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Delgazione insolita. Così, accompagnati dalla
senatrice, Piedad Córdoba, che si è occupata di
convincere Alvaro Uribe a permettere l'intervento venezuelano, un
gruppo di rappresentanti dei familiari dei sequestrati si è
incontrato a Caracas con il paladino della rivoluzione bolivariana,
che con il suo fare coinvolgente e aperto ha dichiarato che darà
loro “tutto l'aiuto”. Così, un nuovo attore entra nelle
trattative fra governo e Farc, da anni arenate a un nulla di fatto.
Dopo l'intervento del presidente francese, Nicolas Sarkozy, che
precisa di continuare a tenere gli occhi aperti sulla Colombia,
adesso tocca a Chavez. Dichiarandosi ottimista, il presidente rojo si
è detto disposto a incontrare le Farc e disponibile a cedere
un'area del suo territorio per lo scambio di prigionieri. Ma la guerriglia ha
già respinto la proposta al mittente. Le Farc dettano condizioni ben
precise sulle caratteristiche dell'area di scambio. Innanzitutto deve essere ritagliata
in due dipartimenti del sud della Colombia, che dovranno essere sgombri da ogni
presenza militare. Solo così, i
guerriglieri si siederanno al tavolo delle trattative che dovranno
portare alla liberazione dei prigionieri politici in cambio della
libertà di tutti gli uomini Farc in mano allo Stato. I due
estradati negli Usa, Sonia e Simon, compresi. La guerriglia di
Marulanda, ha precisato anche recentemente attraverso il suo
portavoce, Raul Reyes, che solo questo interscambio può aprire
le porte della trattativa di pace e che, essendo una conseguenza di una guerra
interna alla Colombia, non potrà essere fatto che lì. Questo non toglie che le
Farc salutino con piacere l'intervento del presidente venezuelano.
I tre paesi amici. Fra i 16 genitori che hanno incontrato
Chavez a Caracas, oltre alla madre di Ingrid Betancourt, anche
Gustavo Moncayo, il professore che ha percorso migliaia di chilometri
a piedi per chiedere al governo l'accordo, unica via sicura per
riportare a casa suo figlio, un capitano dell'esercito rapito nove
anni fa. Moncayo ha ribadito la necessità di Spagna, Francia e
Svizzera nella trattativa, il trio dei cosiddetti paesi amici dello
scambio, ma ha sottolineato quanto sia importante che anche Chavez si
unisca a questa crociata internazionale che costringa le parti a
scendere a patti.
Tutto resta uguale. Nel frattempo, la situazione interna precipita. La gente costretta a fuggire,
a lasciare le proprie case a causa della guerra, delle fumigazioni e delle violenze
di esercito, paramiliatari e guerriglieri aumenta di giorno in giorno. Il numero
degli sfollati interni, secondo quanto riferito dall'Alto commissariato Onu per
i rifugiati, è salito a 4 milioni, portando la Colombia a segnare il triste record
di paese dal più alto numero di rifugiati interni al mondo. E
i paramilitari, la cui maggioranza, secondo la versione ufficiale, avrebbe dovuto
aver consegnato le armi e cambiato vita, si stanno invece riorganizzando come
e più di prima. Risultato, la guerra continua, la gente muore, la povertà aumenta
e il governo si impunta. Chissà se il vicino venezuelano sarà in grado di dare
una svolta almeno a uno dei gravi problemi che affliggono il paese.
Stella Spinelli
Parole chiave: farc, eln, chavez, uribe, betancourt, stella spinelli