Restano in carcere i sette pescatori tunisini accusati di favoreggiamento dell’immigrazione
clandestina per aver salvato 44 migranti naufragati a una trentina di miglia da
Lampedusa.
Decisione inquietante. La corte di Agrigento, presieduta da Atonia Sabbatino, ha infatti rifiutato
la richiesta di scarcerazione presentata dagli avvocati della difesa, Leonardo
Marino e Giacomo La Russa, apportando come motivazioni il pericolo di fuga e il
rischio di reiterazione del reato. A niente è valso il coinvolgimento in prima
persona dell’Ambasciatore tunisino e del Console di Palermo, che stanno seguendo
da vicino il caso dei sette “ostaggi d’Agrigento”, come sono stati soprannominati
in Tunisia, a Teboulba, da dove erano partiti per l’ultima battuta di pesca l’8
agosto, prima di soccorrere in mare i naufraghi.
Non tutto è perduto. Ma dall’aula arriva anche una buona notizia. Il Pubblico ministero, Santo Fornasier,
ha infatti chiesto la derubricazione del reato da articolo 12 comma 3 ad articolo
12 comma 1. Il reato contestato così non sarebbe più il favoreggiamento dell’immigrazione
clandestina a scopo di lucro, ma il semplice favoreggiamento dell’ingresso illegale,
punito con pene da uno a cinque anni, anziché da quattro a quindici. Le udienze
sono quindi state rimandate al 20 settembre, e sarà la volta dell’esame degli
imputati. In caso di condanna, la difesa si è detta pronta a portare il caso fino
alla Corte europea dei diritti umani.
Mentre una vasta rete di associazioni che vanno dalla Rete antirazzista siciliana
alla piattaforma dell’associazionismo euro-mediterraneo sull’immigrazione Migreurop, preparano una manifestazione davanti alla Prefettura di Agrigento, venerdì
7 settembre alle 11:00, il caso continua a rimbalzare sui mass media internazionali.
Dopo Libération, la tv al-Jazeera ha dedicato un intero servizio alla vicenda. Ai sette pescatori ha espresso
la propria solidarietà anche la Lega tunisina per i diritti umani, mentre a Parigi
la Fédération des Tunisiennes Pour une Citoyenneté des deux Rives sta organizzando una manifestazione davanti all’Ambasciata italiana per chiedere
il rilascio immediato dei pescatori.
Colpevoli di soccorso. Tra i pescatori arrestati figura anche uno studente di 20 anni, Mohammed Lamine
Bayyoudh, che stava aiutando il padre, Abdel Krim Bayyoudh, prima dell’inizio
dell’anno scolastico. Gli altri pescatori detenuti sono Kamel Ben-Khalifa (padre
di cinque bambini); Hamza Braham; Abdel-Wahid Ghafouri; Lassaad Gharrad; Abdel-Basset
Jenzari.
L’8 agosto salvarono la vita a 29 uomini, 11 donne (di cui una al nono mese di
gravidanza) e due bambini piccoli, di cui uno poliomielitico, prendendoli a bordo
dei motopescherecci Morthada e Mohamed el-Hedi. Il comandante Jenzari avvisò immediatamente
del salvataggio le autorità tunisine, che ne informarono il Centro di coordinamento
del soccorso marittimo di Roma, che girò l’Sos alla nave della Marina Vega perché
prestasse soccorso medico ai passeggeri. Scortati fino a Lampedusa da due motovedette
della Guardia costiera italiana e da una della Guardia di Finanza, i sette vennero
quindi arrestati in flagranza di reato.
Gabriele Del Grande