05/09/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



La Siria annuncia una stretta nella concessione di visti per i profughi iracheni

I visti per i profughi iracheni non saranno più necessari. Venerdì 7 settembre il governo iracheno annuncia che, a seguito dei colloqui con le autorità siriane, Damasco rinuncia al progetto di imporre visti di ingresso per i profughi iracheni. La misura restrittiva avrebbe dovuto entrare in vigore il 10 settembre, ma è stata annullata.

 
Lo scorso fine settimana il centralino dell'Unhcr a Damasco è stato inondato di telefonate da parte di iracheni rifugiati nel paese, preoccupati per le voci di un nuovo regime di visti, deciso dal governo.

Walid Moallem e Hashyar ZebariVisti selettivi. All'inizio di settembre il ministro degli Esteri siriano Walid Moallem si è incontrato con quello iracheno Hashyar Zebari, a cui ha annunciato che, dal 10 settembre, Damasco richiederà un visto agli iracheni che entrano nel paese. Dettagli precisi non sono stati forniti, ma si sa che il nuovo sistema prevederà la concessione dei visti solo a persone appartenenti a categorie economiche, commerciali o scientifiche. Docenti, imprenditori, economisti, medici e scienziati saranno i benvenuti, gli altri dovranno ottenere il visto presso l'ambasciata siriana di Baghdad. Quest'ultima prerogativa ha fatto temere a molti dei profughi iracheni già nel paese di essere espulsi e costretti a tornare a Baghdad. Una prospettiva che per molti di loro sarebbe come una condanna a morte. Fino ad ora gli iracheni potevano entrare nel paese con un visto di tre mesi, facilmente estendibile, che veniva loro concesso al confine.

Elenco dell'Unhcr per la distribuzione degli aiuti ai profughiUn paese saturo. Normalmente il governo siriano, guidato dal partito Baath, non pone restrizioni per i visti ai cittadini dei paesi arabi. Ma dall'inizio della guerra in Iraq, e in particolare delle violenze settarie scoppiate dopo il febbraio 2006, il flusso dei profughi ha raggiunto ritmi insostenibili che hanno portato al limite le capacità ricettive del paese. Gli iracheni attualmente in Siria sono un milione e mezzo, gran parte dei quali vivono a Damasco e nei dintorni. Secondo i dati del governo, ne entrano circa trentamila al mese. Un flusso imponente che il governo siriano ha assolutamente bisogno di limitare, di gran lunga superiore a quello che si riscontra in Giordania, il secondo paese che ne ha accolti di più: 700 mila. I prezzi degli affitti a Damasco sono raddoppiati in breve tempo, mettendo in crisi le capacità di spesa dei siriani. Ma un così alto numero di profughi sta provocando sensibili ripercussioni in tutti i settori del paese, dalle infrastrutture all'energia, passando per la sicurezza e l'istruzione.

Sostegno internazionale. La gestione dei profughi costa al governo siriano una cifra stimata attorno al miliardo di dollari l'anno, e la decisione di Damasco di lanciare una nuova politica dei visti suona come un messaggio rivolto prima di tutto alla comunità internazionale. La Siria viene considerata uno stato-canaglia, ma il suo contributo nella gestione della crisi irachena, che ha prodotto circa quattro milioni di profughi, è stato ben maggiore di quanto fatto da tutte le nazioni coinvolte nel conflitto messe assieme. Ora il paese è saturo e non potrà accogliere altri profughi senza il sostegno economico della comunità internazionale. All'inizio del 2007 le Nazioni Unite hanno lanciato due appelli per raccogliere 41 milioni di dollari da destinare all'assistenza umanitaria dei profughi iracheni in Siria.

Profughi iracheni in attesa del vistoGaranzie umanitarie. Il 4 settembre, la responsabile dell'Unhcr, Erika Feller, si è recata in Siria per discutere con le autorità di Damasco dell'annunciato cambio nel regime dei visti e ottenere garanzie che non ci saranno espulsioni di profughi. “I dettagli sono ancora in fase di studio - ha spiegato la Feller dopo gli incontri con le autorità – ma l'Unhcr continuerà a fare pressione perché includano una componente umanitaria”. Il goveno siriano ha garantito che non ci saranno espulsioni, ha riferito l'operatrice delle Nazioni Unite, che spiega anche di aver chiesto “che il nuovo regime di visti non respinga al confine i profughi in fuga da contesti in cui rischiano la vita”. A questa richiesta, però, le autorità siriane non hanno replicato.
Lo scorso fine settimana il centralino dell'Unhcr a Damasco è stato inondato di telefonate da parte di iracheni rifugiati nel paese, preoccupati per le voci di un nuovo regime di visti, deciso dal governo.

Naoki Tomasini

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