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Incontro programmatico. L'incontro
dei tecnici è preparatorio del vertice del 30 agosto, che
dovrebbe segnare la ripartenza dei negoziati di pace, ormai arenati
dall'inizio dell'anno. L'obiettivo del vertice è quello di
individuare e selezionare una serie di proposte che la trojka
(Usa, Russia e
Unione Europea) presenterà al governo serbo e al governo
regionale del Kosovo per arrivare a una soluzione pacifica della
controversia. La sensazione, come già indicato dalla bozza di
accordo presentata a gennaio scorso dal diplomatico finlandese Martti
Ahtisaari, all'epoca inviato speciale dell'Onu per la questione del
Kosovo, è che la provincia serba otterrà l'indipendenza
da Belgrado, seppur monitorata dalla comunità internazionale.
Ma non è solo la Serbia che si oppone a questa soluzione,
visto che il governo russo non ha mai smesso di appoggiare Belgrado
in questa battaglia e che la Russia conta sul potere di veto in sede
del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Il rischio di un nuovo
conflitto. L'International
Crisis Group, un centro studi che monitora e analizza i focolai
del pianeta, composto da veterani bipartisan della diplomazia Usa,
ha lanciato l'allarme il 21 agosto scorso, invitando i
più
importanti paesi dell'Ue a sostenere il governo di Washington nel
caso di un riconoscimento unilaterale dell'indipendenza dichiarata
dal Kosovo, a costo di bypassare le Nazioni Unite. Altrimenti,
specifica il report dell'Icg, si rischia un nuovo bagno di sangue nei
Balcani.
Unilateralismo
e autodifesa. I tempi per un accordo si fanno, peraltro, sempre
più stretti. “Il Kosovo potrebbe diventare indipendente
anche senza una risoluzione delle Nazioni Unite”, ha dichiarato
Agim Ceku, primo ministro del governo di transizione del Kosovo, in
un'intervista concessa il 16 agosto scorso al quotidiano tedesco Die
Welt. ''Il nostro obiettivo è l'indipendenza: unica
soluzione realistica per la regione, in accordo con la comunità
internazionale. Speriamo che dopo il 10 dicembre, data in cui verrà
presentato il rapporto al Consiglio di Sicurezza Onu, potremo
dichiararla con il sostegno estero”, ha detto Ceku, “se si
arriverà a una risoluzione Onu, tanto meglio. Non accettiamo
una divisione del Kosovo, sarebbe un tradimento dei principi
multietnici. Non è vero che i serbi non sono sicuri in Kosovo;
sono tutte informazioni di propaganda di Belgrado”. Il governo
serbo infatti, all'inizio di agosto, per la prima volta dalla fine
dell'intervento delle truppe della Nato contro la Serbia e
dall'istituzione dell'amministrazione dell'Onu sul Kosovo, ha chiesto
di poter inviare le sue truppe nella provincia per tutelare i
cittadini serbi, vittime di violenze quotidiane da parte degli
albanesi e non difesa dalla polizia del governo transitorio, in mano
agli albanesi stessi.
Christian Elia
Parole chiave: christian elia, serbia, ex jugoslavia, kosovo, agim ceku, gruppo di contatto, trojka, international crisis group