Alcune delle dichiarazioni delle parti lese raccolte dai pm Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati
A. G. Nel cortile di Bolzaneto (...) lo fanno sedere insieme agli altri su un muretto
dove lo picchiano con pugni, calci, manganellate e colpi con i caschi. Vede che
volutamente lo colpiscono sulle ferite. Ad un certo punto si avvicina un agente
della Polizia di Stato molto grande, gli prende improvvisamente la mano, gli allarga
le dita con le due mani e tira violentemente le dita divaricandole, così spaccandogli
la mano. Sviene dal dolore. A quel punto lo portano in infermeria, lo denudano
e o fanno sdraiare su un lettino. Mentre lo trasportano qualcuno gli dice una
frase intimidatoria del tipo: «Ti sei fatto male da solo, vero?». In infermeria
ci sono medici ed infermieri ma anche agenti in divisa. Qualcuno gli chiede come
si è fatto male ma lui, terrorizzato, dice che è caduto dalle scale. Gli cuciono
la mano senza anestesia (...).
C. A. Arrivato a Bolzaneto, un poliziotto lo afferra mettendogli una mano sui genitali
e una sulla testa; viene quindi condotto nella cella n. 4 subendo percosse al
passaggio nel corridoio, lungo il quale viene costretto a tenere la testa bassa,
senza poter quindi vedere nessuno in volto. (...) Viene fatto uscire una terza
volta dalla cella per essere condotto in infermeria e nell’attesa dell’ingresso
viene costretto a cantare «Viva il Duce», sempre a faccia contro il muro.
G. C. Arriva a Bolzaneto e viene insultata nel cortile con l’epiteto «puttana»; viene
condotta in una cella sulla destra dove ci sono già due ragazze, una tedesca ed
una francese; quest’ultima ha una vistosa medicazione sulla testa; devono stare
con la faccia contro il muro anche se sedute. Poco dopo in cella arriva A. A.
è molto impaurita, sta male, chiede di andare in bagno e le viene negato, vomita,
chiede qualcosa per pulire ma la minacciano dicendole che l’avrebbero costretta
a pulire con la lingua. Alla fine A. pulisce con uno straccio. Subiscono insulti
a sfondo sessuale: le dicono «Puttana, vieni a farmi un bocchino». Nei trasferimenti
viene colpita lungo il corridoio con schiaffi alla nuca, calci e una ginocchiata
allo stomaco; nel percorso in corridoio è condotta mani dietro la nuca e costretta
a guardare in basso, per cui non ha modo di ripararsi dai colpi.
M. D. A Bolzaneto viene collocato in cella con altre persone costretto a rimanere
con le mani alzate contro il muro e le gambe divaricate. Un agente con la divisa
grigia gli dà uno schiaffone al viso e lo fa cadere a terra. Nel corridoio viene
tenuto nella stessa posizione e viene colpito da dietro (...) Facendo riferimento
al suo cognome un agente gli dà tre colpi sulla nuca con il manganello. Nel corridoio
gli punzecchiano le mani mentre le tiene dietro la schiena con delle chiavi o
qualche cosa di simile. In infermeria un agente lo prende per il collo e lo spinge;
gli tagliano anche il cappuccio della felpa. Vede un ragazzo che viene costretto
a ripetere a voce alta «Viva il Duce» e un ragazzo tedesco, che non riesce nemmeno
a reggersi in piedi e quando cade a terra viene preso per la nuca e fatto rialzare.
S. D. Appena arrivato un agente gli chiede di dov’è, saputo che è di La Spezia, gli
dice che è un suo conterraneo e gli dà due violenti schiaffoni. In cella lo fanno
stare in piedi (...). All’interno della cella entrano agenti della Polizia penitenziaria
che lo percuotono con pugni e calci dietro la schiena e sulle gambe per farle
divaricare di più. Alcune guardie carcerarie hanno guanti neri imbottiti (...).
Anche nel corridoio nei tempi di attesa in occasione degli spostamenti deve mantenere
la stessa posizione; viene colpito con calci, pugni e anche con manganelli e gli
fanno più volte sbattere la testa contro il muro. Viene colpito nuovamente allo
stesso modo al ritorno dal fotosegnalamento. Vicino a lui ci sono due ragazzi:
uno francese con in capelli tipo rasta, che viene percosso violentemente ed il
ragazzo tedesco con cui era giunto, che sta molto male sino a svenire. Lo vede
poi portare via. (...) Lo insultano con frasi del tipo «Ecco il popolo di Seattle»,
«Ecco qua quelli che tirano le molotov», «Fai schifo», etc. In infermeria è insultato
sia dalle guardie carcerarie che dai sanitari; in particolare un medico robusto
con gli occhiali lo insulta con le seguenti espressioni: «Dove vai concio così,
fai schifo» (...).