24/08/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



L'Australia vuole rifornire l'India di carburante nucleare. Il Pakistan minaccia una corsa al riarmo
L'Australia ha il 40 percento dei giacimenti di uranio al mondo; l'India è una potenza in ascesa, ha sete di energia e intende puntare sull'atomo. Sarebbe naturale che i due Paesi si vengano incontro. Ma il problema è che l'India, insieme a Pakistan e Israele, è rimasta volutamente fuori dal Trattato di non proliferazione nucleare (Tnp) ed è dotata di testate atomiche: venderle uranio è quasi rompere un tabù, per i Paesi che come l'Australia fanno parte del Gruppo di fornitori nucleari (Nsg). Ora però il governo conservatore di John Howard ha già trovato un'intesa con l'India per la vendita di uranio, a uso civile. L'opposizione australiana è insorta, promettendo di annullare l'accordo se vincerà le elezioni il prossimo ottobre. Ma soprattutto, il Pakistan ha minacciato di cancellare la moratoria sui test nucleari, decisa insieme all'India nove anni fa. Così, il sud dell'Asia rischia un riarmo nucleare.

John HowardLe ragioni dietro il patto. L'avvicinamento tra Australia e India non riguarda solo il nucleare. In ballo ci sono un progetto per un accordo di libero scambio, esercitazioni navali comuni, la cooperazione in materia di anti-terrorismo e peacekeeping, l'appoggio di Canberra alla richiesta di Nuova Delhi per un seggio permanente al Consiglio di Sicurezza dell'Onu. Sembra proprio essere passato tanto tempo rispetto al 1998, quando l'Australia sospese le relazioni diplomatiche con l'India dopo che questa aveva effettuato dei test nucleari. Ma come ha scritto un analista sul quotidiano The Australian, “l'espresso indiano sta lasciando la stazione. L'unico posto buono per noi è a bordo”. In altre parole, il governo ha deciso di puntare sull'India e sulla sua ascesa economica: dopo una crescita degli scambi del 30 percento l'anno nell'ultimo decennio, oggi l'India è il quarto mercato per le esportazioni australiane.

Le proteste dell'opposizione. Ma i laburisti australiani, che a ottobre sperano di detronizzare Howard dopo 11 anni, la vedono diversamente e hanno giurato di stracciare l'accordo se andranno al governo. Se vendiamo uranio all'India, dicono, il Pakistan potrebbe vendicarsi e non combattere più i militanti talebani al confine con l'Afghanistan, mettendo così in pericolo le truppe australiane presenti nel Paese. Inoltre per Mike Rann, uno dei leader del partito all'opposizione, se l'India acquistasse uranio si scatenerebbe un “effetto a cascata” perché nessun Paese vorrebbe rimanere indietro. “Al governo laburista piacerebbe vendere uranio all'India, ma solo se prima firmasse il Tnp”, ha aggiunto Rann. Il premier Howard ha sottolineato che Canberra, prima di accordarsi, ha ottenuto rassicurazioni che Nuova Delhi non impiegherà quell'uranio a scopi militari. Dietro la scelta dei conservatori c'è comunque un ragionamento più ampio: è ipocrita vietare la vendita di uranio a una democrazia come l'India, solo perché non firmataria del Tnp, e poterlo invece fare con Paesi autoritari come la Cina.

Le proteste del Pakistan. L'intesa tra Australia e India, ma soprattutto il fatto che il governo indiano abbia ventilato la possibilità di riprendere i test di armi nucleari, ha messo in allarme anche il Pakistan. Dopo gli esperimenti effettuati da entrambi nel 1998, quando la tensione tra i due Paesi faceva temere una quarta guerra, Nuova Delhi e Islamabad si accordarono per una moratoria che finora ha tenuto. “Qualsiasi sviluppo che modifichi l'equilibrio strategico nell'Asia meridionale è una questione di vitale importanza per noi”, ha detto un portavoce del ministero degli esteri pachistano. “La ripresa dei test nucleari da parte dell'India creerebbe una situazione grave, obbligando il Pakistan a rivedere la sua posizione e agire in modo coerente con i nostri interessi nazionali”, ha aggiunto.

Manmohan Singh e George W. BushIl patto tra Usa e India. Nella cooperazione nucleare con l'India, l'Australia giunge comunque seconda. A fine luglio sono stati completati i negoziati tra Nuova Delhi e l'amministrazione Bush per un accordo in cantiere da anni: gli Stati Uniti forniranno uranio a uso civile, senza che l'India firmi il Tnp e senza contestarle il diritto di possedere la bomba atomica. Il patto, che deve ancora essere approvato dal Congresso di Washington, è stato criticato da molti politici e osservatori negli Stati Uniti: l'accusa è quella di mettere a repentaglio gli obiettivi di non proliferazione, e di concedere all'India un diritto che viene negato all'Iran, sospettato di voler dotarsi della bomba ma pur sempre firmatario del Tnp. Ma anche il governo indiano di Manmohan Singh è nella bufera per l'accordo: i nazionalisti all'opposizione lo accusano di aver ceduto agli Usa su troppe condizioni, e i quattro partiti comunisti nella coalizione di governo minacciano di non votare la ratifica. 

Alessandro Ursic

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