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Da maggio il matrimonio tra due persone dello stesso sesso sarà legale
in Massachusetts. Lo ha stabilito la Corte Suprema dello Stato
americano, con una sentenza emessa mercoledì 4 febbraio e che ha già
scosso gli Usa. Anche perché l’argomento promette di essere uno dei
temi che più movimenteranno la campagna verso le elezioni presidenziali
di novembre.
Con la sua decisione, la Corte ha eliminato gli ultimi divieti che
proibivano i matrimoni omosessuali nel piccolo Stato sulla costa
atlantica, facendo così di esso l’unico tra i cinquanta dell’Unione a
permettere a gay e lesbiche di sposarsi con le stesse modalità e gli
stessi diritti delle coppie eterosessuali. Il giudizio (4 magistrati
favorevoli contro 3 contrari) è arrivato dopo una richiesta del Senato
del Massachusetts, che voleva dei chiarimenti su un’ambigua sentenza
emessa dall’Alta Corte lo scorso novembre. In gioco c’era la
distinzione tra “unioni civili” e “matrimoni civili”: mentre i senatori
speravano che le prime fossero sufficienti, i giudici hanno stabilito
che sarebbe incostituzionale negare i secondi alle coppie omosessuali.
Così, il Massachusetts ha ora sei mesi di tempo (a partire dalla
sentenza di novembre, quindi la scadenza è a maggio) per approvare una
legge in materia che recepisca le indicazioni della Corte. La portata
della sentenza è rivoluzionaria: in 38 dei 50 Stati dell’Unione sono in
vigore leggi che definiscono il matrimonio come un’unione tra
eterosessuali, e 16 Stati stanno valutando la possibilità di inserire
nella loro Costituzione degli emendamenti che proibiscano
esplicitamente i matrimoni tra due persone dello stesso sesso.
E al di là delle implicazioni pratiche della decisione della Corte (per
esempio, come va considerato il matrimonio di due gay che si sposano
apposta in Massachusetts, ma risiedono in Stati dove il loro matrimonio
è proibito per legge?), ancora da definire, il caso sembra destinato ad
avere implicazioni politiche che potrebbero risultare decisive nella
campagna elettorale per conquistare la Casa Bianca.
Le unioni tra gay e lesbiche sono un argomento scomodo, specialmente in
un Paese come gli Stati Uniti, dove la morale puritana riemerge con
prepotenza quando si parla di sesso: e lo si vede proprio in questi
giorni, con il gran parlare che si è fatto per il seno scoperto – per
qualche secondo, non si sa se intenzionalmente o meno – di Janet
Jackson durante la canzone che ha cantato al Superbowl.
Il presidente George W. Bush è sempre stato esplicitamente contrario a
qualunque tipo di unioni tra omosessuali, e lo ha ribadito anche nel
discorso sullo Stato dell’Unione due settimane fa, quando si è
scagliato contro i “giudici attivisti” che “hanno cominciato a
ridefinire il matrimonio con le loro sentenze”. Bush non ha perso tempo
a confermare la sua opinione dopo la decisione dell’Alta Corte del
Massachusetts. “E’ una sentenza molto preoccupante. Il matrimonio è un
sacro istituto tra un uomo e una donna. E noi dobbiamo fare quello che
è legalmente necessario per difenderne la sacralità”, ha commentato,
riportando alla ribalta la mai sopita intenzione dei repubblicani di
approvare un emendamento alla Costituzione federale che proibisca i
matrimoni tra omosessuali.
Ma se Bush – che non ha mai fatto mistero della sua profonda fede
cristiana ed è stato eletto anche grazie all’appoggio della Chiesa – è
decisamente contrario, non è che sulla sponda dei Democratici
l’atteggiamento sia molto diverso. John Kerry, che al momento sembra il
favorito a essere il candidato dell’opposizione che sfiderà Bush nelle
presidenziali e tra l’altro rappresenta proprio il Massachusetts al
Senato federale, si batte per l’estensione delle protezioni legali alle
coppie di fatto omosessuali, ma si è sempre opposto ai matrimoni gay. E
anche il candidato democratico considerato più di sinistra,
quell’Howard Dean che veniva dato come favorito prima dell’inizio delle
primarie ma che ora arranca nella corsa verso la nomination , non è
d’accordo nel riconoscere ai gay il diritto di sposarsi.