04/09/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Nel cimitero di Najaf, dall'inizio della guerra, sono arrivati i corpi di 40mila sciiti senza nome
Si chiama Valle della Pace, ed è il secondo più grande cimitero del mondo, con i suoi 15 chilometri quadrati di estensione, nonché uno dei più antichi del Medio Oriente. Si trova nei pressi di Najaf, uno dei luoghi più sacri per l'Islam sciita.

una veduta del cimitero di najafUn esercito di morti senza nome. Tutti gli sciiti sognano di essere sepolti lì, ma nonostante le grandi dimensioni, tra qualche tempo rischia di non esserci più posto. Ahmed Dieibl, portavoce dell'ufficio stampa del governatorato provinciale, citato dall'agenzia stampa Nina, ha dichiarato oggi che secondo i dati dell'amministrazione locale sarebbero più di 40mila le salme giunte nel cimitero dopo l'inizio delle violenze interconfessionali seguite all'invasione dell'Iraq da parte della Coalizione internazionale nel 2003. E si tratta di un dato riferito solo alle salme non identificate. Dieibl ha spiegato che dal marzo 2003, ogni settimana, vengono portati da tutto il Paese al cimitero Valle della Pace 200-300 cadaveri senza nome. L'amministrazione del cimitero provvede a fotografare e archiviare tutto quello che può sulle salme non identificate, nella speranza che in futuro qualcuno possa identificarle.
 
la città santa di kerbala addobbata per le festività sciitePoche speranze. Medesima situazione vive la città santa di Kerbala, dove si trova un altro grande cimitero, chiamato la Valle nuova. Anche qui, ogni settimana, vengono sepolte decine e decine di cadaveri senza nome. Secondo Dieibl, però, negli ultimi mesi la media si è abbassata, secondo lui per merito del piano di sicurezza battezzato 'Imporre la Legge', varato dal governo iracheno guidato dal premier Nouri al-Maliki. La situazione sarebbe migliorata in particolare nella capitale Baghdad.
L'ottimismo di Dieibl però sembra eccessivo, almeno alla luce del numero di vittime civili che continua a crescere: ancora alla fine di agosto, più di 50 persone hanno perso la vita a Kerbala, in scontri tra milizie sciite vicine all'ayatollah radicale Moqtada al-Sadr e reparti dell'esercito iracheno. Lo stesso Moqtada, poco dopo, ha lanciato un appello ai suoi fedelissimi, nel quale ha chiesto loro 'moderazione'. Sintomo di una situazione sempre più fuori controllo.

red

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