02/09/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



di Paolo Lezziero. Edizioni la Vita Felice, Milano 2007
Paolo Lezziero ci fa rivivere anni di una Italia dimenticata. Gli anni che gli italiani trascorrevano in salita. Un veneto rurale ancora di là da diventare il motore industriale di un Paese che adesso non si rispecchia più nel triangolo industriale del Nord ovest, allora ammirato dai protagonisti della storia come la vetrina luccicante di un consumismo ancora per pochi. Anni in cui si doveva chiedere l'intercessione del parroco per procacciarsi un impiego sicuro, o un posto da allievo nell'Accademia dell'Aeronautica. Anni in cui i nonni degli italiani che adesso pianificano le vacanze alle Maldive guardavano sognanti ad un viaggio di un giorno a Milano come un evento memorabile.
 
copertinaUna società nella quale il bene maggiore di una famiglia contadina poteva essere la Vespa da condividere tra fratelli e genitore a seconda delle esigenze, e che poteva scatenare discussioni molto accese se uno dei figli si fosse dimostrato un guidatore poco accorto, finendo in un fosso. Comunità chiuse e vite nelle quali poche opzioni si schiudevano, nelle quali una scappatella con la figlia dei vicini poteva comportare una unione che avrebbe vincolato a vita. Man mano che i protagonisti crescono dagli anni dell'adolescenza, aumentano anche i bisogni e le necessità di cambiamento che in quei decenni sgorgarono spontaneamente dal popolo. Cambia anche il fondale del romanzo, breve ma dal respiro storico, ampio. Arriva una Milano gravida di contestazioni portate avanti dai giovani che per primi si affacciavano ad una società dove il censo di nascita non poteva più essere una condanna a vita. Lezziero riesce a trascinarci in una atmosfera che abbiamo sentito raccontare innumerevoli volte dalla viva voce dei protagonisti, ma spesso con la retorica dei contestatari che volevano "il mondo, e adesso".
 
contestazioni a Milano nel '68I personaggi degli "Anni in salita", invece, palpitano della vita vissuta nel quotidiano, non hanno la pretesa di aggirarsi tra fondali che si avvertono gravidi di cambiamenti epocali. E' pura vita quella che si srotola sotto i nostri occhi nella sua pagina. E i suoi personaggi ce la presentano senza sovrastrutture, come l'esistenza che ci è dato di trascorrere ogni giorno. Si congedano, muoiono, emigrano, si trasferiscono, cambiano lavoro, e ci lasciano la grande lezione dei protagonisti di altri novelle italiane, come il verismo friulano di un Pasolini. Ecco, Lezziero costruisce una epica pasoliniana del Polesine e della Milano industriale e ci lascia pagine indelebili del nostro "come eravamo". Degli 'Italian Graffiti' da tenere sempre a mente, per non cancellare il nostro passato.
 

Gianluca Ursini

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