26/08/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Celebrazioni sottotono in Helmand per l'88° anniversario della vittoria sui britannici
Pochi giorni fa in Afghanistan si è celebrata la Giornata dell’Indipendenza, che ricorda la definitiva vittoria afgana del 1919 sulle truppe coloniali britanniche. Festeggiamenti sottotono, anzi stonati, nella provincia di Helmand, dove le truppe britanniche – tornate 88 anni dopo sotto le insegne della Nato – sono sempre più malviste sia dalla popolazione che dalle autorità locali.
 
Britannici in rotta nel 1919Figlio di Angrez! A Lashkargah, capoluogo di una provincia dove uno degli insulti tradizionali più pesanti è “Figlio di Angrez” (storpiatura di “English”), domenica scorsa si è svolta solo una veloce e poco partecipata cerimonia ufficiale allo stadio, nel corso della quale il governatore di Helmand, Asadullah Wafa, ha pronunciato un discorso a dir poco ambiguo, nel quale ha esaltato le fiere tradizioni guerriere del popolo afgano che “mai ha tollerato e mai tollererà invasori stranieri” per poi rivolgere un’esortazione ai giovani: “Difendete la nazione come fecero i vostri nonni”.
Dopo di lui è salito sul palco Ali Shah Mazlumyar, importante capo tribale del distretto di Nadalì.
“Gli afgani hanno versato il loro sangue e sono morti invano per cacciare i britannici”, ha detto il notabile, sottolineando che “gli inglesi non sarebbero mai dovuti tornare visti gli amari ricordi che quasi un secolo di guerre hanno lasciato da entrambe le parti. Noi non abbiamo dimenticato quelle sanguinose battaglie e i britannici non hanno certo dimenticato le disfatte che hanno subito proprio qui vicino, nella battaglia di Maiwand: la terra divenne rossa, impregnata del loro sangue”.
 
Il ritorno dei britanniciAmaro in bocca. Gli anni passati, quando ancora Lashkargah non era diventata la roccaforte delle truppe Isaf britanniche, dopo la cerimonia c’erano parate e festeggiamenti. Quest’anno, dopo i discorsi allo stadio, la città è tornata alla normalità, salvo per le bandierine nero-rosso-verdi appese qua e là.
“Le altre volte i preparativi per la festa iniziavano giorni prima e coinvolgevano tutta la popolazione”, racconta un residente. “Ora invece la presenza delle truppe inglesi ha creato imbarazzo e ha fatto passare a tutti la voglia di festeggiare una ricorrenza che lascia l’amaro in bocca”.
“Non ho festeggiato”, dice un negoziante della città- “E non lo farò fin quando non ci saranno più inglesi nel nostro paese. Se ne vanno in giro per questa terra come dei padroni, come se l’avessero ereditata dai loro nonni. Loro ci odiano ancora: lo vedi da come ci urlano per la strada, da come ci insultano. Non sono qui per aiutarci: sono qui per vendicarsi”.
Aziz Ahmad Tassal*  
Parole chiave: afghanistan
Categoria: Guerra, Storia
Luogo: Afghanistan