10/09/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Rudolph Giuliani fa campagna elettorale puntando tutto sulla fama guadagnata l'11 settembre 2001
Se l'11 settembre 2001 fu “il giorno che cambiò il mondo”, per Rudolph Giuliani lo ha cambiato ancora di più. Prima degli attentati contro le Torri Gemelle, Giuliani era un popolare primo cittadino di New York, che si guadagnò fama nazionale per aver ripulito la metropoli dal crimine. Sulle macerie di Ground Zero, nella gestione del disastro, questo nipote di emigrati italiani diventò “il sindaco d'America”. E sull'onda dell'autorevolezza acquisita quel giorno, ora il repubblicano Giuliani punta alla presidenza degli Stati Uniti. Per continuare dalla Casa Bianca la guerra al terrorismo islamico, secondo lui oggi più che mai una minaccia per il Paese.

Giuliani con l'ex segretario alla Difesa, Donald Rumsfeld, di fronte alle macerie di Ground ZeroFavorito tra i repubblicani. A quattro mesi dall'inizio delle primarie, sembra che in campo repubblicano nessuno possa privare Giuliani della nomination. Il sindaco d'America non è il candidato ideale per molti conservatori: le sue vedute progressiste su aborto, diritti degli omosessuali e diritto di possedere armi lo rendono indigesto alla destra religiosa, il fatto di essere newyorchese è un handicap per chi vuole conquistare gli elettori del Sud e del Midwest. Tuttavia, da quando ha lanciato la sua campagna, il primato di Giuliani nei sondaggi non è mai stato messo in discussione. I due rivali più temuti, John McCain e Mitt Romney, sono costantemente dietro. Chi lo insidia nelle preferenze, l'attore-senatore Fred Thompson, sembra un fenomeno destinato a spegnersi col tempo. A meno di cataclismi politici, insomma, Giuliani sembra lanciato verso la sfida presidenziale contro chi la spunterà tra Hillary Clinton e Barack Obama.

L'uomo giusto contro i terroristi. Giuliani ha costruito la sua campagna su un messaggio chiave: “La guerra del terrorismo islamico contro di noi”, come la chiama lui invertendo l'espressione più conosciuta, non è finita. E lui è la persona più indicata per guidare gli Usa in questo confronto epocale. L'11 settembre 2001, mentre George W. Bush veniva portato di nascosto dalla Florida al Nebraska, lui guidava le operazioni di soccorso a Ground Zero, rassicurando gli americani in diretta tv e mostrando tutta la sua capacità di essere un leader. Quella battaglia non è ancora conclusa, per questo lui propone di aumentare le spese militari. “Continuerò a mantenere l'America all'offensiva nella guerra terroristica contro di noi, perché questa è la sfida del nostro tempo”, ha ripetuto più volte nei suoi comizi elettorali. Ricevendo applausi dappertutto.

Rudolph Giuliani a Ground Zero nei giorni dopo gli attentati. Alla sua sinistra Hillary Clinton, senatrice di New YorkLe polemiche. Con l'avvicinarsi del sesto anniversario di quegli attentati, è emerso però anche un fronte anti-Giuliani. Un gruppo di vigili del fuoco di New York, eroi dell'11 settembre, ha diffuso un video in cui criticano l'ex sindaco per una gestione tutt'altro che perfetta delle operazioni. Alcune sue scelte sbagliate, sostengono i critici, causarono morti inutili tra i pompieri. Le associazioni dei famigliari delle vittime, nonché i suoi avversari politici, temono che Giuliani usi il palcoscenico dell'anniversario per sfruttarlo a fini elettorali.

Forza di volontà e pochi compromessi. Giuliani ha la reputazione di essere un guerriero, un pragmatico dalla mascella di ferro. Il piglio con cui guidò New York nei suoi otto anni da sindaco gli procurò molti nemici. La sua vita personale conferma l'immagine di un uomo poco disposto al compromesso. E' arrivato alla terza moglie e i due figli avuti dalle unioni precedenti non gli parlano più. La figlia Caroline, nel suo profilo sul sito Facebook, è arrivata anche a iscriversi a un club di fan di Obama. Sono referenze non gradite per gli elettori conservatori, attenti ai valori della famiglia. Ma essere un uomo tutto d'un pezzo ha anche i suoi vantaggi, e Giuliani ha dimostrato di avere una volontà di ferro sconfiggendo un cancro alla prostata. Se lui ce l'ha fatta con un male spesso incurabile, credono molti statunitensi, forse è l'uomo giusto per battere anche i seguaci di Osama bin Laden.
 

Alessandro Ursic

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