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Amnistia. La rottura della
tregua è stata motivata con l'arresto da parte dell'esercito
israeliano di due militanti del gruppo che avevano rinunciato alla
lotta armata, aderendo all'amnistia promossa dal premier israeliano
Olmert. Dalla presa della Striscia di Gaza da parte di Hamas, le
relazioni tra Israele e il governo guidato da Fatah in Cisgiordania
sembravano destinate a stringersi sempre di più. Una delle
tappe fondamentali di questo processo è stata l'amnistia
promessa ai combattenti delle Brigate dei Martiri di Al Aqsa che
avessero rinunciato alla lotta armata. Il programma, lanciato alla
fine di luglio, aveva già visto trecento combattenti del
braccio armato di Fatah e alcune decine di Jihad Islamica consegnare
le armi all'Autorità palestinese, per ricevere in cambio la
rimozione dei loro nomi dalla lista dei ricercati per attività
terroristiche.
Minacce. L'attacco di mercoledì
mattina nel villaggio di Shinjil, a est di Ramallah, rischia di far
saltare il clima di accordo tra il governo israeliano e l'esecutivo
di emergenza palestinese, che aveva già portato alla ripresa
del dialogo tra i due leader, in vista della conferenza sul Medio
Oriente, programmata negli Stati Uniti a novembre. I miliziani
dell'esercito di Al Buraq, una fazione interna alle Brigate dei
Martiri di Al Aqsa, hanno già annunciato nuovi attentati per
rispondere “agli omicidi e agli arresti della loro gente compiuti
dalle forze di occupazione”. Non solo, un altro gruppo legato alle
Brigate dei Martiri di Al Aqsa ha annunciato di aver iniziato
l'operazione “Buco nel Muro”, disponendo una serie di razzi in
postazioni da cui poter colpire le città israeliane.
Nonostante l'amnistia, alcuni ufficiali dell'Anp citati dal
Jerusalem Post rivelano che sono dozzine i miliziani palestinesi che ancora
rifiutano di consegnare le armi. Alcuni per timore che Israele ne
approfitti per colpirli, altri perché non si accontentano
dell'impunità e pretendono un posto di lavoro entro l'Autorità
Palestinese.
Hamas. Nel frattempo, in
Cisgiordania continua la repressione ai danni degli ufficiali di
Hamas e dei miliziani del gruppo islamico. Sul fronte poltico il
presidente Mazen ha rimosso con un decreto duecento funzionari del
governo legati all'ex governo di Ismail Haniyeh, mentre le sue forze
di sicurezza hanno arrestato decine di attivisti del gruppo - 400
dalla caduta di Gaza secondo il deputato di Hamas Mona Mansour-.
Appartentemente per dare una mano all'azione di epurazione del
presidente, l'esercito israeliano ha intensificato negli ultimi
giorni i bombardamenti e gli omicidi mirati sulla Striscia di Gaza.
Da lunedì 20 le vittime palestinesi dei raid israeliani sono
state tredici, sette delle quali minorenni. Secondo il ministro per i
Detenuti palestinese, Ashraf al Ajrami, lo scopo di queste azioni è
quello di sabotare gli sforzi del premier Salam Fayyad per riportare
la sicurezza in Cisgiordania. Mercoledì, la stessa presidenza
palestinese ha emesso un comunicato in cui si accusa la politica
israeliana di continuare a colpire militarmente gli affiliati di
Hamas nella Striscia di Gaza, al solo scopo di far fallire i negoziati
di novembre. Naoki Tomasini