28/08/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Al Sarajevo Film festival due pellicole per non raccontare solo di guerra e stereotipi
Scritto per noi da
Cecilia Ferrara
 
Forse i Balcani non ne possono piu' di essere i Balcani ed hanno voglia di essere un luogo, anzi piu' luoghi, in cui si produce cultura e si girano grandi film: non piu' di genere, non piu' musiche turbo folk, non piu' sulla guerra, ma storie universali raccontate in un contesto locale. E' questo che sembrano dire i due film di apertura del 13mo film festival di Sarajevo ('It's hard to be nice' di Srđan Vulić, classe 1971, e 'I'm from Tito Veles' di Teona Strugar Mitevska, classe 1974), con risultati invidiabili. Un film bosniaco e un film macedone che hanno deciso di fare la loro prima uscita al Film Festival di Sarajevo anche per segnare l'importanza del questo festival internazionale e troppo spesso dimenticato dai media italiani.
 
La locandina del Sarajevo film festival'It's hard to be nice' e' la storia di un tassista, Fudo, di Sarajevo, che a 40 anni decide di cambiare vita e di fare sempre la scelta giusta, per il bene. Un'impresa che risulta piuttosto complicata. "Questo e' un film – dice il regista Srđan Vulić – su un uomo che vuole essere buono in una citta' chiamata Sarajevo, in un paese chiamato Bosnia Erzegovina, dove essere buoni a volte vuol dire essere stupidi, e puo' causarti problemi, perche' significa scardinare tutto quello che e' stato stabilito essere 'ok'. Ed e' 'ok' comprare vestiti rubati, macchine rubate, rubare qualsiasi cosa, non pagare tasse, ricattare chiunque per qualsiasi cosa. Per tornare sulla via giusta a volte bisogna fare sacrifici". 'It's hard to be nice' e' una storia delicata, semplice buffa e commovente e finisce bene. E' una storia di Sarajevo perche' e' a Sarajevo che e' semplice delinquere perche' uno stipendio medio e' di 300 euro al mese, perche' la disoccupazione e' alta e la guerra a volte sembra finita ieri. Ma e' anche, come spiega Vulić". Una storia che potrebbe accadere ovunque, a Istambul, come a Stoccolma o a Kuala Lumpur: la storia di un uomo che vuole migliorare la sua vita. La scommessa – continua il regista – era quella di dimostrare che una storia positiva non e' noiosa“. Scommessa vinta a nostro parere. Il ruolo di Fudo e' affidato a Saša Petrović, fino ad ora principalmente teatrale, che convince con l'interpretazione di un uomo tenero e drammatico, buffo suo malgrado. La moglie di Fudo e' Daria Lorenci attrice in Croazia, ma originaria di Sarajevo che in questo film ha dovuto recuperare la sua lingua madre e l'accento della sua infanzia.

I tre fratelli Mitevski'I'm from Tito Veles' e' un film che parla di tre sorelle, parla di una citta', Tito Veles, che ora si chiama solo Veles, parla della Macedonia un paese che ha ancora grossi problemi di identita' ("Lo sai il segreto per ottenere il visto? – dice nel film una delle tre sorelle – quando ti chiedono di che nazionalita' sei tu devi dire che sei di Skopje non macedone"). Il tutto e' raccontato attraverso un linguaggio visuale: colori forti, paesaggi, dettagli. E' un film girato in Cinemascope in cui la fotografia e' curatissima. "Abbiamo voluto che non ci fosse una sola scena girata per essere girata - dice la regista Teona Strugar Mitevska – ogni singolo fotogramma doveva avere un suo ragionamento e una sua motivazione di esistere". Ed e' effettivamente un film visionario in cui la piu' giovane di tre sorelle, Afrodita, ha deciso di non parlare dalla morte del padre, ma e' proprio la sua voce che fuori campo racconta la storia delle tre sorelle: lei vergine a 27 anni che vive di sogni, la mediana Sapho che cerca in ogni uomo la possibilita' di ottenere un visto per fuggire di la' e la piu' grande Salpica che e' da 8 anni sotto metadone e lavora all'unica fabbrica della citta', costruita ovviamente da Tito, che avvelena gli abitanti di Veles. Il film dunque e' raccontato dalla piu' piccola delle tre che sembra la piu' fragile, quella che sogna ad occhi aperti, quella strana che non parla e che sara' invece quella che resta, che raccoglie i pezzi della famiglia e compie l'estremo atto di sacrificio. Afrodita e' Labina Mitveska, sorella della regista Teona, che ha iniziato la sua carriera con un ruolo nel film vincitore del Leone D'oro "Prima della pioggia" di Milco Mancevski e nel 2003 ha messo su assieme alla sorella e al fratello una piccola casa di produzione, la Sisters and Brother Mitevski. Ma e' difficile oggi proporre un progetto sulla Macedonia? chiediamo: "La nostra idea - rispondono le sorelle – e' che non si vende un paese, si vende una storia e se la storia e' buona si trovano i finanziatori e le persone che appoggiano il progetto. Cosi' e' stato per questo film, abbiamo deciso di non scendere a nessun compromesso, ogni scelta e' stata una scelta della regista. Se si dovesse pensare ad un genere o ad un prodotto da vendere da questi paesi questo sarebbe inevitabilmente la guerra. Ma noi non volevamo quello volevamo mostrare un'altra faccia dei balcani e un'altra faccia delle donne dei balcani".