25/12/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



I miracoli delle Organizzazioni non governative

 

Scritto per noi da
Narghes Bajoghli

Se la corruzione e la mancanza di una gestione appropriata rallentano i lavori del  governo, le ONG iraniane e internazionali hanno fatto miracoli. La ricostruzione degli edifici è pagata e gestita da ONG iraniane e organizzazioni culturali che hanno raccolto ingenti somme di denaro da cittadini coinvolti.
La mia ONG, SIB, ha terminato di recente la costruzione di una scuola per bambini che hanno perso i genitori, un dormitorio e un centro nel quale si insegnano artigianato, cucito e informatica. Il centro fornisce il materiale per le attività e permette agli studenti di vendere ciò che producono come fonte di guadagno. SIB, una ONG con base a Tehran, fondata da privati e gestita da volontari dalla capitale, ha assunto uno staff di dieci abitanti di Bam per portare avanti il centro e insegnare ai bambini. Ora sta costruendo un’altra sede che diventerà un centro sociale con un teatro, spazi per lezioni di musica, e un osservatorio astronomico.L’insegnante del centro SIB, che vive lì, si chiama Narges ed è una donna di 34 anni, vivace e divertente. A volte però si lascia prendere dalla depressione e gli occhi le si riempiono di lacrime. I suoi amici se ne accorgono e subito mettono su musica allegra e cercano di scherzare per ridarle il buon umore.
Nel tempo che ho passato con lei, sentivo i suoi occhi bagnati di lacrime che scrutavano il mio volto, cercando di guardare nella mia anima, forse nella speranza che io, che porto il suo stesso nome, potessi donarle un po’ di pace. Forse potevo riportarla indietro alla sua vita precedente - prima di quella notte nella quale ha dovuto tirar fuori dalle macerie i corpi del suoi tre figli, di 11 anni, 4 anni, e 6 mesi. Ha lottato a mani nude contro la terra che tremava, perdendo di fronte a Madre Natura che inghiottiva avidamente i suoi tre figli.
Forse potevo ricondurla a un tempo, prima del suo viaggio in quell’ospedale di Tehran, dove aveva sperato di salvare suo marito, rimasto gravemente ferito tra le rovine della loro casa. Aveva viaggiato fino a Tehran, con una gamba rotta e i denti spezzati, dopo aver sepolto i suoi figli, cercando di salvare il loro padre, ed era tornata dalla capitale con un altro cadavere tra le braccia.
Questa giovane madre, bella e distrutta, mi ha chiesto di accompagnare lei e Maliheh a Behesht Zahra (il cimitero), per prendere parte al lutto per i loro morti. Ogni giovedì tutti gli abitanti di Bam vanno a Behesht Zahra per pregare per le anime dei propri cari. Ho accettato con esitazione, sapendo che dovevo aspettarmi il peggio.
Non ho mai visto un cimitero così pieno. Ogni persona faceva visita ad almeno sei  tombe - muovendosi da tumulo a tumulo. Maliheh mi ha indicato una fila di sei pietre tombali, “Questa è mia zia, suo marito, e i suoi bambini. Tutti morti. Non un solo superstite nella sua famiglia.” E poi, con il dito tremante, mi ha indicato un’altra fila di otto pietre - la famiglia di suo zio.
L’ottanta per cento della sua famiglia giace in questo cimitero; e in una cultura nella quale la cerchia sociale è costituita dalla famiglia, perdere l’ottanta per cento è sinonimo di immensa solitudine.
 
Camminando tra le tombe, ho notato che molti dei morti erano miei coetanei o più giovani. Sopraffatta dalla tragicità di tale scoperta, combattendo con il mio corpo per trattenere gli improvvisi singhiozzi, o pregato in silenzio per ciascuno di loro, nella speranza che le loro giovani anime riposino in pace. Sollevando gli occhi dalle tombe, la mia visione è stata travolta dal mare di persone che pulivano le tombe dei loro cari e vi mettevano sopra fiori, cibo, Qur’an’s, e fotografie. Con l’energia che rimaneva nel mio cuore spezzato e pesante, ho pregato per le anime di Bam, perché trovassero finalmente pace e tranquillità.

(segue)


Categoria: Risorse, Ambiente
Luogo: Iran
Pubblicità