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Blocco nei trasporti. Quasi tutte le aziende di trasporti hanno avuto ultimamente difficoltà a consegnare
i loro carichi verso la capitale a causa dei taglieggiamenti degli ex ribelli
maoisti incapaci di riciclarsi in una vita senza divisa. Nelle ultime settimane
Kathmandu non ha quasi ricevuto mercanzie dalla ricca regione del Terai, cuore
produttivo industriale ed agricolo del Nepal. IL 60 percento della produzione
agricola di queste rare terre in piano nel Paese himalayano è diretto verso il
distretto della capitale. "La situazione adesso è peggiorata rispetto alla guerra
tra Maoisti e Re, perchè allora dovevamo contrattare solo con un gruppo di ribelli,
mentre ora abbiamo perso il conto di quanti siano" ha detto a un operatore umanitario
l'imprenditore Binod Shreshtra dal Terai.
Oppressi da estorsioni e ricatti Le estorsioni dei gruppi maoisti sono adesso divenute mensili, da quando il comitato
centrale del Partito è andato al potere nello scorso aprile in seguito all'applicazione
degli accordi di pace, siglati nel novembre 2006. La ong nepalese Insec, (Centro
servizi Informazione del terzo settore) ha raccolto un ampio dossier con le denunce
degli operatori della regione al confine con l'India, che denunciano sistematicamente
il 'pizzo' da pagare a elementi fuoriusciti dal partito e dal sindacato Maoista.
Secondo questi rapporti, i leader del partito trasferitisi a Kathamndu non sono
più in grado di controllare la loro truppa sciolta sul territorio. Scontri tra
Maoisti e indipendentisti Madhesi come la Jtmm (Janatantrik Teerai Mukti Morcha) sono sempre più frequenti. I Maoisti avevano infatti appoggiato la lotta delle
fazioni Madhesi per ottenere maggiore autonomia dalla maggioranza Pahadi che controlla
Kathmandu, ma adesso che sono al potere nella capitale, non avrebbero bisogno
di questi gruppi che reclamano maggiore potere per un gruppo etnico, di origini
indiane, che rappresenta un terzo dei 27 milioni di nepalesi. I gruppi indipendentisti
stanno portando avanti con costanza ricatti ed intimidazioni ai danni dei manager
Pahadi; sono le élitès del gruppo maggioritario a dirigere quasi tutte le fabbriche con manovalanza
Madhese. "La situazione
è ormai fuori controllo e noi manager non abbiamo più nessuna garanzia contro
questa anarchia, che ci costringerà ad abbandonare la regione" ha detto un componente
del Cda della Confindustria nepalese, Damodar Acharya. E la situazione è pesante
anche per i Madhesi: "Tra un mese non avrò più niente da mangiare per i miei figli:
la mia fabbrica ha chiuso. Il mio unico futuro è emigrare in India" ha dichiarato
alla Ong il sindacalista Ramu Biswakarma. Gianluca Ursini