27/08/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Un'epidemia misteriosa colpisce l'animale più allevato in Arabia Saudita. Morti duemila esemplari in un mese
Quasi duemila vittime in poco più di un mese. No, non è l'ennesimo tragico bilancio di uno dei conflitti che affliggono il mondo, ma è il numero di cammelli morti in Arabia Saudita per un morbo misterioso. Se non verrà fatta chiarezza sull'origine dell'epidemia tra i quadrupedi, per l'economia saudita può rivelarsi una tragedia.

Panico e bilanci. Molti ristoratori e commercianti hanno già denunciato, come riporta oggi il quotidiano saudita al-Madinah, un drastico calo della percentuale di consumo di carne e latte di cammello, che rappresenta un'economia florida e una tipologia storica di allevamento nella regione, che impegna centinaia di aziende e migliaia di dipendenti. Il re dell'Arabia Saudita Abdullah si è affrettato a tranquillizzare gli allevatori, promettendo risarcimenti statali per i danni subiti, ma il mistero s'infittisce e la preoccupazione dilaga. Anche perché i sintomi accusati dai cammelli ricordano, per certi versi, quelli dell'afta epizodica: sudorazione, vomito, collassi e irritabilità.
La popolazione ha paura, e non compra i derivati del cammello, per non parlare dell'export che riguarda in particolare i paesi del Golfo Persico. Un business miliardario.

Veleno o epidemia? Il ministro dell'Agricoltura saudita, Fahd Bilghoneim, dopo una serie di controlli a tappeto negli allevamenti in tutto il Paese, dalla Mecca al confine con lo Yemen, ha voluto tranquillizzare la gente, sostenendo che la morte dei cammelli è dovuta ad avvelenamento, causato dal largo uso fatto di pesticidi. “I nostri periti veterinari hanno riscontrato i sintomi da avvelenamento e non quelli di un'epidemia da virus”, ha dichiarato Bilghoneim, “e questo coincide con le ammissioni degli stessi allevatori”. Allevatori che, in massima parte, come da tradizione millenaria, sono Beduini nomadi che si spostano con i loro greggi. Il problema però, è capire quanto il ministero tenga a tenere bassa la tensione nel paese, proprio perché queste carovane erranti potrebbero aver diffuso il contagio.
I primi casi erano stati registrati nella valle di Dawasir, a sud della capitale Riad, ma si sono poi espansi in tutta l'Arabia Saudita.

Ch.E.