11/09/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



La vittoria di Rafsanjani e le reazioni in Iran
scritto per noi da
Nardana Talachian
 
La notizia della vittoria di Rafsanjani nelle elezioni per la presidenza dell’Assemblea degli Esperti è stata seguita con indifferenza in Iran.

Un organo vuoto. O no? In 28 anni di vita della Rivoluzione, l' organo più importante del sistema iraniano ha usato i suoi poteri una sola volta, dopo la morte di Khomeini, nominando Khamenei come suo successore. Le riunioni e le elezioni di quest’assemblea sono per la gente una formalità fiacca e insignificante, per non rischiare una riforma fondamentale della Costituzione. D’altronde manca una settimana all’inizio del mese di Ramadan, e la gente è piuttosto impegnata a fare le compere per evitare una spesa più costosa dopo l’inizio del mese del digiuno. Ma la notizia non poteva non avere rilevanza nella stampa iraniana, anche se tra le 19 testate giornalistiche più importanti sono rimaste solo due quelle che fanno riferimento all’ala riformista. Nelle ultime due settimane le pagine dei due maggiori quotidiani ultraconservatori iraniani, Keyhan e Resalat, sono state il teatro delle aggressioni verbali contro l’ex presidente. Non potevano mancare di sicuro le affermazioni della moglie del portavoce di governo di Ahmadinejad, Fatemeh Rajabi, ardua sostenitrice del presidente e scrittrice del libro ‘Ahmadinejad, miracolo del terzo millenio’. Quello di questi due giornali sembrava piuttosto un movimento guidato per impedire la vittoria di Rafsanjani, e salvaguardare la dura linea oltranzista anche nell’Assemblea degli Esperti. Eppure i due giornali, invece, di rieccheggiare gli effetti negativi del successo del vecchio squalo, hanno preferito riflettere parti del discorso di martedì di Rafsanjani che combaciono ai loro ideali.

il presidente iraniano ahmadinejad all'onuDifferenti prospettive.
“Rafsanjani: Vali-e Faqih è la legittimità del nostro sistema”, ha titolato Keyhan. Altri giornali, come Aftab-e Yazd hanno interpretato il voto a Rafsanjani come la netta opposizione alla teoria di coloro che vedono nelle elezioni presidenziali del 24 giugno 2005 la vittoria della volontà di Dio. Soprattutto perché, per la stampa iraniana, la sconfitta dell'ayatollah Jannati nelle elezioni di martedì equivale alla sconfitta di Ahmadinejad e i suoi sostenitori. “La vittoria di Rafsanjani dimostra che la contrarietà al radicalismo ha penetrato perfino il più importante organo religioso del Paese, e trasmette la preoccupazione per la diffusione degli atteggiamenti integralisti negli ultimi 3 anni”, scrive Iraj Jamshidi in un editoriale sul giornale Etemad, nel quale ha auspicato che dopo tre anni del dominio del radicalismo, i moderati e i riformisti riuniti in una coalizione possano salvare il Paese dalle pressioni straniere. Insomma tutti tendono a sperare che la presidenza di Rafsanjani ponga fine all’operato passivo del Consiglio degli Esperti, e lo faccia diventare una roccaforte per le figure religiose moderate e riformiste più importanti del Paese. Lo stesso Rafsanjani è consapevole di questa aspettativa pubblica e ha promesso di usare questo suo nuovo mandato per rendere più attive le funzioni dell’Assemblea degli Esperti in conformità alla Costituzione iraniana. Ora, per i conservatori, l’unico salvatore è l'ayatollah Mesbah Yazdi, mentore di Ahmadinejad, e si aspettano che Khamenei gli attribuisca una maggiore autorità in modo da poter constatare le eventuali decisioni di Rafsanjani contro il sommo leader.

rafsanjaniUna lunga carriera.
Era chiaro che dopo la sconfitta nelle elezioni presidenziali dell’estate 2005, il 72enne falco non avrebbe ceduto, permettendo la deriva isolazionista in politica estera. Subito dopo la vittoria della rivoluzione islamica nel 1979, Rafsanjani divenne uno dei consiglieri più vicini all’Ayatollah Khamenei, il quale nominò l’allora presidente del parlamento iraniano a vice capo delle forze armate negli otto anni della guerra contro l’Iran. Terminata la guerra, Rafsanjani cominciò a intravedere una nuova stagione nelle relazioni tra Teheran e Occidente, credendo possibile una revisione delle politiche economiche e sociali dell’epoca. La morte di Khomeini consentì a Rafsanjani di realizzare una buona parte dei suoi scopi nelle vesti di presidente della repubblica. Ma la salita al potere dei riformisti nel 1997, e poi la sfida con i conservatori iniziata nel 2005, lasciarono in sospeso i progetti di un politico che ambiva a un riavvicinamento a Washington.
La settimana scorsa il ministero iraniano della Cultura e della Guida Islamica, organo che controlla, censura e consente la pubblicazione dei libri nel Paese, ha reagito alla pubblicazione di un nuovo libro di Rafsanjani, intitolato ‘Be Suye Sarnevesht’ (Verso il Destino). Il diario dell’allora presidente del parlamento scritto nel 1984, rivela per la prima volta dei dettagli importanti delle posizioni del Ayatollah Khomeini. In una parte del libro, Rafsanjani parla della decisione di Khomeini di lasciare il potere il 7 gennaio ’84. Ma quello che ha suscitato lo scontento degli ambienti politici sostenitori di Ahmadinejad è il riferimento del libro al parere positivo di Ayatollah Khomeini verso l’abolizione dello slogan ‘Morte agli Usa, Morte ai sovietici’.

l'imam khomeiniRabbia dei conservatori. I conservatori hanno attaccato Rafsanjani accusandolo di pubblicare ‘ricordi falsi e infondati’. Ma dato il rapporto vicino che legava Rafsanjani a Khomeini, fino ad oggi nessuno ha potuto dubitare l’autenticità delle sue affermazioni. E fu proprio Rafsanjani che, dopo la morte di Khomeini, ha parlato della volontà del fondatore della rivoluzione di avere come proprio successore Ayatollah Khamenei e nell’occasione nessuno ha potuto contraddirlo. E ancora nel 1988 nel corso dell’approvazione della risoluzione 598 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu che pose fine alla guerra Iran – Iraq, Rafsanjani dimostrò che, in caso di emergenza, è in grado di usare certi documenti per far zittire i propri avversari. Non è escluso quindi che anche questa volta abbia un asso nella manica, per portare i conservatori a stringere la mano al nemico americano.
In ogni caso, ogni sua decisione per cambiare la rotta dell’Assemblea degli Esperti sarà affrontata da quei 34 religiosi che hanno votato per Ahmad Jannati. Per cui non sarà assolutamente facile vincere la nuova sfida all’interno dell’Assemblea. Ma è anche vero che , parte la sua funzione giuridica, il Consiglio degli Esperti gode di un’importanza religiosa e politica particolare, e ignorarla significherebbe dichiarare guerra contro tutti i principi fondamentali della Repubblica Islamica. Ma i fedeli ai Pasdaran hanno dimostrato di essere imprevedibili, e non si può mai sapere se rispetteranno le prossime decisioni di Rafsanjani.
Parole chiave: ahmadinejad, rafsanjani, iran
Categoria: Politica, Popoli, Religione
Luogo: Iran