07/09/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Lo scontro politico interno boliviano sembra non trovare soluzione. L'Assemblea Costituente si ferma e gli incidenti fra opposte fazioni gettano il Paese in una crisi politica profonda
  
Lo scontro politico interno boliviano sembra non trovare soluzione. L'Assemblea Costituente si ferma e gli incidenti fra opposte fazioni gettano il Paese in una crisi politica profonda.

Gli incidenti a SucreI fatti. Una nuova tegola si abbatte sulla testa del presidente boliviano, Evo Morales. L'opposizione politica rappresentata dal Comitè Interistitucional, che raggruppa i governi di sei provincie del Paese, ha lanciato la sfida. Obiettivo numero uno far riprendere il discorso sul trasferimento dei poteri da La Paz a Sucre. Discorso interrotto il 15 agosto scorso, quando con 134 voti a favore su 255 l'Asemblea escluse definitivamente questa possibilità. Ma la polemica è destinata ad andare avanti per molto tempo ancora. Il problema della localizzazione del centro politico nel Paese andino è sempre stata all'ordine del giorno. Effettivamente la Bolivia ha due capitali: Sucre, capitale costituzionale, e La Paz, capitale amministrativa e sede del Governo. Nel frattempo l'Asemblea Costituente ha interrotto i suoi lavori dal 23 agosto scorso.
Da qualche giorno le cose sembrano essere definitivamente precipitate. Violenti scontri fra forze dell'ordine e manifestanti, che impedivano ai rappresentanti dell'Asemblea di riunirsi, si sono succeduti e la polizia ha dovuto in più occasioni usare gas lacrimogeni. Fitte sassaiole, lanci di petardi e molotov, barricate per impedire l'avanzamento della polizia e incendi in diversi punti della città hanno messo in ginocchio Sucre. Molte pattuglie sono state attaccate e a farne le spese sono stati i poliziotti, che non sempre sono stati in grado di fronteggiare le aggressioni.
Silvia Lazarte, presidente dell'Asemblea Costituente, ha fatto sapere che le violente proteste degli ultimi giorni potrebbero essere scaturite da un banale equivoco secondo cui il Mas (Movimento al Socialismo, il partito di Morales) avrebbe autonomamente preso delle decisioni approvando un testo costituzionale.

Le proteste di questi giorniIl ruolo della chiesa. La situazione sociale non è certo delle più tranquille in questo momento. I sostenitori dell'opposizione si scontrano sempre più frequentemente con quelli del governo. Le associazioni sindacali dei cocaleros hanno fatto sapere che faranno di tutto per “difendere” la capitale La Paz dal possibile trasferimento di poteri. E dalla chiesa cattolica arrivano messaggi di distensione e richiesta di dialogo. I vescovi boliviani hanno lanciato un appello e richiamato il governo e l'opposizione a prendersi le loro responsabilità in quello che potrebbe diventare un conflitto sociale che porrebbe in serio pericolo la democrazia. “Il Paese ha posto le sue speranze nel processo di cambiamento – si legge nel comunicato lanciato dai vescovi - ma questo esige capacità di dialogo e di concertazione tra tutti”. Inoltre, fanno sapere i vescovi “esortiamo coloro che sono responsabili nello Stato e nella società ad abbandonare ogni tipo di atteggiamento bellicoso, in favore della costruzione di una società democratica”.
Nel frattempo la federazione dei contadini di Chuquisaca ha fatto sapere che i suoi militanti si fermeranno a Sucre insieme a molte altre organizzazioni indigene per proteggere l'Asemblea e garantirne un pieno funzionamento.
 
Contadini bolivianiLe reazioni. Intanto almeno 50mila manifestanti fedelissimi al governo di Evo Morales hanno marciato lungo le vie di Sucre per difendere l'esistenza dell'Assemblea Costituente. "Difenderemo il lavoro fatto finora dall'Assemblea anche a costo di rimetterci la vita", gridavano i manifestanti in prevalenza contadini indigeni e cocaleros, che hanno aggiunto "Non sarà possibile fermare il cambio profondo in atto nle nostro Paese".
Ma anche a La Paz i sostenitori del governo Morales sono scesi per le strade a manifestare contro la volontà dell'opposizione di trasportare tutti i poteri dello Stato a Sucre. Nel frattempo dal principale partito di opposizione boliviano, Podemos è arrivata una richiesta di dialogo così come dal Comitato civico di Santa Cruz. Ma la tensione resta alta e la problematica relativa allo spostamento dei palazzi del potere sarà sempre più un problema per il governo di Evo Morales.

Alessandro Grandi

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