Annullata la manifesstazione di chiusura della campagna elettorale. Si riaccendono gli scontri tra fazioni
Scritto per noi da
Federico Monica
L’ultimo giorno di campagna elettorale in Sierra Leone sarebe dovuto essere interamente
dedicato
alla pacificazione e alla riconciliazione nazionale: era prevista infatti per
le strade di Freetown una grande manifestazione: un unico corteo guidato da Ernest
Koroma e Solomon
Berewa, i due candidati che si contenderanno la presidenza della
repubblica nelle
elezioni di Sabato. Ma, all'ultimo, momento e nonostante l'apparente accordo iniziale, Koroma ha fatto sapere di
ritenere la cosa "troppo pericolosa", mentre Berewa ha semplicemente
rifiutato di partecipare.

Nei giorni scorsi, si sono riaccesi gli
scontri tra le fazioni dei due candidati.
Mentre la campagna del primo turno elettorale si è svolta in maniera
del tutto
tranquilla, le due settimane che hanno seguito l’annuncio dei risultati
definitivi
sono state caratterizzate da scontri anche molto violenti fra i
sostenitori del
Slpp (Sierra Leone People's Party) , il partito di governo, e quelli
dell’Apc (All People's Congress), principale partito dell’opposizione.
Il malcontento per le tante inadempienze del governo guidato dal Slpp
Tejan Kabbah
si è tradotto in una netta affermazione dell’Apc che ha ottenuto il 44 percento
dei consensi
contro il 37 del partito di governo che ha visto dimezzare i propri
voti rispetto
alle ultime elezioni del 2002 in cui aveva ottenuto oltre il 71percento.
La miccia che ha incendiato la situazione è stata la discesa in campo
di un terzo
partito: il Pmdc (People's Movement for Democratic Change) di Charles Margai,
nipote del “padre della patria”
Milton Margai
e storico Leader del Slpp che al primo turno ha ottenuto il 14 percento dei
consensi concentrati
per lo più nelle regioni a maggioranza etnica Mende del sud-est del
paese.

Le divisioni tribali sono ancora la principale caratteristica della
politica
sierraleonese: l’Apc infatti raccoglie i suoi consensi fra i Temne del
nord-ovest
mentre l’Slpp e del neonato Pmdc fra i Mende del sud-est.
La decisione di Margai di appoggiare l’Apc ha creato scompiglio negli
ex alleati
del Slpp che contavano di ribaltare il risultato del primo turno
proprio con i
voti dei loro ex alleati del Pmdc.
Il tribalismo, che fino a quel momento era stato da tutti
denunciato come male da estirpare per poter unificare
fortemente la nazione è tornato prepotentemente in primo piano
nell’azione del
partito di governo che ha iniziato una campagna martellante volta ad
assicurarsi
il supporto degli elettori del Pmdc fomentando l’odio verso i gruppi
etnici del
nord e definendo traditori i leaders del sud che stringono alleanze con
l’Apc.

Da due settimane scontri, intimidazioni, minacce più o meno esplicite e
violenze
varie si susseguono nella capitale Freetown e nei maggiori centri del
sud-est.
L’avvenimento più grave si è verificato nella città di Kenema il 31
Agosto quando
il convoglio di auto del candidato dell’Apc Koroma è stato bloccato e
assalito
da militanti del Slpp anche con lanci di pietre, negli scontri che sono
susseguiti
sono state incendiate e saccheggiate varie sedi di partito e abitazioni
private
di militanti dei vari schieramenti.
Dopo questo avvenimento che riporta alla memoria il clima di
intimidazioni e
di violenze antecedente la decennale guerra civile i due candidati
avevano deciso
di lanciare un segnale forte contro l’ escalation di violenza
concludendo fianco
a fianco in un unico corteo la loro campagna elettorale.
Questo evento simbolico e importantissimo purtroppo è satltato del tutto, dopo
essere stato già offuscato dalle
dichiarazioni di un ex leader del Ruf (Revolutionary United Front, la famigerata
milizia ribelle
della guerra
civile) riguardo l’esistenza di un piano per assassinare Ernest Koroma
proprio
durante la marcia di pacificazione

Nonostante la fortissima volontà di pace del popolo della Sierra Leone,
dimostrata
dallo svolgimento sereno ed esemplare del primo turno elettorale c’è
chi continua
ad avere interessi nel destabilizzare il paese e farlo precipitare
ancora una
volta nel baratro della violenza.
“Ballots not bullets”, urne, non proiettili è la frase che si sente
ripetere
da giorni fra la gente di freetown, perchè dopo dieci anni di guerra
civile è
chiaro per tutti che il cambiamento non può passare attraverso la
violenza e la
paura; queste elezioni sono l’ultimo vero banco di prova per la
normalizzazione
e la ricostruzione di un paese che vuole finalmente voltare
pagina.