31/08/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Nel giro di due giorni, muoiono due personaggi chiave dei massacri degli anni Novanta in Marocco e Algeria
Nel giro di due giorni sono morti due tra i personaggi più importanti e controversi della storia contemporanea dei giganti del Maghreb, l'Algeria e il Marocco.
Il 29 agosto scorso, ad Algeri, è morto il generale Smain Lamari, capo del controspionaggio algerino. Il giorno prima, a Parigi, dove si trovava in esilio, è morto Driss Basri, l'ex ministro degli Interni marocchino.

smain lamariIl fascino perverso del potere. Due destini e due storie differenti, ma accomunate dal sentimento condiviso di non essere stati compresi dai rispettivi popoli. Due uomini che hanno fatto della ragion di Stato e della realpolitik il senso della loro vita, al punto da calpestare quelle di migliaia di altri individui.
Lamari, 69 anni, è morto in seguito a una lunga malattia. E' sempre stato considerato uno degli uomini forti del governo, assieme al generale Mohammed Mediene, responsabile del Dipartimento Informazioni e Sicurezza. Lamari preferiva restare nell'ombra e non si mostrava mai in pubblico, ma tutte le decisioni chiave sul futuro del Paese passavano dalla sua scrivania. Nato a El Harrach, alla periferia di Algeri, nel 1937, Lamari si arruola giovanissimo nell'Esercito di liberazione nazionale, prendendo parte alla lotta di liberazione dal colonialismo francese. Dopo l'indipendenza, nel 1962, entra nella polizia e poi in Marina. Nel 1989 diventa capo della direzione della sicurezza dell'esercito, prima di essere nominato capo del controspionaggio, carica che ha occupato fino alla morte. E da quella poltrona che ha vissuto gli anni bui della guerra civile, che dal 1992 al 1998 è costata la vita a più di 150mila algerini, in massima parte civili. Civili massacrati dagli integralisti, come il governo militare si affrettava a mostrare a tutto il mondo. Solo che poi si è scoperto che tanti di quei massacri erano stati orchestrati o non impediti proprio dall'esercito stesso, per ottenere il massimo dell'appoggio internazionale e interno contro le milizia islamiste. Ancora oggi, ogni mercoledì, tante madri di algerini scomparsi nelle segrete della polizia e dell'esercito si radunano davanti al ministero degli Interni di Algeri, chiedendo di sapere che fine hanno fatto i loro cari.
Nel 1999 però, dopo la nomina a presidente della Repubblica di Abdelaziz Bouteflika, un'amnistia ha garantito l'impunità tanto ai miliziani che hanno deposto le armi quanto ai militari che si erano macchiati di crimini orrendi, che adesso resteranno impuniti. E Lamari ha portato con sé nella tomba tante delle risposte utili per fare chiarezza sugli anni della 'sporca guerra'.

driss basriImpuniti. Mentre Lamari è rimasto al suo posto fino all'ultimo giorno, Driss Basri è morto, anche lui a 69 anni, in esilio. Quando è stato ministro degli Interni in Marocco, era considerato l'eminenza grigia di Hassan II, il vecchio re e padre dell'attuale re Mohammed VI. Basri era un avvocato, che dopo la laurea in legge aveva fatto carriera nelle forze di sicurezza. Prima commissario a Rabat, poi direttore di un dipartimento del ministero degli Interni, in seguito responsabile della Direzione della Sorveglianza del Territorio nel 1973 e sottosegretario agli Interni nel 1974. Dal 1979 al 1995 è stato ministro degli Interni. Un periodo molto lungo, nel quale tutte le forze che si opponevano ad Hassan II sono state combattute con ogni mezzo. Driss Basri è considerato il responsabile di manipolazioni politiche e frodi elettorali, nonché della violenta repressione di una serie di rivolte scoppiate a Casablanca e Fes. La polizia, ai tempi di Driss, non esitava a sparare sui civili, a torturare i prigionieri e, come si è scoperto negli ultimi anni, anche a seppellire le prove di questi crimini in fosse comuni. Il 'regno' di Driss è finito con il suo mentore, perchè è stato deposto quando Hassan II è morto nel 1999, ed è stato sostituito dal figlio Mohammed VI. Il nuovo re, puntando a mostrare ai marocchini e alla comunità internazionale che con lui s'inaugurava una nuova stagione di riforme e rispetto dei diritti umani nel paese, tre mesi dopo la sua ascesa al trono ha cacciato Driss, additandolo come il simbolo di tutti i mali. Puntando il dito su di lui, Mohammed VI distoglieva anche l'attenzione dal governo del padre. Driss era fuggito, concordando con il nuovo re un comodo esilio a Parigi. Mohammed VI nominò anche una Commissione d'inchiesta per stabilire la verità su quel periodo, ma dopo 8 anni i risultati sono stati scarsi e così Driss è morto senza dover rispondere dei suoi crimini.

Christian Elia

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