26/08/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Vicino al Polo Nord, con lo scioglimento dei ghiacci, emergono rocce non segnalate dalle mappe
Scritto per noi
da Veronica Fernandes
 
A causa del riscaldamento globale dovremo ridisegnare cartine, planisferi e mappamondi. Almeno per quanto riguarda il Polo Nord e i suoi non più ghiacciati dintorni. Da quando la calotta polare ha cominciato a sciogliersi, nell'arcipelago delle Svalbard, in Norvegia, sono aumentate le isole: abbassandosi il livello delle acque, gli scienziati hanno potuto scoprirne l'esistenza. Il primo a trovarne una era stato il californiano Dennis Schmitt nel 2001.
 
Isole SvalbardGli studi. Da quando sono iniziate le misurazioni negli anni '70, il livello dei ghiacci è il più basso in assoluto. Secondo Carl Egede Boggild, docente all'Università di Svalbard, ogni anno se ne scioglie una superficie pari a tre volte l'estensione totale dei ghiacciai delle Alpi. Se il processo non si può invertire, con lo stesso ritmo del ritiro dei ghiacciai verranno scoperte nuove terre e nuove isole. E' proprio per cercare di prevedere quali nuovi fenomeni naturali avranno come teatro il Polo Nord che dal 20 al 22 agosto si sono riuniti a Ny Alesund, in Norvegia, i massimi esperti climatici del pianeta. Il pool di scienziati ha come obiettivo quello di disegnare una mappa, seppur provvisoria, della zona, in collaborazione con la Geological Survey of Denmark and Greenland. L'organizzazione, che dipende dal governo danese, si occupa di mappare il circolo polare artico in modo da localizzare le risorse minerarie, petrolifere e naturali.
 
Nave rompighiaccioChe cosa c'è sotto. Al Polo Nord, oltre alle isole, emergono anche le possibilità di guadagno. Protetti dai ghiacci ci sarebbero 50 miliardi di barili di petrolio o, se al conto si aggiunge il gas naturale, il 25 percento delle risorse energetiche mondiali non ancora scoperte. Lo ha dimostrato una ricerca della Us Geological Survey del 2005, che ha disegnato una mappa provvisoria dei tesori dei fondali marini artici. Uno studio analogo russo, che puntava a scoprire le riserve di gas naturale, ne rilevata una quantità pari a 10 miliardi di tonnellate. A questi dati, però, dicono gli esperti, va fatta la tara. Bisogna sottrarre i costi per la costruzione degli impianti estrattivi, il tempo necessario perché lavorino a pieno regime e l'effettiva quantità di risorse estraibile. Rimangono però i giacimenti di oro e diamanti, e di minerali. Secondo la Us Geological Survey sotto il Polo Nord ci dovrebbero anche imponenti giacimenti di uranio, oltre a rame, zinco, nichel e alluminio.
 
Isola di Hans, missione canadeseIl Polo della discordia. Scoperte le risorse, rimane il problema dell'attribuzione. Adesso il Circolo polare artico non è sotto la giurisdizione di nessuno stato ed è amministrato dall'Isa, l'Autorità internazionale per i fondali marini, con sede nella capitale giamaicana Kingston. Secondo la Convenzione Onu del 1982 sul diritto del mare, i Paesi che si affacciano sul Polo hanno diritto allo sfruttamento solo dei 320 km a nord della loro linea costiera, a meno che non provino un ulteriore collegamento sottomarino tra il loro territorio e l'artico. Di cui nessuno vuole perdere i tesori sottomarini. La Russia è stata la prima a conficcare la sua bandiera (di titanio) nella banchisa artica, a 4.300 metri di profondità. Subito dopo il premier canadese Stephen Harper ha lanciato "una politica aggressiva", come ha ribadito in una sequenza di conferenze stampa, da 5,3 miliardi di euro: costruirà 8 navi e una base militare per farle attraccare. E lui stesso è andato in visita ufficiale. Quello a cui punta il Canada sono i giacimenti diamantiferi di cui si è parlato: il settore, nel Paese, raggiunge all'anno un fatturato di due miliardi di dollari. Arrivata terza e grazie a un rompighiaccio svedese, la Danimarca. Helge Sander, il ministro delle Scienze, ha dato inizio a una missione di un mese per provare la connessione territoriale tra la Groenlandia, possedimento danese, e il Polo Nord. "I risultati sono promettenti - ha detto la Sander - e abbiamo già pianificato altre spedizioni per il 2009 e il 2011". Gli Stati Uniti, invece, si dicono fuori dalla corsa all'Artico, ma intanto venerdì scorso, dal porto di Barrow, in Alaska, è partito il rompighiaccio a stelle e strisce. E' la quarta spedizione in tre anni, dicono, e ha come obiettivo l'aggiornamento della mappatura delle risorse.
 
Nave rompighiaccio russaLe zone limitrofe. Nel frattempo, sono riemerse le dispute per i dintorni del Polo tra coppie di Paesi. Danimarca e Canada si contendono l'isola di Hans, nello stretto di Nares. Anche se nel 1973 si sono spartiti tutti i territori, quei 100 metri quadrati di roccia sono rimasti senza padrone e potrebbero rivelarsi strategici per lo sfruttamento delle risorse polari. Gli Usa, invece, non riconoscono la sovranità canadese sul famoso "passaggio a nord-ovest" che collega Atlantico e Pacifico, anche se sembra abbiano trovato un compromesso: Washington avvisa se una sua nave attraversa le acque contese, e Ottawa non può negare l'accesso. Sempre acqua anche tra Russia e Usa, secondo cui la porzione di mare controllata da Mosca nel "passaggio a nord-est", la via marittima che costeggia la Siberia settentrionale, è superiore a quanto consentito dalle leggi internazionali. Per provare la propria sovranità sul Polo Nord e sulle zone limitrofe, i Paesi hanno tempo fino al 2014 per raccogliere prove scientifiche, poi l'ultima parola spetterà alla Corte internazionale di Giustizia che deciderà a chi attribuire la sovranità sul Polo. Ma potrebbe rimanere una terra di nessuno.