
Ovviamente è finzione, un film presentato fuori gara alla 64^ Mostra di Venezia,
“The Hunting Party” di Richard Shepard. La star (al Lido aveva anche “I’m not
there” di Todd Haynes dove è uno dei tanti possibili volti del mito Bob Dylan)
interpreta un giornalista in disgrazia che in Bosnia cerca i criminali di guerra
Mladic e Karadzic. La pellicola è stata girata tra Sarajevo (riconoscibilissima
nella parte iniziale e nel finale) e la Croazia e nel cast ci sono anche Terrence
Howard e Diane Kruger. Il tema, in un’alternarsi di dramma e di commedia che non
ha nulla a che fare con l’umorismo balcanico, è: perché non si riesce a catturare
i maggiori responsabili della guerra che dal ’92 al ’95 ha dilaniato la Bosnia?
Tutti sanno dove si nascondono e nessuno li prende, potrebbero mangiare in un
qualsiasi ristorante. Karadzic nel film è chiamato semplicemente “la volpe” ed
è impersonato dall’attore croato Ljubomir Kerekes. “Questa sceneggiatura mi è
piaciuta tantissimo – ha raccontato Gere - toccava delle corde del mio animo.
Avevo passato del tempo nei campi profughi dell’ex Jugoslavia, sia durante la
guerra in Bosnia sia quella in Kosovo. Conosco della gente là, ho dei legami spirituali.
Sapevo che Shepard poteva lavorare sulla tragedia e la commedia insieme, conciliare
queste modalità come in pochi casi è stato possibile”.

“Se incontrassi davvero Karadzic – ha aggiunto l’attore - gli farei tante domande,
ma soprattutto lo guarderei negli occhi. Dagli occhi dalle persone si capiscono
tante cose. Ho visto che nelle persone c’è ancora molto timore verso Karadzic
e Mladic. Ma è importante anche capire come questi cattivi possano diventare dei
leader per la gente. Accade anche nel mio Paese: come è possibile eleggere due
volte George Bush?”. E come nel finale l’ex leader serbo bosniaco viene lasciato
andare, come se fossero le sue vittime e i suoi sostenitori a doverlo giudicare,
Gere non pensa a una pena per lui. “Punizione e vendetta non hanno spazio nella
mia mente – commenta il protagonista - Una punizione di per sé non serve a nulla.
Quel che è utile è capire perché la gente si comporti così. Perché questi criminali
e questi mostri escono dal nostro subconscio, solo per questo lasciamo che diventino
i nostri leader. Se non lo capiamo le cose si ripeteranno”. La star, una delle
più impegnate di Hollywood sulle cause umanitarie e per i diritti umani ha anche
parlato di un eventuale boicottaggio delle Olimpiadi in Cina. “Non è vero che
ho chiesto il boicottaggio delle Olimpiadi perché è folle escludere un Paese.
Però, se la Cina vuole i Giochi deve accettare che si parli anche di diritti umani
e di Tibet, delle cose negative che accadono laggiù”.