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I visti per i profughi iracheni non saranno più necessari. Venerdì 7 settembre il governo iracheno annuncia che, a seguito dei colloqui con le autorità siriane, Damasco rinuncia al progetto di imporre visti di ingresso per i profughi iracheni. La misura restrittiva avrebbe dovuto entrare in vigore il 10 settembre, ma è stata annullata.
Visti selettivi. All'inizio di settembre il ministro degli Esteri siriano Walid Moallem si è
incontrato con quello iracheno Hashyar Zebari, a cui ha annunciato che, dal 10
settembre, Damasco richiederà un visto agli iracheni che entrano nel paese. Dettagli
precisi non sono stati forniti, ma si sa che il nuovo sistema prevederà la concessione
dei visti solo a persone appartenenti a categorie economiche, commerciali o scientifiche.
Docenti, imprenditori, economisti, medici e scienziati saranno i benvenuti, gli
altri dovranno ottenere il visto presso l'ambasciata siriana di Baghdad. Quest'ultima
prerogativa ha fatto temere a molti dei profughi iracheni già nel paese di essere
espulsi e costretti a tornare a Baghdad. Una prospettiva che per molti di loro
sarebbe come una condanna a morte. Fino ad ora gli iracheni potevano entrare nel
paese con un visto di tre mesi, facilmente estendibile, che veniva loro concesso
al confine.
Un paese saturo. Normalmente il governo siriano, guidato dal partito Baath, non pone restrizioni
per i visti ai cittadini dei paesi arabi. Ma dall'inizio della guerra in Iraq,
e in particolare delle violenze settarie scoppiate dopo il febbraio 2006, il flusso
dei profughi ha raggiunto ritmi insostenibili che hanno portato al limite le capacità
ricettive del paese. Gli iracheni attualmente in Siria sono un milione e mezzo,
gran parte dei quali vivono a Damasco e nei dintorni. Secondo i dati del governo,
ne entrano circa trentamila al mese. Un flusso imponente che il governo siriano
ha assolutamente bisogno di limitare, di gran lunga superiore a quello che si
riscontra in Giordania, il secondo paese che ne ha accolti di più: 700 mila. I
prezzi degli affitti a Damasco sono raddoppiati in breve tempo, mettendo in crisi
le capacità di spesa dei siriani. Ma un così alto numero di profughi sta provocando
sensibili ripercussioni in tutti i settori del paese, dalle infrastrutture all'energia,
passando per la sicurezza e l'istruzione.
Garanzie umanitarie. Il 4 settembre, la responsabile dell'Unhcr, Erika Feller, si è recata in Siria
per discutere con le autorità di Damasco dell'annunciato cambio nel regime dei
visti e ottenere garanzie che non ci saranno espulsioni di profughi. “I dettagli
sono ancora in fase di studio - ha spiegato la Feller dopo gli incontri con le
autorità – ma l'Unhcr continuerà a fare pressione perché includano una componente
umanitaria”. Il goveno siriano ha garantito che non ci saranno espulsioni, ha
riferito l'operatrice delle Nazioni Unite, che spiega anche di aver chiesto “che
il nuovo regime di visti non respinga al confine i profughi in fuga da contesti
in cui rischiano la vita”. A questa richiesta, però, le autorità siriane non hanno
replicato.Naoki Tomasini
Parole chiave: profughi iracheni, visto walid moalle, Hoshyan zebari, erika feller