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I fatti: l'autobomba. Ieri sera una telefonata anonima al centralino del quotidiano basco Gara. Il
telefonista dà le esatte coordinate di un'autobomba , a Logroño, nella calle Antonio
Sagastuy, proprio a pochi metri dalla delegacion del ministero della difesa. La
polizia si precipita, arrivano gli artificieri. L'ora prevista per il botto, le
23.00, passa senza che accada nulla. Le lancette scorrono fino alle 23.30, quando
si verifica una piccola esplosione. E' il detonatore che, però, non ha innescato
l'esplosivo. Il quarto attentato di ETA dall'annuncio della rottura della tregua
non è riuscito.
I fatti: la repressione a San Sebastian. Domenica 9 settembre è stata anche la giornata della repressione di una manifestazione
convocata a Donosti – San Sebastian - dal movimento pro amnistia. Il governo basco
ha inviato fin dalle prime ore della giornata un contingente rinforzato di ertzaintzas, i poliziotti autonomi, in tenuta antisommossa, i passamontagna sotto i caschi
rossi, palle di gomma e candelotti lacrimogeni montati sulle canne degli appositi
fucili. Quando le prime fila dei manifestanti hanno raggiunto il cordone di polizia
è partita la carica. Secondo le cronache del quotidiano Gara gli scontri che sono
seguiti nel centro storico della città sono proseguiti almeno qutattro ore. Da
una parte i reparti antisommossa, dall'altra giovani incappucciati che lanciavano
tutto quello che trovavano, dalle bottiglie di birra alle sedie e tavolini dei
caffè che animano le strade del Casco Viejo. Alla fine si sono contati nove arresti, ma il numero dei feriti rimane incerto,
anche perché chi rimane ferito nella guerriglia urbana preferisce evitare i centri
di soccorso pubblici. Un barelliere della Croce Rossa ha raccontato di essere
stato fermato, e in malo modo, dalla polizia, mentre cercava di soccorrere un'anziana
di 86 anni, caduta per terra nel corso degli scontri. Fra gli arrestati anche
un esponente di rilievo del movimento pro amnistia, Juan Mari Olano. Angelo Miotto