04/09/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Ahmadinejad tenta di recuperare credibilità mandando in giro i suoi sostenitori
scritto per noi da
Nardana Talachian
 
Mancano meno di sette mesi alle elezioni parlamentari iraniane, e l’ala ultraconservatrice dei Pasdaran, fedele al presidente Ahmadinejad, è impegnata più che mai a encominare i pochi successi del nono esecutivo della Repubblica Islamica e a gettare fango contro i critici e i governi precedenti.
 
il presidnete iraniano mahmoud ahmadinejadUna comunicazione poco efficace. A parte le infinite missioni provinciali e i gesti palesemente populisti di Ahmadinejad, negli ultimi 40 giorni i suoi giovani e inesperti ma giurati consiglieri hanno organizzato più di 15 conferenze e convegni nelle varie città iraniane in difesa dell’operato fallimentare del presidente. Tutto questo per concedere meno seggi possibili ai riformisti e ai conservatori moderati nelle prossime elezioni. La destinazione preferita sono le città e le regioni dove nelle ultime elezioni presidenziali nonostante un’alta affluenza alle urne solo una bassa percentuale dei partecipanti ha visto in Ahmadinejad un candidato affidabile in grado di dirigere il paese. Nelle loro conferenze più che diffamatorie sono inceneriti anche alcuni partiti conservatori per non aver sostenuto nelle ultime elezioni un candidato definito ‘l’unico erede degli ideali della rivoluzione islamica’. Per cui sembra piuttosto forte il tentativo a simpatizzare l’opinione pubblica nei confronti alle critiche contro il presidente. “Oggi Ahmadinejad è completamente tralasciato dagli altri ed è ancora più solo rispetto ai giorni della campagna presidenziale”, ha detto Mahdi Kalhor, consigliere mediatico di Ahmadinejad, secondo cui ‘è la stampa il responsabile numero uno dell’assoluta solitudine del presidente”. Ma nè queste lacrime di coccodrillo, nè miticizzare Ahmadinejad, possono rimediare all’effetto negativo delle sue gaffe verbali. “La terra non si muove sotto i piedi di credenti, giusti e perseverati. Il terremoto è una calamità naturale, ma la natura non può essere non solidale con il puro cuore dei devoti credenti”, ha detto durante la visita nella regione Lorestan all’ovest dell’Iran. Una dichiarazione che ha suscitato il dispiacere e l’insoddisfazione dei deputati di Bam e Roudbar, città devastate dal terremoto in passato, che hanno chiesto le scuse ufficiali del presidente. Una richiesta mai esaudita. Tutti i discorsi di Ahmadinejad sono dei sermoni religiosi con un tono oltranzista che a volte prende nel mirino le superpotenze, mettendo in pericolo l’Iran e altre volte offende il sentimento del popolo. E così a due anni della sua ambigua vittoria, il presidente solitario è divenuto il personaggio politico più impopolare degli ultimi anni. È quanto emerge dall’esito di un sondaggio condotto dall’agenzia di stampa Fars su un campione di 8mila persone in 30 città iraniane. Solo il 38.2 percento degli interpellati ha scelto Ahmadinejad come il personaggio politico di spicco che ha maggiore sintonia con l’opinione pubblica del Paese. I leader più popolari e amati restano Khatami (85.2 percento) e Rafsanjani (76.2 percento).
 
un reparto di pasdaran a una parataGioco di sponde. Mentre i suoi consiglieri si dibattono per guadagnare il consenso pubblico, lo stesso presidente cerca alleati per sottrare il paese dall’isolamento imposto dall’Occidente. “Negli ideali della rivoluzione islamica era presente un’inclinazione verso il comunismo. Una tendenza che ancora oggi influisce le decisioni politiche e economiche dei nostri responsabili”, dice Mohammad Mehdi Behkish, presidente di Camera di Commercio e Industria Iran – Italia. Per Behkish fino a quando vige la politica economica chiusa del governo verso gli Stati Uniti, saranno inutili tutti i tentativi per consolidare rapporti con Russia, Cina e ex repubbliche sovietiche. Perchè sotto la pressione Usa questi paesi rinunciano ai pochi vantaggi di un rapporto con l’Iran in cambio a quello che gli viene offerto dagli americani. “Se avessimo saputo approfittare della possibilità di riapertura dei rapporti almeno a livello economico durante il secondo mandato di Clinton, prosegue Behkish, visto l’influenza del sistema economico americano sulla Casa Bianca, adesso il paese non avrebbe rischiato un totale isolamento internazionale che molto presto inginocchierebbe la fragile economia iraniana”. Impassibile ai consigli di economisti, il presidente preferisce andare avanti con gli slogan di ‘giustizia e gentilezza con tutti salvo con il regime occupatore sionista’ e ‘uniti contro l’imperialismo’, stringere la mano ai diseredati e dimenticare i veri problemi di circa 70 milioni di iraniani. Ahmadinejad, di fatti, è tra quei pochi che a 29 anni della vittoria della rivoluzione iraniana vogliono essere a tutti i costi i veri seguaci della linea di Khomeini. Quelli che vedono nell’inimicizia con gli Usa una garanzia che continua a dar vita alla rivoluzione e ai suoi ideali. Ma una differenza c’è: i valori di quei tempi non sono tanto condivisi dalle nuove generazioni iraniane con forti tendenze occidentalizzate.
Parole chiave: iran, mahmoud ahmadinejad, teheran, pasdaran
Categoria: Politica, Popoli, Religione
Luogo: Iran