10/09/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Paesi baschi: disattivata un'autobomba dell'ETA. Decine di feriti a una manifestazione a favore dell'amnistia.
  
Un ritorno al passato. Le ultime ore sono la dimostrazione più tangibile di che cosa abbia significato la rottura del processo di pace e l'incapacità di gran parte della politica spagnola e basca, di riprendere almeno il filo del negoziato politico, mentre la via militare è stata riattivata dall'organizzazione armata.

il luogo dell'attentatoI fatti: l'autobomba. Ieri sera una telefonata anonima al centralino del quotidiano basco Gara. Il telefonista dà le esatte coordinate di un'autobomba , a Logroño, nella calle Antonio Sagastuy, proprio a pochi metri dalla delegacion del ministero della difesa. La polizia si precipita, arrivano gli artificieri. L'ora prevista per il botto, le 23.00, passa senza che accada nulla. Le lancette scorrono fino alle 23.30, quando si verifica una piccola esplosione. E' il detonatore che, però, non ha innescato l'esplosivo. Il quarto attentato di ETA dall'annuncio della rottura della tregua non è riuscito.
Questa mattina gli artificieri sono riusciti a rimuovere le sostanze esplodenti. Erano dentro una Ford Fiesta verde, con targhe false. C'erano 80 chilogrammi di esplosivo pronti a saltare. Ma che, fortunatamente, sono rimasti dentro due grandi contenitori, ben saldati alla pavimentazione dell'automobile, con vicino una tanica con cinque litri di benzina

carica dei poliziotti autonomiI fatti: la repressione a San Sebastian. Domenica 9 settembre è stata anche la giornata della repressione di una manifestazione convocata a Donosti – San Sebastian - dal movimento pro amnistia. Il governo basco ha inviato fin dalle prime ore della giornata un contingente rinforzato di ertzaintzas, i poliziotti autonomi, in tenuta antisommossa, i passamontagna sotto i caschi rossi, palle di gomma e candelotti lacrimogeni montati sulle canne degli appositi fucili. Quando le prime fila dei manifestanti hanno raggiunto il cordone di polizia è partita la carica. Secondo le cronache del quotidiano Gara gli scontri che sono seguiti nel centro storico della città sono proseguiti almeno qutattro ore. Da una parte i reparti antisommossa, dall'altra giovani incappucciati che lanciavano tutto quello che trovavano, dalle bottiglie di birra alle sedie e tavolini dei caffè che animano le strade del Casco Viejo. Alla fine si sono contati nove arresti, ma il numero dei feriti rimane incerto, anche perché chi rimane ferito nella guerriglia urbana preferisce evitare i centri di soccorso pubblici. Un barelliere della Croce Rossa ha raccontato di essere stato fermato, e in malo modo, dalla polizia, mentre cercava di soccorrere un'anziana di 86 anni, caduta per terra nel corso degli scontri. Fra gli arrestati anche un esponente di rilievo del movimento pro amnistia, Juan Mari Olano.

Paesi baschi ed elezioni a marzo. Fallito il processo di pace, ripresa la lotta armata, il governo di José Luis Zapatero ha deciso che il vestito di chi aveva inteso che l'unica via possibile per trovare la soluzione era nella politica non è più buono. In una recente intervista al quotidiano El Pais, il premier spagnolo aveva usato parole e toni che cercano di riproporre agli elettori spagnoli un'immagine di fermezza e di lotta senza quartiere al terrorismo. Anche perchè i sondaggi di opinione e le intenzioni di voto mostravano ai socialisti al potere che il pressing della destra di Mariano Rajoy, leader del Partido popular, stava ottenendo dei risultati palpabili sulla società spagnola. Le elezioni si consumeranno in marzo. E fino ad allora, c'è da starne sicuri, le immagini delle ultime ore saranno destinate a ripetersi drammaticamente.

Angelo Miotto

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