Rudolph Giuliani fa campagna elettorale puntando tutto sulla fama guadagnata l'11 settembre 2001
Se l'11 settembre 2001 fu “il giorno che cambiò il mondo”, per Rudolph Giuliani
lo ha cambiato ancora di più. Prima degli attentati contro le Torri Gemelle, Giuliani
era un popolare primo cittadino di New York, che si guadagnò fama nazionale per
aver ripulito la metropoli dal crimine. Sulle macerie di Ground Zero, nella gestione
del disastro, questo nipote di emigrati italiani diventò “il sindaco d'America”.
E sull'onda dell'autorevolezza acquisita quel giorno, ora il repubblicano Giuliani
punta alla presidenza degli Stati Uniti. Per continuare dalla Casa Bianca la guerra
al terrorismo islamico, secondo lui oggi più che mai una minaccia per il Paese.
Favorito tra i repubblicani. A quattro mesi dall'inizio delle primarie, sembra che in campo repubblicano nessuno
possa privare Giuliani della nomination. Il sindaco d'America non è il candidato
ideale per molti conservatori: le sue vedute progressiste su aborto, diritti degli
omosessuali e diritto di possedere armi lo rendono indigesto alla destra religiosa,
il fatto di essere newyorchese è un handicap per chi vuole conquistare gli elettori
del Sud e del Midwest. Tuttavia, da quando ha lanciato la sua campagna, il primato
di Giuliani nei sondaggi non è mai stato messo in discussione. I due rivali più
temuti, John McCain e Mitt Romney, sono costantemente dietro. Chi lo insidia nelle
preferenze, l'attore-senatore Fred Thompson, sembra un fenomeno destinato a spegnersi
col tempo. A meno di cataclismi politici, insomma, Giuliani sembra lanciato verso
la sfida presidenziale contro chi la spunterà tra Hillary Clinton e Barack Obama.
L'uomo giusto contro i terroristi. Giuliani ha costruito la sua campagna su un messaggio chiave: “La guerra del
terrorismo islamico contro di noi”, come la chiama lui invertendo l'espressione
più conosciuta, non è finita. E lui è la persona più indicata per guidare gli
Usa in questo confronto epocale. L'11 settembre 2001, mentre George W. Bush veniva
portato di nascosto dalla Florida al Nebraska, lui guidava le operazioni di soccorso
a Ground Zero, rassicurando gli americani in diretta tv e mostrando tutta la sua
capacità di essere un leader. Quella battaglia non è ancora conclusa, per questo
lui propone di aumentare le spese militari. “Continuerò a mantenere l'America
all'offensiva nella guerra terroristica contro di noi, perché questa è la sfida
del nostro tempo”, ha ripetuto più volte nei suoi comizi elettorali. Ricevendo
applausi dappertutto.
Le polemiche. Con l'avvicinarsi del sesto anniversario di quegli attentati, è emerso però anche
un fronte anti-Giuliani. Un gruppo di vigili del fuoco di New York, eroi dell'11
settembre, ha diffuso un video in cui criticano l'ex sindaco per una gestione
tutt'altro che perfetta delle operazioni. Alcune sue scelte sbagliate, sostengono
i critici, causarono morti inutili tra i pompieri. Le associazioni dei famigliari
delle vittime, nonché i suoi avversari politici, temono che Giuliani usi il palcoscenico
dell'anniversario per sfruttarlo a fini elettorali.
Forza di volontà e pochi compromessi. Giuliani ha la reputazione di essere un guerriero, un pragmatico dalla mascella
di ferro. Il piglio con cui guidò New York nei suoi otto anni da sindaco gli procurò
molti nemici. La sua vita personale conferma l'immagine di un uomo poco disposto
al compromesso. E' arrivato alla terza moglie e i due figli avuti dalle unioni
precedenti non gli parlano più. La figlia Caroline, nel suo profilo sul sito Facebook,
è arrivata anche a iscriversi a un club di fan di Obama. Sono referenze non gradite
per gli elettori conservatori, attenti ai valori della famiglia. Ma essere un
uomo tutto d'un pezzo ha anche i suoi vantaggi, e Giuliani ha dimostrato di avere
una volontà di ferro sconfiggendo un cancro alla prostata. Se lui ce l'ha fatta
con un male spesso incurabile, credono molti statunitensi, forse è l'uomo giusto
per battere anche i seguaci di Osama bin Laden.