31/08/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Le forze speciali russe inviate in Inguscezia rischiano di far precipitare la situazione
Le elezioni presidenziali russe del marzo 2008 si avvicinano e secondo molti osservatori Vladimir Putin sta rigiocando la carta bellica come nel 2000, quando lo scoppio della seconda guerra in Cecenia gli spalancò le porte del Cremlino come ‘difensore della patria’. Questa volta nel mirino c’è la confinante Inguscezia, dove nelle ultime settimane sono stati inviati 2.500 soldati delle famigerate forze speciali russe, che con brutali operazioni di rastrellamento stanno seminando il terrore, e l’odio antirusso, nella popolazione inguscia.
 
Forze speciali russeVoci da Ali-Yurt. In questo piccolo villaggio a sud di Nazran sono state condotte nei giorni scorsi ripetute operazioni “antiterrorismo” da parte delle forze russe. Lo stringer locale della Reuters ha raccolto alcune testimonianze.
Petimat Tatriyeva. “Nel cuore della notte sono stata svegliata da urla e rumori provenienti dalla strada. Sono uscita in giardino, dov’erano entrati una quindicina di soldati russi. Uno mi ha puntato un fucile alla fronte e mi ha urlato: ‘Dove sono gli uomini?! Contiamo fino a dieci, poi buttiamo una granata dentro al casa!’. E’ uscito mio figlio di 15 anni: gli si sono avventati contro e hanno iniziato a picchiarlo. Poi si sono buttati su mio marito, colpendolo ai reni e schiacciandogli le dita negli occhi”.
Madina Martazanova. “Mentre mi tenevano bloccata contro il muro, hanno portato in strada mio marito, che aveva indosso solo le mutande. Lo hanno sbattuto a terra e hanno iniziato a prenderlo a calci nello stomaco.
Idris Khamkhoyev. “Le violente operazioni delle truppe russe stanno creando amarezza e rabbia tra la gente, stanno esacerbando la situazione. Abbiamo tutti paura di finire come la Cecenia”.
 
Mappa del CaucasoEffetto Cecenia. Il rischio è che i giovani ingusci vittime della brutalità delle truppe inviate da Mosca diventino facile preda del proselitismo dei gruppi armati islamici anti-russi già attivi nella repubblica caucasica, ma finora privi di una forte base sociale e di un effettivo sostegno popolare.
La stessa militarizzazione del territorio che Mosca sta promuovendo favorisce di per sé l’attività della guerriglia locale, per la quale i tanti convogli militari che girano per le strade e gli onnipresenti check-point dell’esercito russo costituiscono facili bersagli per attacchi e imboscate, che infatti nelle ultime settimane sono nettamente aumentati.
Le azioni della guerriglia inguscia e le operazioni dell’esercito russo hanno ormai cadenza quotidiana. Secondo molti, l’intensità del conflitto è ormai paragonabile se non superiore a quello ceceno. In effetti manca solo che entrino in azione l’artiglieria e l’aviazione russa, che in Cecenia continuano a martellare le postazioni dei ribelli sulle montagne. La notte del 28 agosto, due civili sono stati uccisi in un bombardamento aereo sul villaggio di Sharo-Argun, tra le montagne del distretto meridionale di Shatoi.
 

Enrico Piovesana

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