28/08/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Domani riprendono i colloqui sullo status del Kosovo. Tutti sanno che sarà indipendenza, ma le parti restano lontane
Domani, a Vienna, si riunisce un gruppo di esperti dei Balcani dei ministeri degli Esteri dei paesi che compongono il 'gruppo di contatto' (Usa, Russia, Germania, Francia, Italia e Gran Bretagna) per la questione del Kosovo, la provincia serba a maggioranza albanese, amministrata dalle Nazioni Unite dal 1999.

una mappa della ex jugoslavia, nel riquadro il kosovoIncontro programmatico. L'incontro dei tecnici è preparatorio del vertice del 30 agosto, che dovrebbe segnare la ripartenza dei negoziati di pace, ormai arenati dall'inizio dell'anno. L'obiettivo del vertice è quello di individuare e selezionare una serie di proposte che la trojka (Usa, Russia e Unione Europea) presenterà al governo serbo e al governo regionale del Kosovo per arrivare a una soluzione pacifica della controversia. La sensazione, come già indicato dalla bozza di accordo presentata a gennaio scorso dal diplomatico finlandese Martti Ahtisaari, all'epoca inviato speciale dell'Onu per la questione del Kosovo, è che la provincia serba otterrà l'indipendenza da Belgrado, seppur monitorata dalla comunità internazionale. Ma non è solo la Serbia che si oppone a questa soluzione, visto che il governo russo non ha mai smesso di appoggiare Belgrado in questa battaglia e che la Russia conta sul potere di veto in sede del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Dall'ultimo vertice, tenutosi a metà del mese scorso, non si sono fatti passi avanti nelle trattative, ma sembra che dopo anni nei quali la tensione in Kosovo tra serbi e albanesi era come sospesa, l'avvicinarsi della scadenza stia riscaldando gli animi.

il presidnete serbo boris tadic bacia la bandiera serbaIl rischio di un nuovo conflitto.
L'International Crisis Group, un centro studi che monitora e analizza i focolai del pianeta, composto da veterani bipartisan della diplomazia Usa, ha lanciato l'allarme il 21 agosto scorso, invitando i più importanti paesi dell'Ue a sostenere il governo di Washington nel caso di un riconoscimento unilaterale dell'indipendenza dichiarata dal Kosovo, a costo di bypassare le Nazioni Unite. Altrimenti, specifica il report dell'Icg, si rischia un nuovo bagno di sangue nei Balcani.
Il quadro disegnato dall'Icg può apparire interessato, in quanto fin dai tempi dell'intervento armato del 1999, voluto dall'amministrazione democratica di Bill Clinton, la posizione degli Stati Uniti sulla vicenda è sempre stata in favore dell'indipendenza del Kosovo. Denuncia però un rischio reale: quello che i fucili tornino a sparare nei Balcani. Nel caso d'indipendenza non mediata, la Serbia potrebbe annettere una fetta di territorio a Nord del fiume Ibar, con la conseguente fuga degli ultimi serbi dal resto della provincia.

il premier del governo di transizione kosovoaro agim cekuUnilateralismo e autodifesa.
I tempi per un accordo si fanno, peraltro, sempre più stretti. “Il Kosovo potrebbe diventare indipendente anche senza una risoluzione delle Nazioni Unite”, ha dichiarato Agim Ceku, primo ministro del governo di transizione del Kosovo, in un'intervista concessa il 16 agosto scorso al quotidiano tedesco Die Welt. ''Il nostro obiettivo è l'indipendenza: unica soluzione realistica per la regione, in accordo con la comunità internazionale. Speriamo che dopo il 10 dicembre, data in cui verrà presentato il rapporto al Consiglio di Sicurezza Onu, potremo dichiararla con il sostegno estero”, ha detto Ceku, “se si arriverà a una risoluzione Onu, tanto meglio. Non accettiamo una divisione del Kosovo, sarebbe un tradimento dei principi multietnici. Non è vero che i serbi non sono sicuri in Kosovo; sono tutte informazioni di propaganda di Belgrado”. Il governo serbo infatti, all'inizio di agosto, per la prima volta dalla fine dell'intervento delle truppe della Nato contro la Serbia e dall'istituzione dell'amministrazione dell'Onu sul Kosovo, ha chiesto di poter inviare le sue truppe nella provincia per tutelare i cittadini serbi, vittime di violenze quotidiane da parte degli albanesi e non difesa dalla polizia del governo transitorio, in mano agli albanesi stessi. Mentre, nella peggior tradizione degli ultimi quindici anni nei Balcani, i serbi del Kosovo fanno sapere di essersi riorganizzati in milizie di auto-difesa. La situazione non sembra affatto semplice, mentre il tempo stringe.  

Christian Elia

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