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Bel lontani. “I partiti politici guatemaltechi non hanno dimostrato di avere la maturità
di cui c'è bisogno per organizzare delle elezioni che siano una festa civica,
dove votare i governanti sia il simbolo di una democrazia rafforzata e di istituzioni
rinnovate dalla partecipazione di massa. Purtroppo, qui, siamo ben lontani da
tutto ciò”. Il Guatemala, secondo Polanco, dal punto di vista democratico, è un
bambino in fasce. “C'è ancora molto da fare e sfortunatamente coloro i quali avrebbero
la possibilità di avviare il paese verso il cambiamento non hanno la minima intenzione
di farlo”, aggiunge, riferendosi ai soliti noti della politica, ossia gli uomini
dei partiti tradizionali, che altro non fanno se non riciclarsi in programmi destinati
a restare lettera morta. In cima ai sondaggi, infatti, si trovano il socialdemocratico
Alvaro Colom, il generale in pensione Otto Pérez, esponente della destra, e il
centrista espressione dell'attuale maggioranza Alejandro Giammattei. L'unica candidata
che andava oltre le trame di partito, ossia la Nobel per la Pace Rigoberta Menchú,
è considerata “senza speranza”.
Non solo morte. “Questa è stata una campagna caratterizzata non solo dalla violenza – incalza
Polanco – ma anche da investimenti di denaro molto loschi. E i segnali in questo
senso sono tanti. Alcuni sono perfino arrivati sui banchi del Tribunale supremo
elettorale, che in tutta risposta ha finto di non vedere. Così come ha fatto il
resto delle instituzioni del paese. Per questo nessun tipo di indagine è mai stata
avviata sui finanziamenti sporchi ai partiti. È una situazione stagnante che si
ripete di anno in anno, di decennio in decennio”.
Unica possibilità. E, rimarcando la presa di posizione adottata dalle chiese cattolica ed evangelica,
il direttore del Gam, intravede nell'andare a votare in massa e con coscienza
l'unica chance per cambiare il paese. “Adesso, non ci resta che una cosa da fare:
andare a votare – spiega Polanco - I guatemaltechi e le guatemalteche devono andare
in massa alle urne domenica 9 settembre, avendo ben chiaro in testa i nome dei
nemici del Guatemala, i nomi da escludere, in modo che la loro X eviti di far
arrivare coloro che ad altro non mirano se non ad accaparrarsi l'impunità grazie
al seggio in parlamento, impunità che darà loro carta bianca per fare il male
del paese”. Secondo Polanco e secondo la chiesa, occorre dire di no a tutti coloro
che cercano scorciatoie per arricchirsi e cedono alla corruzione. “Dobbiamo aver
ben chiaro dove sono i candidati che fino a pochi mesi fa rubavano nel Pacur,
nel Foguavi (rispettivamente Programma di appoggio comunitario e Fondo guatemalteco
per gli alimenti, usati da deputati, funzionari e sindaci per gestire il loro
clientelismo ndr.) - conclude - o che commerciano droga. Dobbiamo rifiutare chiunque abbia le
mani macchiate di sangue per aver partecipato ad abusi e violazioni dei diritti
umani, a danno della popolazione civile indifesa. Con questo concetto ben stampato
nella mente e nel cuore dobbiamo votare in massa, prepararci alla partecipazione,
scegliere il bene per i nostro paese. Solo così il Guatemala vincerà”.Stella Spinelli