28/08/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Turchia, il numero due dell'Akp viene eletto presidente della Repubblica
Come doveva finire lo scorso aprile, ma con in mezzo quattro mesi di tensione per il Paese, Abdullah Gul è stato eletto oggi presidente della Turchia. Il numero due del partito islamico moderato Akp, che abbandonerà così la carica di ministro degli esteri, ha ricevuto i voti di 339 deputati dell'Assemblea, in pratica solo di quelli del suo partito. La sua elezione al terzo scrutinio, quando c'è bisogno solo di una maggioranza semplice dei parlamentari, era scontata. E' invece difficilmente prevedibile quello che accadrà ora: l'accoppiata premier-presidente realizzata dall'Akp, trionfatore delle elezioni del 22 luglio, è esattamente l'epilogo che l'establishment laico del Paese ha cercato di evitare in tutti i modi. E le forze armate, custodi del secolarismo, hanno già mostrato di non gradire.

Abdullah GulLa candidatura. Gul aveva annunciato la sua candidatura due settimane fa. La scelta non era stata indolore per l'Akp: il primo ministro Recep Tayyip Erdogan sembrava più propenso a proporre un candidato di compromesso, per non alimentare un clima di scontro. Ma Gul – invocato come presidente dai sostenitori dell'Akp lungo tutta la campagna elettorale – alla fine ha deciso di riprendere il discorso interrotto lo scorso aprile, quando il boicottaggio parlamentare del partito di opposizione Chp provocò l'annullamento della sua elezione da parte della Corte costituzionale. Dato che le elezioni del 22 luglio avevano mutato il quadro politico – i neoeletti 70 deputati nazionalisti del Mhp avevano promesso di non uscire dall'aula – la matematica non lasciava molto spazio ad altre ipotesi. Se Gul si fosse candidato, la sua vittoria era sicura.

I timori dei laici. In Turchia il presidente nomina gli ufficiali, comanda le forze armate e ha potere di veto sulle proposte di legge. Tradizionalmente il ruolo è stato ricoperto da ex generali, giuristi e altri esponenti dell'élite laica. La militanza islamica di Gul è una minaccia per chi teme una deriva religiosa della Turchia: quando ancora militava nel Partito del benessere, messo fuori legge a fine anni Novanta perché considerato troppo islamico, Gul presentava la conquista del palazzo presidenziale di Cankaya come un obiettivo fondamentale per cambiare il Paese. Il conflitto tra due visioni diverse per la Turchia è personificato, a livello simbolico, anche dalla signora Hayrunnisa Gul. In Turchia, dove i sondaggi mostrano che almeno il 55 percento delle donne indossa qualche tipo di velo, tale pratica è vietata negli uffici pubblici, nelle scuole e nelle università. Ma quella che da oggi è la first lady è una convinta sostenitrice del diritto al velo, tanto che alcuni anni fa si è appellata alla Corte europea per i diritti umani dopo che l'università di Ankara le aveva negato l'iscrizione, proprio per il suo fazzoletto ai capelli. Nelle scorse settimane la signora Gul ha cercato di venire incontro alle critiche dei laici, incaricando uno stilista di confezionarle un velo più moderno, che lasciasse libera qualche ciocca di capelli. Ma non è servito a molto.

Abdullah Gul con la moglie HaydunnisaI possibili scenari. Deniz Baykal, leader del Chp, che anche stavolta non ha partecipato alle votazioni, teme che Gul “userà la carica di presidente per trasformare la Turchia in uno stato mediorientale, cacciando giudici e rettori universitari fedeli ai principi laici del Paese”. Mentre tutti si chiedono cosa faranno i militari, autori di quattro colpi di stato negli ultimi cinquanta anni, ieri il capo di stato maggiore Yasar Buyukanit ha parlato di “centri del male” che stanno cercando di “minare le fondamenta laiche della repubblica turca”. Anche senza fare nomi, tutti sanno che il generale si riferiva a Gul e all'Akp. E anche se l'epoca dei colpi di stato sembra appartenere al passato, gli osservatori credono che le forze armate e il resto dell'establishment dispongono di vari mezzi per rendere la vita difficile a Gul. Le attività dei guerriglieri curdi nel sud-est, le concessioni all'Unione Europea e l'obiettivo di privatizzare diverse compagnie statali sono tutti temi sul quale l'Akp è in contrasto con l'élite laica. E c'è anche il rischio che la vendetta si compia per via giudiziaria. Lasciando il seggio di deputato, Gul ha perso anche l'immunità. E se la magistratura decidesse di rimettere le mani nello scandalo di corruzione per il quale è stato condannato Necmettin Erbakan, leader dell'ex Partito del benessere, Gul stavolta non sarebbe più intoccabile.
 

Alessandro Ursic

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