06/09/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Domani 15 milioni di marocchini si recano alle urne, tra la variabile islamista e lo scetticismo
Saranno 15 milioni i cittadini marocchini che domani si recheranno alle urne per il rinnovo dei 323 seggi della Camera dei Rappresentanti, ramo basso del Parlamento di Rabat. Il numero dei deputati eletti a suffragio universale è di 293, espressi dalle 95 circoscrizioni elettorali nelle quali è suddiviso il paese con sistema proporzionale, mentre i restanti 30 seggi sono riservati a deputati donne elette a livello nazionale.

il re del marocco, mohammed VITanti partiti, rischio astensionismo. Alle elezioni si presentano 33 partiti ufficiali e 13 liste indipendenti. L'attuale Parlamento è dominato dall'Unione Socialista delle Forze Popolari (Usfp) e dal partito dell'Istiqlal, di tendenza nazionaliste.
Rispetto alle ultime elezioni politiche, tenutesi nel 2002, si è registrato un incremento del 5,53 percento delle liste indipendenti, tra le quali le 26 liste riservate alle donne, a cui viene garantito il 10 percento dei seggi in Parlamento. Principali avversari dei due partiti di maggioranza sono il Partito della Giustizia e lo Sviluppo (Pjd), islamista, e il Fronte delle forze Democratiche, che raggruppa le forze di centrosinistra.
Il governo, che ha allestito una task force di 3659 uffici elettorali per coordinare i 38687 seggi in tutto il paese, ha promesso di rendere noti i dati dell'affluenza alle urne domani sera, quelli provvisori per il giorno dopo e per il 9 settembre i dati definitivi.

Sinistra e religiosi per il boicottaggio. Il dato che più di ogni altro interessa il re Mohammed VI è l'affluenza alle urne: il monarca ha più volte invitato, con appelli televisivi, la popolazione ad andare a votare.
Nel 2002, solo il 52 percento degli aventi diritto si recò a votare, e i dati degli ultimi sondaggi non sembrano incoraggianti. I partiti, le associazioni e i movimenti di sinistra, come Annahj Addimocrati, hanno già annunciato di voler boicottare il voto. Identica posizione ha assunto al-Adl Wal Ihsane, movimento islamista guidato dallo sceicco Abdessalam Yassin, tollerato ma non riconosciuto dalle autorità marocchine. L'astensionismo avrà dati rilevanti in particolare in quelle che il governo di Rabat chiama 'province del Sahara', che sono in realtà i territori del Sahara Occidentale, occupati dal Marocco a metà degli anni Settanta, abitati dai saharawi. Stesso discorso per le popolazioni berbere dei monti dell'Atlante, che boicottano da sempre la monarchia.

lo sceicco yassinIl blocco islamico spaccato. L'unico vero timore per il re Mohammed VI e per il suo establishment, rappresentato dai partiti di maggioranza, è una forte affermazione degli islamisti del Pjd. Il governo si batte, con mezzi leciti e meno leciti, per il contenimento dell'influenza dell'Islam sulla vita politica del Marocco, anche se lo stesso Mohammed VI vede convergere sulla sua figura sia la carica politica che quella religiosa di 'guida spirituale', in quanto la sua famiglia è ritenuta discendente della genia del profeta Maometto.
Il blocco islamista gode però di grande seguito, in particolare negli strati più poveri della popolazione. Ma non è compatto, ed è diviso in coloro che hanno accettato la via parlamentare per ottenere i loro fini e coloro che rigettano la monarchia e il controllo sulla società che questa esercita.
Il gruppo al-Tawhid wa al-Islam (Monoteismo e Riforma) sostiene il Pjd, che appunto ha scelto di concorrere alle elezioni. Al-Haraka min ajl al-Umma (Movimento per la Nazione islamica) e Hizb al-Nahda wa al-Fadila (Partito della Rinascita e della Virtù), movimenti ritenuti vicini all'interpretazione più intransigente dell'Islam, quella salafita, partecipano al voto, puntando all'elettorato più estremista. Lo sceicco Yassin e il suo movimento, come detto, restano fuori boicottando il voto, ritenendo le elezioni un'operazione di facciata, che lascia il potere saldamente nelle mani del re, a cui spetta comunque la nomina del premier e dei ministeri chiave. Stessa posizione espressa da alcuni influenti giornali, come Tel Quel, che hanno pagato con l'incriminazione dei giornalisti, accusati di affronto alla corona. Anche per questo motivo, il 60 percento dei giovani, in un recente sondaggio, ha dichiarato di non aver nessuna fiducia nella classe politica del paese.

Christian Elia

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