Celebrazioni sottotono in Helmand per l'88° anniversario della vittoria sui britannici
Pochi giorni fa in Afghanistan si è celebrata la Giornata
dell’Indipendenza, che ricorda la definitiva vittoria afgana del 1919 sulle
truppe coloniali britanniche. Festeggiamenti sottotono, anzi stonati, nella
provincia di Helmand, dove le truppe britanniche – tornate 88 anni dopo sotto
le insegne della Nato – sono sempre più malviste sia dalla popolazione che dalle
autorità locali.
Figlio di Angrez!
A Lashkargah, capoluogo di una provincia dove uno degli insulti tradizionali più
pesanti è “Figlio di Angrez” (storpiatura di “English”), domenica scorsa si è
svolta solo una veloce e poco partecipata cerimonia ufficiale allo stadio, nel
corso della quale il governatore di Helmand, Asadullah Wafa, ha pronunciato un
discorso a dir poco ambiguo, nel quale ha esaltato le fiere tradizioni guerriere
del popolo afgano che “mai ha tollerato e mai tollererà invasori stranieri” per
poi rivolgere un’esortazione ai giovani: “Difendete la nazione come fecero i
vostri nonni”.
Dopo di lui è salito sul palco Ali Shah Mazlumyar, importante
capo tribale del distretto di Nadalì.
“Gli afgani hanno versato il loro sangue e sono morti invano
per cacciare i britannici”, ha detto il notabile, sottolineando che “gli
inglesi non sarebbero mai dovuti tornare visti gli amari ricordi che quasi un
secolo di guerre hanno lasciato da entrambe le parti. Noi non abbiamo
dimenticato quelle sanguinose battaglie e i britannici non hanno certo
dimenticato le disfatte che hanno subito proprio qui vicino, nella battaglia di
Maiwand: la terra divenne rossa, impregnata del loro sangue”.
Amaro in bocca. Gli
anni passati, quando ancora Lashkargah non era diventata la roccaforte delle
truppe Isaf britanniche, dopo la cerimonia c’erano parate e festeggiamenti.
Quest’anno, dopo i discorsi allo stadio, la città è tornata alla normalità,
salvo per le bandierine nero-rosso-verdi appese qua e là.
“Le altre volte i preparativi per la festa iniziavano giorni
prima e coinvolgevano tutta la popolazione”, racconta un residente.
“Ora invece la presenza delle truppe inglesi ha creato imbarazzo e ha fatto
passare a tutti la voglia di festeggiare una ricorrenza che lascia l’amaro in
bocca”.
“Non ho festeggiato”, dice un negoziante della città- “E non
lo farò fin quando non ci saranno più inglesi nel nostro paese. Se ne vanno in
giro per questa terra come dei padroni, come se l’avessero ereditata dai loro
nonni. Loro ci odiano ancora: lo vedi da come ci urlano per la strada, da come
ci insultano. Non sono qui per aiutarci: sono qui per vendicarsi”.
Aziz Ahmad Tassal*