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Il fatto. A sequestrare la raffineria Esso del porto di Corinto, 200 chilometri da Managua,
sono stati gli agenti della Direzione generale dei servizi doganali. A ordinarlo,
un giudice che ha valutato l'intera struttura – dalle autocisterne agli oleodotti
interni, fino ai macchinari che raffinano il greggio – l'equivalente di 3 milioni
di dollari, una cifra appena superiore a quella che la Dogana dice di dover avere
dall'impresa statunitense. Secondo l'accusa, infatti, la multinazionale avrebbe
dichiarato meno petrolio di quello che prende, risparmiando dunque sulle imposte.
Ma ad accusare la Esso di evasione non è solo la Dogana. Il comune di Managua
reclama una cifra che arriva a toccare i 17 milioni di dollari.
La storia. Il sequestro subito finora, però, serve quale garanzia e non è andato a pregiudicare
la produzione petrolifera. Dettaglio significante se si pensa che la Esso controlla
più dell'80 percento del mercato energetico del paese centramericano. Il Nicaragua,
infatti, è totalmente dipendente dal punto di vista dell'energia, tanto che l'arrivo
dell'Exxon Mobile risale agli anni Sessanta. Da allora, la multinazionale Usa
sguazza in una sorta di monopolio: sua è l'unica raffineria e suo l'unico oleodotto
per importare il greggio. Il petrolio raffinato, poi, viene smerciato nelle sue
stazioni di servizio e venduto alla olandese Shell, alla statunitense Texaco Chevron
e alla nicaraguense Petronic, impresa privata a partecipazione statale.
La ragione. È proprio contro questi 40 anni di dominio Esso che si starebbe muovendo il
governo di Ortega. Abbassare i costi e limitare la sua dipendenza energetica sono
i due cavalli di battaglia che il presidente sandinista ha tutta l'intenzione
di rispettare. Nonostante le ire di Washington. Per riuscirci, però, deve trovare
il modo di far entrare i 10 milioni di barili annuali che la Pdvsa (compagnia
di stato di Caracas) si è impegnata a dargli. Ma l'unico oleodotto è della Esso,
così come gli stabilimenti da cui l'oro nero dovrebbe passare per diventare energia.
Per aggirare l'ostacolo, quindi, Managua ha sottoscritto un accordo con l'amico
bolivariano, che investirà 2 milioni e mezzo di dollari nella costruzione di una
raffineria destinata a quintuplicare il prodotto della Esso e convertire il paese
in esportatore di prodotti petroliferi. E, anche se i tempi lavorativi dicono
non prima di un anno e mezzo, la guerra per l'indipendenza è già iniziata.Stella Spinelli