Le forze speciali russe inviate in Inguscezia rischiano di far precipitare la situazione
Le elezioni presidenziali russe del marzo 2008 si avvicinano
e secondo molti osservatori Vladimir Putin sta rigiocando la carta bellica come
nel 2000, quando lo scoppio della seconda guerra in Cecenia gli spalancò le
porte del Cremlino come ‘difensore della patria’. Questa volta nel mirino c’è
la confinante Inguscezia, dove nelle ultime settimane sono stati inviati 2.500
soldati delle famigerate forze speciali russe, che con brutali operazioni di
rastrellamento stanno seminando il terrore, e l’odio antirusso, nella
popolazione inguscia.
Voci da Ali-Yurt.
In questo piccolo villaggio a sud di Nazran sono state condotte nei giorni
scorsi ripetute operazioni “antiterrorismo” da parte delle forze russe. Lo
stringer locale della
Reuters ha
raccolto alcune testimonianze.
Petimat Tatriyeva. “Nel cuore della notte sono stata
svegliata da urla e rumori provenienti dalla strada. Sono uscita in giardino,
dov’erano entrati una quindicina di soldati russi. Uno mi ha puntato un fucile
alla fronte e mi ha urlato: ‘Dove sono gli uomini?! Contiamo fino a dieci, poi
buttiamo una granata dentro al casa!’. E’ uscito mio figlio di 15 anni: gli si
sono avventati contro e hanno iniziato a picchiarlo. Poi si sono buttati su mio
marito, colpendolo ai reni e schiacciandogli le dita negli occhi”.
Madina Martazanova. “Mentre
mi tenevano bloccata contro il muro, hanno portato in strada mio marito, che
aveva indosso solo le mutande. Lo hanno sbattuto a terra e hanno iniziato a
prenderlo a calci nello stomaco.
Idris Khamkhoyev. “Le violente operazioni delle truppe russe
stanno creando amarezza e rabbia tra la gente, stanno esacerbando la situazione.
Abbiamo tutti paura di finire come la Cecenia”.
Effetto Cecenia. Il
rischio è che i giovani ingusci vittime della brutalità delle truppe inviate da
Mosca diventino facile preda del proselitismo dei gruppi armati islamici anti-russi
già attivi nella repubblica caucasica, ma finora privi di una forte base
sociale e di un effettivo sostegno popolare.
La stessa militarizzazione del territorio che Mosca sta
promuovendo favorisce di per sé l’attività della guerriglia locale, per la
quale i tanti convogli militari che girano per le strade e gli onnipresenti check-point
dell’esercito russo costituiscono facili bersagli per attacchi e imboscate, che
infatti nelle ultime settimane sono nettamente aumentati.
Le azioni della guerriglia inguscia e le operazioni dell’esercito
russo hanno ormai cadenza quotidiana. Secondo molti, l’intensità del conflitto
è ormai paragonabile se non superiore a quello ceceno. In effetti manca solo
che entrino in azione l’artiglieria e l’aviazione russa, che in Cecenia
continuano a martellare le postazioni dei ribelli sulle montagne. La notte del
28 agosto, due civili sono stati uccisi in un bombardamento aereo sul villaggio
di Sharo-Argun, tra le montagne del distretto meridionale di Shatoi.