23/08/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



L'aministia non basta. Le Brigate dei Martiri di Al Aqsa promettono nuovi attacchi
La tregua tra i miliziani di Fatah e Israele è già finita. Lo ha annunciato il comando delle Brigate dei Martiri di Al Aqsa, braccio armato del partito del presidente palestinese Abu Mazen e, meno di 24 ore dopo, il gruppo già rivendicava un attacco contro le truppe israeliane impegnate in un rastrellamento a Ramallah. L'attacco è stato confermato anche dall'esercito israeliano, che riferisce di non aver subito perdite.

Abu Mazen, Condoleezza Rice e Ehud OlmertAmnistia. La rottura della tregua è stata motivata con l'arresto da parte dell'esercito israeliano di due militanti del gruppo che avevano rinunciato alla lotta armata, aderendo all'amnistia promossa dal premier israeliano Olmert. Dalla presa della Striscia di Gaza da parte di Hamas, le relazioni tra Israele e il governo guidato da Fatah in Cisgiordania sembravano destinate a stringersi sempre di più. Una delle tappe fondamentali di questo processo è stata l'amnistia promessa ai combattenti delle Brigate dei Martiri di Al Aqsa che avessero rinunciato alla lotta armata. Il programma, lanciato alla fine di luglio, aveva già visto trecento combattenti del braccio armato di Fatah e alcune decine di Jihad Islamica consegnare le armi all'Autorità palestinese, per ricevere in cambio la rimozione dei loro nomi dalla lista dei ricercati per attività terroristiche.

Miliziani di Fatah in pattugliaMinacce. L'attacco di mercoledì mattina nel villaggio di Shinjil, a est di Ramallah, rischia di far saltare il clima di accordo tra il governo israeliano e l'esecutivo di emergenza palestinese, che aveva già portato alla ripresa del dialogo tra i due leader, in vista della conferenza sul Medio Oriente, programmata negli Stati Uniti a novembre. I miliziani dell'esercito di Al Buraq, una fazione interna alle Brigate dei Martiri di Al Aqsa, hanno già annunciato nuovi attentati per rispondere “agli omicidi e agli arresti della loro gente compiuti dalle forze di occupazione”. Non solo, un altro gruppo legato alle Brigate dei Martiri di Al Aqsa ha annunciato di aver iniziato l'operazione “Buco nel Muro”, disponendo una serie di razzi in postazioni da cui poter colpire le città israeliane. Nonostante l'amnistia, alcuni ufficiali dell'Anp citati dal Jerusalem Post rivelano che sono dozzine i miliziani palestinesi che ancora rifiutano di consegnare le armi. Alcuni per timore che Israele ne approfitti per colpirli, altri perché non si accontentano dell'impunità e pretendono un posto di lavoro entro l'Autorità Palestinese.

Miliziani di FatahHamas. Nel frattempo, in Cisgiordania continua la repressione ai danni degli ufficiali di Hamas e dei miliziani del gruppo islamico. Sul fronte poltico il presidente Mazen ha rimosso con un decreto duecento funzionari del governo legati all'ex governo di Ismail Haniyeh, mentre le sue forze di sicurezza hanno arrestato decine di attivisti del gruppo - 400 dalla caduta di Gaza secondo il deputato di Hamas Mona Mansour-. Appartentemente per dare una mano all'azione di epurazione del presidente, l'esercito israeliano ha intensificato negli ultimi giorni i bombardamenti e gli omicidi mirati sulla Striscia di Gaza. Da lunedì 20 le vittime palestinesi dei raid israeliani sono state tredici, sette delle quali minorenni. Secondo il ministro per i Detenuti palestinese, Ashraf al Ajrami, lo scopo di queste azioni è quello di sabotare gli sforzi del premier Salam Fayyad per riportare la sicurezza in Cisgiordania. Mercoledì, la stessa presidenza palestinese ha emesso un comunicato in cui si accusa la politica israeliana di continuare a colpire militarmente gli affiliati di Hamas nella Striscia di Gaza, al solo scopo di far fallire i negoziati di novembre.
 

Naoki Tomasini

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