05/09/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Rafsanjani eletto capo dell'Assemblea degli Esperti. In Iran scricchiola il potere di Ahmadinejad
Akbar Hashemi Rafsanjani è stato eletto ieri a capo dell'Assemblea degli Esperti, l'unico organismo della vita politica e religiosa iraniana a poter decidere le sorti della Guida Suprema. Rafsanjani, ex presidente conservatore moderato, ha sconfitto i candidati vicini all'attuale presidente Ahmadinejad.

rafsanjaniUn duro colpo ad Ahmadinejad. L'Assemblea degli Esperti ha il compito di monitorare l'attività della Guida Suprema, in questo momento l'ayatollah Ali Khamenei, e anche di nominarne il successore in caso di decesso o impedimento. Rafsanjani, 73 anni, non ha mai raggiunto il grado di ayatollah, ma da 30 anni è una figura chiave della scena politica iraniana. Convinto sostenitore della liberalizzazione economica e del dialogo internazionale, ha sempre ventilato un alleggerimento dell'applicazione della legge coranica nel paese. Un uomo insomma molto lontano da Ahmadinejad.
“E' una notizia importante. Rafsanjani è contro le pene corporali e a favore di un riavvicinamento all'Occidente, Stati Uniti compresi, fino al punto di lasciar perdere il programma nucleare”, commenta Farain Sabahi, docente di Storia dell’Iran contemporaneo all’Università di Ginevra, autrice di una molto apprezzata Storia dell’Iran e collaboratrice della Stampa. “La sua è una vittoria importante, anche perché ha sconfitto Ahmad Jannati, capo del Consiglio dei Guardiani, un uomo molto potente, e l'ayatollah Mesbah – Yazdi, il mentore di Ahmadinejad”.
La presidenza dell'Assemblea degli Esperti è una posizione chiave, come commenta anche Bijan Zarmandili, scrittore iraniano e storico collaboratore delle testate del Gruppo editoriale L'Espresso, secondo cui “la vittoria di Rafsanjani è un segnale della sua ascesa in questo momento”.
Ma quanto questa vittoria può essere interpretata come il tramonto dell'era Ahmadinejad? “La complessità del potere in Iran non permette di considerare questo come un segnale definitivo della conclusione della stagione di Ahmadinejad. Si apre una nuova fase, particolarmente acuta, dello scontro tra le differenti fazioni e delle differenti anime della Repubblica Islamica – commenta Zarmandili - E c'è anche un altro elemento importante: Rafsanjani arriva a uno dei posti chiave del potere in Iran, mentre il generale Jaafari, un nemico dei moderati e dei riformisti, giunge al comando dei Pasdaran, le milizia religiose che restano un elemento chiave della vita iraniana, militare, politica ed economica. Una pressione dei militari nella vita politica che era stata inaugurata proprio dall'ascesa di Ahmadinejad”.

ahmadinejadGiochi di potere. Alta tensione dunque, anche perché la dottoressa Sabahi ricorda come la vittoria di Rafsanjani è almeno la seconda contro il presidente Ahmadinejad. “Una data significativa è il 3 dicembre 2006, quando la Majles (il parlamento iraniano) ha votato l'impeachment del presidente Ahmadinejad, fissando il voto per il 15 marzo 2008, invece che alla scadenza naturale del mandato nell'agosto 2009”, ricorda la docente iraniana. Rafsanjani quindi, sconfitto a sorpresa alle presidenziali di tre anni fa da Ahmadinejad, ha lentamente recuperato posizioni. Secondo l'entourage di Ahmadinejad, questo avviene per la campagna stampa denigratoria della quale è vittima l'attuale presidente, ma Zarmandili non è d'accordo. “Mi sento di escludere questa eventualità. Ci sono dei segnali di cambiamento, nella geografia politica e sociale in Iran, ma non vedo una regia occulta – commenta lo scrittore - La rivolta per il razionamento della benzina dei mesi scorsi è venuta dopo quella degli impiegati e degli operai del settore dei trasporti a Teheran. La capitale iraniana è una città di 12-13 milioni di persone e il settore dei trasporti è un settore chiave, e le lotte per un miglioramento salariale sono state seguite, per la prima volta, dalla nascita di sindacati autonomi. Prima ancora c'era stata la mobilitazione degli insegnanti e altre ancora”. Un malumore quindi che nasce dallo sconforto di un paese impoverito, è che vede nascere nuove alleanze. “C'è una novità: alla presenza storica di un'opposizione della società civile, fatta di giornalisti, studenti e intellettuali, si sta saldando un'opposizione della società reale, fatta di impiegati e operai. Tutti soggetti che fino ad adesso erano fuori dal dibattito politico”; conclude Zarmandili, “direi quindi che più che di un complotto o una regia occulta, bisognerebbe parlare del fallimento di una politica economica. In campagna elettorale, Ahmadinejad aveva fatto tante promesse, tre le quali quella di redistribuire gli introiti del petrolio, ma non è andata così. La gente è delusa, e scende in piazza”.

Christian Elia
Parole chiave: ahmadinejad, rafsanjani, iran, christian elia
Categoria: Politica, Popoli, Religione
Luogo: Iran