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Sta sorgendo in mezzo ai campi di grano della Siberia occidentale il nuovo impianto
per lo smantellamento di due milioni di bombe al gas nervino risalenti all'era
sovietica. Ma la vera notizia è che, in un clima di ricomparsa di spettri da guerra
fredda, a costruirlo sono proprio gli statunitensi. Dopo più di un anno di ritardo,
dovuto alla difficoltà di un sub-appaltatore russo a trovare apparecchiature a
costi vantaggiosi, Washington si è rivolta direttamente al vice-direttore dell'Agenzia
federale per l'industria, Viktor Kholstov, affidando a lui il compito di trovare
le ditte giuste per terminare l'opera. Detto fatto. In poco meno di due mesi,
al progetto è stata impressa una significativa accelerazione, e nel giro un anno,
a Shchuchy, città dove sorge la centrale, comincerà l'opera di smaltimento.
Nunn e Lugar. Il progetto, che sorge su un'area di un milione di metri quadri e costerà un
miliardo di dollari, è stato recentemente visitato da due senatori Usa, Sam Nunn
e Richard Lugar, che sono stati condotti all'interno delle strutture sotterranee
di cemento dove gli agenti nervini chiamati soman, sarin e VX, contenuti nelle
vecchie munizioni, verranno neutralizzati e trasformati in una sostanza simile
al catrame. La gestione dell'arsenale delle armi di distruzione di massa (Adm)
diventò un problema significativo dopo il crollo dell'Unione Sovietica. Allora,
sulla scorta di trattati internazionali come lo Start I (sulla limitazione dei
missili nucleari) o il Bwc (sulla messa al bando delle armi biologiche) il Paese
si impegnò a ridurre tali arsenali. Furono diversi i Paesi che offrirono assistenza
alla Russia per la messa in sicurezza delle proprie Adm. A seguito dell'iniziativa
proprio di Nunn e Lugar, nel 1992 venne introdotto un programma bilaterale Usa-Russia
chiamato Ctr (Cooperative threat reduction, in inglese riduzione congiunta della
minaccia). Tra il 1992 e il 2002, gli Stati Uniti hanno investito un miliardo
di dollari nelle attività di smaltimento. Il Ctr registrò notevoli successi fino
alla metà degli anni '90, quando svolse un ruolo di primo piano nel sollecitare
il ritiro di tutto il patrimonio nucleare militare sovietico dall'Ucraina, la
Bielorussia e il Kazakistan.
"Vicini al traguardo". Le autorità russe affermano di aver distrutto il 28 per cento del loro arsenale
chimico, gli Stati Uniti il 40 per cento. A entrambi i Paesi è richiesto dai trattati
di distruggere le giacenze di armi chimiche entro il 2012. Le prime bombe al gas
nervino verranno distrutte a Shchuchy entro la fine del prossimo anno. Per neutralizzare
l'intero arsenale ci vorranno quattro anni. "Siamo vicini al traguardo - ha dichiarato
Richard Lugar, 75 anni, senatore repubblicano dell'Illinois -. Tra pochi mesi
si cominceranno a distruggere armi chimiche che potrebbero costituire un pericolo
sia per la Russia che per il mondo intero". I due parlamentari statunitensi sono
stati candidati al Premio Nobel per la pace nel 2004 e nel 2005.
Luca Galassi