28/08/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Almeno 8 morti e 21mila ettari di bosco in fumo negli incendi che squassano l'Algeria. Potrebbero aver contribuito ancvhe le operazioni dell'esercito
È di almeno 8 morti, per il momento, il bilancio delle vittime causate da un'ondata di roghi che, da alcuni giorni, stanno devastando migliaia di ettari di bosco in diverse regioni dell'Algeria.

Muro di fuoco. Secondo la protezione civile del Paese nordafricano, ci sono almeno 129 focolai che bruciano in 19 delle 48 wilayà (regioni) in cui è suddivisa l'Algeria. Secondo una prima stima dei circa 700 vigili del fuoco impegnati nella lotta contro il fuoco, sono arsi oltre 21mila ettari di foreste. Sei persone hanno perso la vita a Tizi Ouzou, capoluogo della Cabilia, mentre altre due sono morte a Jiel, a circa 400 chilometri ad est della capitale Algeri.

Strategia rischiosa. Le autorità algerine non si sono ancora pronunciate sulla natura degli incendi, ma la Cabilia è uno dei fronti principali delle fiamme. Da anni, in Cabilia, l'esercito appicca il fuoco per stanare i guerriglieri salafiti nascosti tra i boschi. Non ci sono prove, al momento, che l'ondata di incendi sia connessa alle operazioni militari, ma da tempo le autorità regionali cabile lanciavano l'allarme sulla pericolosità di questa tattica.

Previsioni drammatiche. “Le colonne di fumo che vedete sono gli incendi appiccati dall'esercito, con i quali tentano di stanare i fondamentalisti nascosti nella vegetazione”, spiegava a PeaceReporter una fonte locale, qualche settimana fa. “Più si sale, oltre Tizi Ouzou, verso i villaggi cabili arroccati sulle alture, più aumentano i focolai dei rastrellamenti dell'esercito. Di miliziani ne prendono pochi però, ma intanto bruciano migliaia dei nostri alberi”. “Credo che ci siano gruppi di miliziani nascosti tra le montagne, ma credo anche che ingigantire il pericolo serva al governo”, raccontava Amad, un vecchio cabilo, “che intanto, come unica soluzione, brucia i nostri boschi. Ma si rende conto del pericolo che comporta, con questo vento, dar fuoco alla boscaglia? Si rischia un massacro tra la popolazione civile”. C'è da sperare che Amad non avesse ragione.

Christian Elia

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