24/08/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



I familiari dei sequestrati politici chiedono al presidente venezuelano di mediare fra governo e Farc
Accordo umanitario sì, accordo umanitario no. Questo il tormentone a cui è appeso il destino dei prigionieri politici in mano alle Forze armate rivoluzionarie della Colombia, che attendono la risposta del governo, dopo che la guerriglia ha ribadito senza se e senza ma le sue condizioni. Ma Alvaro Uribe, presidente del paese andino, non ci sta e non sembra voler cedere di un passo. È così che i familiari più agguerriti di alcuni dei sequestrati 'eccellenti' hanno pensato di tirare in mezzo il carismatico presidente venezuelano Hugo Chavez. “E' molto importante che Chavez ci appoggi e che forzi le cose sia con Uribe che con la guerriglia”, ha spiegato la madre della candidata franco-colombiana Ingrid Betancourt, in mano ai guerriglieri dal febbraio 2002. E oggi, infatti, il capo della rivoluzione bolivariana incontrerà Uribe per sei ore di assidui colloqui sullo scottante tema.

Hugo ChavezDelgazione insolita. Così, accompagnati dalla senatrice, Piedad Córdoba, che si è occupata di convincere Alvaro Uribe a permettere l'intervento venezuelano, un gruppo di rappresentanti dei familiari dei sequestrati si è incontrato a Caracas con il paladino della rivoluzione bolivariana, che con il suo fare coinvolgente e aperto ha dichiarato che darà loro “tutto l'aiuto”. Così, un nuovo attore entra nelle trattative fra governo e Farc, da anni arenate a un nulla di fatto. Dopo l'intervento del presidente francese, Nicolas Sarkozy, che precisa di continuare a tenere gli occhi aperti sulla Colombia, adesso tocca a Chavez. Dichiarandosi ottimista, il presidente rojo si è detto disposto a incontrare le Farc e disponibile a cedere un'area del suo territorio per lo scambio di prigionieri. Ma la guerriglia ha già respinto la proposta al mittente. Le Farc dettano condizioni ben precise sulle caratteristiche dell'area di scambio. Innanzitutto deve essere ritagliata in due dipartimenti del sud della Colombia, che dovranno essere sgombri da ogni presenza militare. Solo così, i guerriglieri si siederanno al tavolo delle trattative che dovranno portare alla liberazione dei prigionieri politici in cambio della libertà di tutti gli uomini Farc in mano allo Stato. I due estradati negli Usa, Sonia e Simon, compresi. La guerriglia di Marulanda, ha precisato anche recentemente attraverso il suo portavoce, Raul Reyes, che solo questo interscambio può aprire le porte della trattativa di pace e che, essendo una conseguenza di una guerra interna alla Colombia, non potrà essere fatto che lì. Questo non toglie che le Farc salutino con piacere l'intervento del presidente venezuelano.

Gustavo Moncayo. Foto di Stefano MariottiI tre paesi amici. Fra i 16 genitori che hanno incontrato Chavez a Caracas, oltre alla madre di Ingrid Betancourt, anche Gustavo Moncayo, il professore che ha percorso migliaia di chilometri a piedi per chiedere al governo l'accordo, unica via sicura per riportare a casa suo figlio, un capitano dell'esercito rapito nove anni fa. Moncayo ha ribadito la necessità di Spagna, Francia e Svizzera nella trattativa, il trio dei cosiddetti paesi amici dello scambio, ma ha sottolineato quanto sia importante che anche Chavez si unisca a questa crociata internazionale che costringa le parti a scendere a patti.
 
paramilitariTutto resta uguale. Nel frattempo, la situazione interna precipita. La gente costretta a fuggire, a lasciare le proprie case a causa della guerra, delle fumigazioni e delle violenze di esercito, paramiliatari e guerriglieri aumenta di giorno in giorno. Il numero degli sfollati interni, secondo quanto riferito dall'Alto commissariato Onu per i rifugiati, è salito a 4 milioni, portando la Colombia a segnare il triste record di paese dal più alto numero di rifugiati interni al mondo. E i paramilitari, la cui maggioranza, secondo la versione ufficiale, avrebbe dovuto aver consegnato le armi e cambiato vita, si stanno invece riorganizzando come e più di prima. Risultato, la guerra continua, la gente muore, la povertà aumenta e il governo si impunta. Chissà se il vicino venezuelano sarà in grado di dare una svolta almeno a uno dei gravi problemi che affliggono il paese.

Stella Spinelli

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