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I fatti. Una nuova tegola si abbatte sulla testa del presidente boliviano, Evo Morales.
L'opposizione politica rappresentata dal Comitè Interistitucional, che raggruppa
i governi di sei provincie del Paese, ha lanciato la sfida. Obiettivo numero uno
far riprendere il discorso sul trasferimento dei poteri da La Paz a Sucre. Discorso
interrotto il 15 agosto scorso, quando con 134 voti a favore su 255 l'Asemblea
escluse definitivamente questa possibilità. Ma la polemica è destinata ad andare
avanti per molto tempo ancora. Il problema della localizzazione del centro politico
nel Paese andino è sempre stata all'ordine del giorno. Effettivamente la Bolivia
ha due capitali: Sucre, capitale costituzionale, e La Paz, capitale amministrativa
e sede del Governo. Nel frattempo l'Asemblea Costituente ha interrotto i suoi
lavori dal 23 agosto scorso.
Il ruolo della chiesa. La situazione sociale non è certo delle più tranquille in questo momento. I
sostenitori dell'opposizione si scontrano sempre più frequentemente con quelli
del governo. Le associazioni sindacali dei cocaleros hanno fatto sapere che faranno di tutto per “difendere” la capitale La Paz dal
possibile trasferimento di poteri. E dalla chiesa cattolica arrivano messaggi
di distensione e richiesta di dialogo. I vescovi boliviani hanno lanciato un appello
e richiamato il governo e l'opposizione a prendersi le loro responsabilità in
quello che potrebbe diventare un conflitto sociale che porrebbe in serio pericolo
la democrazia. “Il Paese ha posto le sue speranze nel processo di cambiamento
– si legge nel comunicato lanciato dai vescovi - ma questo esige capacità di dialogo
e di concertazione tra tutti”. Inoltre, fanno sapere i vescovi “esortiamo coloro
che sono responsabili nello Stato e nella società ad abbandonare ogni tipo di
atteggiamento bellicoso, in favore della costruzione di una società democratica”.
Le reazioni. Intanto almeno 50mila manifestanti fedelissimi al governo di Evo Morales hanno
marciato lungo le vie di Sucre per difendere l'esistenza dell'Assemblea Costituente.
"Difenderemo il lavoro fatto finora dall'Assemblea anche a costo di rimetterci
la vita", gridavano i manifestanti in prevalenza contadini indigeni e cocaleros,
che hanno aggiunto "Non sarà possibile fermare il cambio profondo in atto nle
nostro Paese".Alessandro Grandi
Parole chiave: alessandro grandi, peacereporter, pace, guerra