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Piotr Gabrijan, procuratore a capo dell inchiesta penale sull'omicidio della
giornalista russa Anna Politkovskaja, è stato rimosso dal suo incarico. I familiari della giornalista
e gli ex colleghi del quotidiano 'Novaja Gazeta' si dichiarano sicuri che dietro questa mossa ci sia l'intento, nemmeno troppo
mascherato, del potere moscovita d'insabbiare le indagini prima che arrivino troppo
in alto, magari fino allo stesso Cremlino.
Un ragionevole dubbio Parenti amici e colleghi hanno prima pianto la famosa reporter russa in Cecenia
(comunque la più discussa nell'ultima decade)quando venne uccisa da due killer rimasti sconosciuti la mattina del 7 ottobre 2006. In seguito hanno pubblicamente
elogiato il lavoro del procuratore Gabrijan,
che è stato rimpiazzato da un giudice di gran lunga più anziano ( e, azzardano
dalla Novaja Gazeta, più malleabile dal ministero della Giustizia, che in Russia ha un controllo
disciplinare sui magistrati ben maggiore di quello esercitabile dal Guardasigilli
italiano).
Il regime fa arrabbiare. Intanto cresce il malcontento per un omicidio ancora avvolto dal mistero, un
silenzio che desta molti sospetti: il giorno del compleanno di Anna, circa 300
oppositori al regime Putiniano e difensori della libertà di coscienza si sono
riuniti in piazza a Mosca per marciare fino a casa Politkovskaja e depositare
delle corone di fiori sotto il suo portone. Un omaggio alla libertà di stampa al momento negata a suon di pistolettate sotto il pungo duro del Cremlino, una situazione che fa indignare anche il volto
noto dell'opposizione, l'ex campione del mondo di scacchi Gari Kasparov, presente
alla manifestazione e a sua volta già arrestato dagli sgherri di Putin in vista
dell'ultimo meeting del G8 di San Pietroburgo.
La certezza dei Silovki. Una sola certezza rimane in questa vicenda: il potere dei Silovki, casta di potere riunita intorno a vecchi funzionari del Kgb, ex servizio segreto sovietico (ora Fsb) e alla cricca del presidente di ferro Vladimir Putin. La denuncia sullo stato
delle cose in Russia arriva da Dimitri Muratov, caporedattore della Novaja Gazeta di A. Politkovskaja, che è andato a dire in diretta a 'Radio Moskvji' come "i Silovki del presidente Putin ormai controllano tutto in questo Paese: dai media ai servizi
segreti alla polizia alla magistratura, senza parlare di Parlamento e governi
regionali; il loro potere non ha più limitazioni. Avevano già deciso d'affossare
questo processo e adesso allontanando Gabrian, faranno finire l'inchiesta in un
nulla di fatto".
Segnali premonitori.
E sull'andazzo delle inchieste sull'omicidio Politkovskaja si erano
ricevute
da Mosca parecchie notizie inquietanti già nelle passate settimane.
Mercoledì 29 agosto sono stati annunciati una decina di arresti, ma di
pochi indagati
è stata rivelata l'identità: il procuratore capo della Repubblica russa
Yuri
Chaika ha attribuito questo omicidio eseguito in stile Chicago anni
'30, a un ''gruppo criminale in cui comandano alcuni funzionari
di polizia,
che mirava a minare la reputazione della Russia all'estero, per poter
indebolire
la presidenza Putin". Il personaggio di spicco tra gli indagati sarebbe
il tenente
dei servizi segreti (Fsb) Pavel Ryaguzov, secondo qaunto pubblicato dal
quotidiano
'Tvoi Den'. Il suo arresto è stato confermato martedì 4 settembre dalla Corte marziale,
distretto moscovita. Uno dei sospettati consegnati alla magistratura sarebbe un
cittadino d'origine cecena, Dzhabrail Makhmudov, ma rimangono forti dubbi sulla
sua volontà di collaborare alla riuscita delle indagini. Il suo legale, Murad
Musayev, è comparso all'edizione serale dei tg moscoviti per dire che Makhmudov
"ha le reni in pezzi per i pestaggi che ha dovuto subire".
Gianluca Ursini