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Nemmeno di un passo. Il colosso sudamericano è
convinto che temi del genere non siano da trattare in forum
alternativi ed estemporanei, bensì nei già esistenti
summit ufficiali, dove a discutere di disarmo e sicurezza sono i
grandi attori dello scacchiere internazionale: Stati Uniti, Russia,
Cina e Israele, fra gli altri. Quindi, non riconoscendo la
legittimità dell'incontro, il Brasile si è sentito
autorizzato a non mettere in discussione la propria posizione,
fondata su una questione di base: i brasiliani non pensano che sia
l'arma il problema, bensì il modo in cui viene impiegata. È
il fatto che venga usata contro la popolazione civile il nocciolo
della questione, secondo Brasilia, non il fatto di produrla.
Come le mine. La bomba a grappolo sembra un gioco per
bambini: la sua forma, le sue dimensioni, il colore, ingannano. Per innescarle,
un po' di pressione ed è fatta:
possono arrivare a sparare fino a cento piccole munizioni. Conteggi
ufficiali parlano di 13mila vittime mietute dalle cluster che, una
volta sparpagliate sul territorio, reagiscono come mine antiuomo.
Unicef ha stilato anche un rapporto sull'impatto che hanno sui
bambini. Una delle occasioni più recenti in cui sono state
usate è durante la guerra Libano-Israele dell'estate 2006:
Israele ha disseminato 4 milioni di ordigni in tutto il sud, in modo
da creare una zona micidiale per chiunque ci mettesse piede.
Da solo. Nonostante i tentativi di giustificare
la loro testarda posizione sulle bombe a grappolo, il Brasile resta
alquanto isolato in questa crociata. Lo scorso febbraio, 46 paesi e
organizzazioni non governative si sono riunite nella capitale
norvegese Oslo, per discutere la possibilità di promuovere un
trattato internazionale che proibisca la produzione, l'uso,
l'immagazzinamento e il trasferimento di queste bombe. A partire da
quel momento, buona parte dell'America latina si è convertita
in sostenitrice della campagna. Ad eccezione del Brasile, che è
sì accorso a San José, ma per ribadire la propria
posizione. La lobby delle armi è ancora tanto, troppo forte. Stella Spinelli