06/09/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Putin vuole un grattacielo di 320 metri per la Gazprom a San Pietroburgo. L'Unesco si ribella
E' la maestosa città dei palazzi barocchi e neoclassici, delle prospettive e dei canali, senza dubbio la più bella di tutta la Russia. E al contrario di altre città sovietiche, il suo sviluppo “orizzontale” non è stato deturpato dai canoni architettonici sovietici. Ma tra qualche anno, San Pietroburgo potrebbe essere dominata dal quartiere generale della Gazprom, un'affusolata torre di vetro e acciaio che le autorità russe vorrebbero alta 320 metri. La costruzione ha provocato moti di protesta degli abitanti contrari, non un evento di ogni giorno nella Russia di oggi. E ora ha preso posizione anche l'Unesco, che minaccia di depennare San Pietroburgo dalla lista delle località considerate “patrimonio dell'umanità”.

La torre che dovrebbe sorgere a San PietroburgoLa volontà del Cremlino. La nuova sede del colosso energetico russo – controllato dal Cremlino con il 51 percento delle azioni – verrebbe costruita a circa due chilometri dal centro cittadino, ma praticamente di fronte alla Cattedrale Smolny, lo splendido edificio settecentesco frutto dell'architetto italiano Rastrelli. Il progetto ha il beneplacito di Vladimir Putin, un pietroburghese come il numero uno della Gazprom Dimitri Medvedev e gran parte dei fedeli del presidente. La governatrice della città, Valentina Matviyenko, è anche lei per il sì. In poche parole, le autorità vogliono il “Gazoskryob” (il “grattaGaz”), come l'edificio è stato soprannominato dai suoi detrattori. Coronerebbe la volontà di prestigio del gigante energetico, simbolo del nuovo corso della Russia putiniana, che sull'abbondanza di risorse energetiche ha basato il suo rilancio dopo la crisi degli anni Novanta. L'area è già stata data alla Gazprom, che ha facoltà di svilupparla come meglio crede. “Il grattacielo sarà così alto proprio per renderlo bello e armonioso. Fosse più basso, sarebbe brutto”, ha detto Alexender Dybal, vicepresidente della sussidiaria Gazpromneft.

L'attuale sede della Gazprom a MoscaCosa pensa la gente. Gli abitanti sono divisi. In dicembre, un sondaggio locale ha evidenziato che i campi del “sì” e del “no” si equivalgono. “Questa non è architettura”, ha detto Oleg Ionissyan, responsabile del Centro per la preservazione dell'eredità culturale di San Pietroburgo. “Architettura significa adattarsi all'ambiente. Quella torre starebbe bene nella steppa o in Malaysia, ma non vicino alla creazione di Rastrelli”. Parte degli abitanti pensa che la torre sarebbe una cosa positiva per l'economia della città, altri sono preoccupati per l'impatto visivo invece. “Non è solo una divisione tra giovani e anziani. In mezzo ci sono anche considerazioni politiche”, dice a PeaceReporter Oksana Karpenko, una giovane manager di San Pietroburgo. Lo scorso marzo, nel corso di una manifestazione contro il Cremlino a cui hanno partecipato circa duemila persone, molti cartelli erano dedicati alla paura di vedere deturpata la città. Un poster della campagna per il “no” ritrae un mostro simile a Godzilla con la maglietta della Gazprom, che con la sua ombra oscura la cattedrale Smolny. La governatrice Matviyenko, vestito come un membro delle giovani milizie comuniste Komsomol, si mette sull'attenti. Nella didascalia si legge: “Gazprom disse 'Si deve fare'. La Komsomol rispose 'Sissignore!'”. Ma anche se tutti gli abitanti fossero contrari, con il nuovo sistema voluto da Putin i governatori non sono eletti: rispondono al Cremlino, da cui sono nominati. E' un'arma in meno per i critici del Gazoskryob.

Vladimir PutinL'Unesco è contrario. Cosa possa fare l'Unesco è anche un'incognita. La settimana scorsa Marcio Barbosa, vicedirettore dell'agenzia culturale dell'Onu, ha dato un ultimatum alla Russia: consegnateci un rapporto sull'impatto culturale del progetto entro il primo febbraio 2008, o rischiate sanzioni. “Se fosse calcio, sarebbe un cartellino giallo. Se la situazione non cambia, considereremo seriamente la possibilità di inserire San Pietroburgo nella lista dei siti in pericolo”, ha detto Barbosa, prospettando come ultima opzione la perdita dello status di “patrimonio dell'umanità”. “Non siamo contrari a un edificio moderno di per sé”, spiega a PeaceReporter Francesco Bandarin, direttore del World Heritage Center dell'Unesco. “Ma siamo fortemente contrari alla soluzione architettonica adottata: insieme a Venezia, San Pietroburgo è l'unica città europea che ha mantenuto intatto il suo paesaggio storico 'orizzontale'. Quell'edificio è troppo alto”. Il 13 settembre, Bandarin si incontrerà con gli architetti del progetto e i dirigenti della Gazprom, nel tentativo di trovare una soluzione concordata. L'Unesco non dispone di grandi mezzi di persuasione, ma Bandarin è ottimista: “I russi sono stati sempre molto sensibili su questi temi, l'opinione internazionale conta molto”. Nella storia dell'Unesco, solo in un caso – su 851 - un sito è stato privato dell'etichetta di “patrimonio dell'umanità”, in Oman. Se basterà a far desistere una Russia che negli ultimi tempi ha dimostrato più volte di non voler farsi intimidire da nessuno, si vedrà nei prossimi mesi.
 

Alessandro Ursic

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