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Una società nella quale il bene maggiore di una famiglia contadina poteva essere
la Vespa da condividere tra fratelli e genitore a seconda delle esigenze, e che
poteva scatenare discussioni molto accese se uno dei figli si fosse dimostrato
un guidatore poco accorto, finendo in un fosso. Comunità chiuse e vite nelle quali
poche opzioni si schiudevano, nelle quali una scappatella con la figlia dei vicini
poteva comportare una unione che avrebbe vincolato a vita. Man mano che i protagonisti
crescono dagli anni dell'adolescenza, aumentano anche i bisogni e le necessità
di cambiamento che in quei decenni sgorgarono spontaneamente dal popolo. Cambia
anche il fondale del romanzo, breve ma dal respiro storico, ampio. Arriva una
Milano gravida di contestazioni portate avanti dai giovani che per primi si affacciavano
ad una società dove il censo di nascita non poteva più essere una condanna a vita.
Lezziero riesce a trascinarci in una atmosfera che abbiamo sentito raccontare
innumerevoli volte dalla viva voce dei protagonisti, ma spesso con la retorica
dei contestatari che volevano "il mondo, e adesso".
I personaggi degli "Anni in salita", invece, palpitano della vita vissuta nel quotidiano, non hanno la pretesa
di aggirarsi tra fondali che si avvertono gravidi di cambiamenti epocali. E' pura
vita quella che si srotola sotto i nostri occhi nella sua pagina. E i suoi personaggi
ce la presentano senza sovrastrutture, come l'esistenza che ci è dato di trascorrere
ogni giorno. Si congedano, muoiono, emigrano, si trasferiscono, cambiano lavoro,
e ci lasciano la grande lezione dei protagonisti di altri novelle italiane, come
il verismo friulano di un Pasolini. Ecco, Lezziero costruisce una epica pasoliniana
del Polesine e della Milano industriale e ci lascia pagine indelebili del nostro
"come eravamo". Degli 'Italian Graffiti' da tenere sempre a mente, per non cancellare il nostro passato.Gianluca Ursini