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La volontà del Cremlino. La nuova sede del colosso energetico russo – controllato dal Cremlino con il
51 percento delle azioni – verrebbe costruita a circa due chilometri dal centro
cittadino, ma praticamente di fronte alla Cattedrale Smolny, lo splendido edificio
settecentesco frutto dell'architetto italiano Rastrelli. Il progetto ha il beneplacito
di Vladimir Putin, un pietroburghese come il numero uno della Gazprom Dimitri
Medvedev e gran parte dei fedeli del presidente. La governatrice della città,
Valentina Matviyenko, è anche lei per il sì. In poche parole, le autorità vogliono
il “Gazoskryob” (il “grattaGaz”), come l'edificio è stato soprannominato dai suoi detrattori.
Coronerebbe la volontà di prestigio del gigante energetico, simbolo del nuovo
corso della Russia putiniana, che sull'abbondanza di risorse energetiche ha basato
il suo rilancio dopo la crisi degli anni Novanta. L'area è già stata data alla
Gazprom, che ha facoltà di svilupparla come meglio crede. “Il grattacielo sarà
così alto proprio per renderlo bello e armonioso. Fosse più basso, sarebbe brutto”,
ha detto Alexender Dybal, vicepresidente della sussidiaria Gazpromneft.
Cosa pensa la gente. Gli abitanti sono divisi. In dicembre, un sondaggio locale ha evidenziato che
i campi del “sì” e del “no” si equivalgono. “Questa non è architettura”, ha detto
Oleg Ionissyan, responsabile del Centro per la preservazione dell'eredità culturale
di San Pietroburgo. “Architettura significa adattarsi all'ambiente. Quella torre
starebbe bene nella steppa o in Malaysia, ma non vicino alla creazione di Rastrelli”.
Parte degli abitanti pensa che la torre sarebbe una cosa positiva per l'economia
della città, altri sono preoccupati per l'impatto visivo invece. “Non è solo una
divisione tra giovani e anziani. In mezzo ci sono anche considerazioni politiche”,
dice a PeaceReporter Oksana Karpenko, una giovane manager di San Pietroburgo. Lo scorso marzo, nel
corso di una manifestazione contro il Cremlino a cui hanno partecipato circa duemila
persone, molti cartelli erano dedicati alla paura di vedere deturpata la città.
Un poster della campagna per il “no” ritrae un mostro simile a Godzilla con la
maglietta della Gazprom, che con la sua ombra oscura la cattedrale Smolny. La
governatrice Matviyenko, vestito come un membro delle giovani milizie comuniste
Komsomol, si mette sull'attenti. Nella didascalia si legge: “Gazprom disse 'Si
deve fare'. La Komsomol rispose 'Sissignore!'”. Ma anche se tutti gli abitanti
fossero contrari, con il nuovo sistema voluto da Putin i governatori non sono
eletti: rispondono al Cremlino, da cui sono nominati. E' un'arma in meno per i
critici del Gazoskryob.
L'Unesco è contrario. Cosa possa fare l'Unesco è anche un'incognita. La settimana scorsa Marcio Barbosa,
vicedirettore dell'agenzia culturale dell'Onu, ha dato un ultimatum alla Russia:
consegnateci un rapporto sull'impatto culturale del progetto entro il primo febbraio
2008, o rischiate sanzioni. “Se fosse calcio, sarebbe un cartellino giallo. Se
la situazione non cambia, considereremo seriamente la possibilità di inserire
San Pietroburgo nella lista dei siti in pericolo”, ha detto Barbosa, prospettando
come ultima opzione la perdita dello status di “patrimonio dell'umanità”. “Non
siamo contrari a un edificio moderno di per sé”, spiega a PeaceReporter Francesco Bandarin, direttore del World Heritage Center dell'Unesco. “Ma siamo fortemente contrari alla soluzione architettonica adottata:
insieme a Venezia, San Pietroburgo è l'unica città europea che ha mantenuto intatto
il suo paesaggio storico 'orizzontale'. Quell'edificio è troppo alto”. Il 13 settembre,
Bandarin si incontrerà con gli architetti del progetto e i dirigenti della Gazprom,
nel tentativo di trovare una soluzione concordata. L'Unesco non dispone di grandi
mezzi di persuasione, ma Bandarin è ottimista: “I russi sono stati sempre molto
sensibili su questi temi, l'opinione internazionale conta molto”. Nella storia
dell'Unesco, solo in un caso – su 851 - un sito è stato privato dell'etichetta
di “patrimonio dell'umanità”, in Oman. Se basterà a far desistere una Russia che
negli ultimi tempi ha dimostrato più volte di non voler farsi intimidire da nessuno,
si vedrà nei prossimi mesi.Alessandro Ursic