11/09/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Il giornalista dell'Independent dice la sua sull'11 settembre
Ogni volta che vado all’estero a tenere una lezione sul Medio Oriente, nel pubblico c’è sempre qualcuno - uno solo - che io chiamo il "vaneggiatore". Mi scuso subito con tutte le persone che vengono alle mie conferenze con domande brillanti e pertinenti - spesso abbastanza umilianti per me in quanto giornalista - e che mostrano che loro comprendono la tragedia del Medio Oriente molto meglio dei giornalisti che ne parlano. Ma il "vaneggiatore" esiste. Ha preso forma corporea a Stoccolma e a Oxford, a San Paolo e a Erevan, al Cairo, a Los Angeles e, in forma femminile, a Barcellona. Non importa in quale paese, ci sarà sempre un "vaneggiatore".
 
Robert FiskLa sua domanda è più o meno questa: "Perché, se crede di essere un giornalista libero, non dice quello che sa davvero sull’11 settembre? Perché non dice la verità - che l’amministrazione Bush (o la Cia, o il Mossad, scegliete voi) ha fatto saltare in aria le Torri gemelle? Perché non rivela i segreti dietro l’11 settembre? L’assunto in tutti i casi è che Fisk sa - che Fisk ha una scrivania in cemento armato, dal fondo di rame e piena di fatti, che contiene la prova definitiva di ciò che "tutti sanno" (questa di solito è la frase) - chi ha distrutto le Torri gemelle. A volte il "vaneggiatore" è chiaramente tormentato. Un uomo a Cork mi ha urlato contro la domanda, e poi - nel momento in cui suggerivo che la sua versione della vicenda fosse un po’strana - ha lasciato l’aula, gridando all’abuso e tirando calci alle sedie.
 
Di solito, ho sempre detto la "verità"; che anche se ci sono domande senza risposta sull’11 settembre, io sono il corrispondente dal Medio Oriente dell’Independent, non il corrispondente sulle cospirazioni; che ho già abbastanza vicende reali tra le mani in Libano, Iraq, Siria, Iran, Golfo Persivo, ecc, per preoccuparmi di quelle immaginarie a Manhattan. La mia argomentazione finale - quello decisivo, dal mio punto di vista - è che l’amministrazione Bush ha ingarbugliato tutto - militarmente, politicamente, diplomaticamente - ciò che ha cercato di fare in Medio Oriente; quindi come avrebbe potuto portare avanti con successo il crimine internazionale contro l’umanità negli Stati Uniti che è stato l’11 settembre?
 
Bene, io la penso ancora così. Qualunque militare che sostenga - come hanno fatto gli Americani due anni fa - che Al Qaeda è in fuga non può essere capace di portare avanti qualcosa sulla scala dell’11 settembre. "Abbiamo fatto crollare Al Qaeda, obbligandoli a fuggire" ha dichiarato il Colonnello David Sutherland sull’operazione assurdamente denominata "Operazione martello fulminante" nella provincia irachena di Diyala. "La loro paura di affrontare le nostre forze prova che i terroristi sanno che non c’è un rifugio sicuro per loro". E così via, molto altro, e niente di vero.
 
Nel giro di poche ore, Al Qaeda ha attaccato Baquba con un battaglione e ha massacrato tutti gli sceicchi locali che avevano stretto le mani degli Americani. Mi ricorda il Vietnam, la guerra che Gorge Bush ha guardato dai cieli del Texas - cosa che può spiegare il fatto che questa settimana abbia confuso la fine della guerra in Vietnam con il genocidio in un altro Paese chiamato Cambogia, la cui popolazione è stata alla fine salvata dagli stessi Vietnamiti che i colleghi più coraggiosi di Mr Bush avevano fino ad allora combattuto.
 
Ma - eccoci al punto. Sono sempre più disturbato dalle incongruenze nella narrazione ufficiale sull’11 settembre. Non sono solo gli ovvi non sequitur: dove sono le parti degli aerei (motori, ecc) dell’attacco al Pentagono? Perché gli ufficiali coinvolti nelle vicenda del volo United 93 (precipitato in Pennsylvania) sono stati imbavagliati? Perché i detriti del volo 93 si sono sparsi per miglia quando l’aereo sarebbe precipitato in un pezzo solo su un campo? Di nuovo, non sto parlando della folle "ricerca" dell’Alice nel Paese delle meraviglie e il disastro del World Trade Center di David Icke - che dovrebbe rimandare qualsiasi persona sana di mente a leggere l’elenco del telefono.
 
Parlo di questioni scientifiche. Se è vero, per esempio, che il cherosene brucia a 820 gradi in condizioni ottimali, come possono le travi d’acciaio delle torri gemelle - il cui punto di fusione dovrebbe essere intorno ai 1480 gradi - essersi spezzate nello stesso momento? (Sono crollate in 8.1 e 10 secondi) E cosa dire della terza torre - il cosiddetto Edificio 7 del World Trade Center (o Salmon Brothers Building) - che è crollato sulla sua base alle 17.20 dell’11 settembre? Perché è crollato in modo così pulito se nessun aereo l’aveva colpito? L’Istituto Americano degli Standard e della Tecnologia fu incaricato di analizzare le cause della distruzione di tutti e tre i palazzi. Non ha ancora emesso un rapporto sull’Edificio 7. Due importanti professori americani di ingegneria meccanica - decisamente non gli schiamazzi dei "vaneggiatori" - stanno contestando per vie legali i termini di riferimento di questo ultimo rapporto sostenendo che potrebbe essere "fraudolento o ingannevole".
 
Giornalisticamente, ci sarebbero molte cose strane sull’11 settembre. I resoconti iniziali dei reporter che sostengono di aver sentito "esplosioni" nelle torri - che avrebbero benissimo potuto essere le travi che si rompevano - sono facili da screditare. Lo sono meno i resoconti secondo cui il corpo di una donna membro dell’equipaggio sarebbe stato trovato in una strada di Manhattan con le mani legate. Ok, mettiamo pure che si tratti di racconti per sentito dire, proprio come la lista della Cia dei dirottatori suicidi arabi, che includeva tre uomini che erano - e ancora sono - vivi e vegeti in Medio Oriente, era un errore di intelligence.
 
Ma cosa dire della strana lettera che sarebbe stata scritta da Mohamed Atta, il dirottatore-assassino egiziano con la faccia spiritata, il cui messaggio "islamico" ai suoi macabri compari - reso pubblico dalla Cia - ha lasciato perplessi tutti gli amici islamici che conosco nel Medio Oriente? Atta parlava della sua famiglia - che nessun musulmano, per quanto mal istruito, potrebbe includere in una preghiera del genere. Ricorda ai suoi compagni di omicidio di recitare la prima preghiera musulmana del giorno e poi la cita. Ma nessun musulmano avrebbe bisogno di un tale appunto - e tanto meno del testo della preghiera "Fajr"che era inserito nella lettera di Atta.
 
Lasciatemelo ripetere: non sono un teorico della cospirazione. Risparmiatemi i vaneggiatori. Risparmiatemi le trame. Ma come chiunque altro, vorrei sapere tutta la storia sull’11 settembre, non ultimo perché ha innescato tutta la folle, pomposa "Guerra al terrore" che ci ha portato ai disastri in Iraq e in Afghanistan e in buona parte del Medio Oriente. Il felicemente dipartito consigliere di Bush Karl Rove una volta disse che "ora siamo un impero - creiamo la nostra realtà". Vero? Almeno ditecelo. Così la gente la smetterebbe di prendere a calci le sedie.
 
Robert Fisk 
Parole chiave: 11 settembre, fisk, torri, qaeda
Categoria: Guerra, Politica
Luogo: Stati Uniti