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L'annuncio a Ginevra. Dopo anni di tensioni, minacce, negoziati falliti, la Corea del Nord ha acconsentito
allo smantellamento entro l'anno di tutte le sue centrali nucleari, ponendo fine
a un braccio di ferro che durava da quattro anni. Con una dichiarazione foriera
di conseguenze di portata storica, il negoziatore statunitense, assistente al
Segretario di Stato Usa, Cristopher Hill, ha annunciato a Ginevra che i due giorni
di colloqui bilaterali tra Washington e Pyongyang hanno prodotto risultati "molto
positivi e molto concreti", che contribuiranno al successo del prossimo meeting
a sei (con Giappone, Russia, Corea del Sud e Cina), programmato per metà settembre
a Pechino.
Normalizzazione. "Abbiamo raggiunto un accordo che impegna Pyongyang a fornire una lista completa
di tutti i suoi programmi atomici e lo smantellamento degli stessi entro la fine
dell'anno", ha dichiarato Hill. La lista include anche i programmi di arricchimento
dell'uranio, che Washington considera funzionali allo sviluppo di tecnologia nucleare
a fini bellici. Nel corso dei colloqui con il capo negoziatore nord-coreano Kim
Gye Gwan, che non ha rilasciato dichiarazioni, è stata anche affrontata la questione
della strategia che verrà adottata per procedere ad un'eventuale cancellazione
del Paese dalla lista degli Stati che gli Usa accusano di spalleggiare il terrorismo,
i cosiddetti 'Stati canaglia'. Un altro punto discusso dai delegati è stato il
processo di normalizzazione delle relazioni internazionali tra Corea del Nord
e altri Paesi, Giappone in testa.
Anni di fallimenti. Hill si è detto fiducioso che la prossima sessione dei colloqui a sei produrrà
risultati ancor più soddisfacenti, oltre a fornire maggiori dettagli sul piano
di smantellamento del nucleare. La contropartita, per Pyongyang, è rappresentata
da aiuti finanziari e sostegno energetico. La Corea del Nord ha già ricevuto 50
mila tonnellate di petrolio da Seul, in cambio della chiusura di un reattore nucleare,
avvenuta a luglio. Altre 950 mila tonnellate di petrolio verranno fornite al Paese
di Kim Jong, il 'presidente perpetuo' che governa il Paese con braccio di ferro
dal 1994, quando tutti gli impianti saranno smantellati. I recenti sviluppi sul
nucleare sono il risultato di anni di tensioni e fallimenti dei negoziati, che
hanno raggiunto l'apice nell'estate scorsa, quando sette missili, tra cui il Taepodong-2
(capace di percorrere 6 mila chilometri, ma schiantatosi 40 secondi dopo il lancio), vennero
lanciati nel mare del Giappone, alzando al massimo il livello di allerta dei Paesi
confinanti e tenendo il mondo intero con il fiato sospeso.
Luca Galassi