Almeno 8 morti e 21mila ettari di bosco in fumo negli incendi che squassano l'Algeria. Potrebbero aver contribuito ancvhe le operazioni dell'esercito
È di almeno 8 morti, per il momento, il bilancio delle vittime causate da un'ondata
di roghi che, da alcuni giorni, stanno devastando migliaia di ettari di bosco
in diverse regioni dell'Algeria.
Muro di fuoco. Secondo la protezione civile del Paese nordafricano, ci sono almeno 129 focolai
che bruciano in 19 delle 48
wilayà (regioni) in cui è suddivisa l'Algeria. Secondo una prima stima dei circa 700
vigili del fuoco impegnati nella lotta contro il fuoco, sono arsi oltre 21mila
ettari di foreste. Sei persone hanno perso la vita a Tizi Ouzou, capoluogo della
Cabilia, mentre altre due sono morte a Jiel, a circa 400 chilometri ad est della
capitale Algeri.
Strategia rischiosa. Le autorità algerine non si sono ancora pronunciate sulla natura degli incendi,
ma la Cabilia è uno dei fronti principali delle fiamme. Da anni, in Cabilia, l'esercito
appicca il fuoco per stanare i guerriglieri salafiti nascosti tra i boschi. Non
ci sono prove, al momento, che l'ondata di incendi sia connessa alle operazioni
militari, ma da tempo le autorità regionali cabile lanciavano l'allarme sulla
pericolosità di questa tattica.
Previsioni drammatiche. “Le colonne di fumo che vedete sono gli incendi appiccati dall'esercito, con
i quali tentano di stanare i fondamentalisti nascosti nella vegetazione”, spiegava
a PeaceReporter una fonte locale, qualche settimana fa. “Più si sale, oltre Tizi Ouzou, verso
i villaggi cabili arroccati sulle alture, più aumentano i focolai dei rastrellamenti
dell'esercito. Di miliziani ne prendono pochi però, ma intanto bruciano migliaia
dei nostri alberi”. “Credo che ci siano gruppi di miliziani nascosti tra le montagne,
ma credo anche che ingigantire il pericolo serva al governo”, raccontava Amad,
un vecchio cabilo, “che intanto, come unica soluzione, brucia i nostri boschi.
Ma si rende conto del pericolo che comporta, con questo vento, dar fuoco alla
boscaglia? Si rischia un massacro tra la popolazione civile”. C'è da sperare che
Amad non avesse ragione.