle armi. Per i promotori dell'iniziativa, invece, è l'arma il problema. E deve essere cancellata dalla faccia della terra. Lo scopo è arrivare, infatti, a un trattato che ne proibisca la produzione e l'uso a partire dal prossimo anno. Per avvalorare la loro tesi, si appellano al Trattato contro le mine antiuomo, arma che provoca effetti simili alle cluster bombs, e sottoscritto da alcuni dei più grandi paesi del mondo, che oggi sono arrivati a bandirle totalmente: non le producono, né tanto meno le usano. Questione di coscienza? Non proprio, più che altro questione di impatto sull'opinione pubblica mondiale, ormai educata e quindi contraria ad armi del genere.

madre con il figlioletto rimasto vittima delle cluster bombsCome le mine. La bomba a grappolo sembra un gioco per bambini: la sua forma, le sue dimensioni, il colore, ingannano. Per innescarle, un po' di pressione ed è fatta: possono arrivare a sparare fino a cento piccole munizioni. Conteggi ufficiali parlano di 13mila vittime mietute dalle cluster che, una volta sparpagliate sul territorio, reagiscono come mine antiuomo. Unicef  ha stilato anche un rapporto sull'impatto che hanno sui bambini. Una delle occasioni più recenti in cui sono state usate è durante la guerra Libano-Israele dell'estate 2006: Israele ha disseminato 4 milioni di ordigni in tutto il sud, in modo da creare una zona micidiale per chiunque ci mettesse piede. 
Eppure, nonostante siano così subdolamente pericolose, per qualcuno, nelle guerre moderne, non sono armi efficaci. Posizione non condivisa dal Brasile, che la considera, invece, una buona arma, specialmente contro i convogli nemici, e in più è economicamente conveniente.Secondo i brasiliani, è infatti indispensabile lasciarla sul mercato: i suoi acquirenti sono i paesi più poveri e non possono permettersi molte altre armi.

bombe a grappoloDa solo. Nonostante i tentativi di giustificare la loro testarda posizione sulle bombe a grappolo, il Brasile resta alquanto isolato in questa crociata. Lo scorso febbraio, 46 paesi e organizzazioni non governative si sono riunite nella capitale norvegese Oslo, per discutere la possibilità di promuovere un trattato internazionale che proibisca la produzione, l'uso, l'immagazzinamento e il trasferimento di queste bombe. A partire da quel momento, buona parte dell'America latina si è convertita in sostenitrice della campagna. Ad eccezione del Brasile, che è sì accorso a San José, ma per ribadire la propria posizione. La lobby delle armi è ancora tanto, troppo forte. 

Stella Spinelli

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