24/08/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Al-Qaeda si scontra con le tribù sunnite, mentre gli Usa cercano il dialogo con il braccio destro di Saddam
Una vendetta e, allo stesso tempo, un messaggio chiaro. All'alba di ieri, 23 agosto 2007, almeno 200 uomini armati (secondo le testimonianze raccolte in loco dalla polizia) sono piombati in due villaggi iracheni, al-Tamim e Yahya, a nord-est di Baghdad, facendo irruzione in una moschea e uccidendo l'imam e tre ragazzi.

Spedizione punitiva. ''Quelli di al-Qaeda hanno fatto saltare in aria tre abitazioni civili e una moschea, e hanno rapito sette bambini e cinque donne'', ha dichiarato il maggiore dell'esercito iracheno Ali Dalian. La popolazione locale, di confessione sunnita, ha reagito all'attacco dei miliziani ed è scoppiata una vera e propria battaglia tra le viuzze dei due villaggi. Alla fine, tra milizie integraliste e milizie di autodifesa, sono rimasti sul terreno 25 vittime. Una battaglia, dovuta alla reazione della popolazione locale a quella che sembra una vera e propria spedizione punitiva. ''I terroristi hanno fatto uscire tre giovani e un Imam da una moschea, e gli hanno sparato in testa, a sangue freddo'', ha raccontato un cittadino all'agenzia di stampa siriana Sana. La polizia ha fatto sapere che è in corso la caccia al gruppo, mentre i soccorritori scavano tra le macerie della case distrutte per recuperare eventuali feriti.

miliziano sunnita di guardia a una moscheaSpaccatura sunnita. Sunniti contro sunniti, almeno stando alla prima ricostruzione dei fatti. Un elemento nuovo in Iraq, in uno scenario che, da anni, vede i sunniti e gli sciiti contrapposti. Ma anche all'interno dello schieramento sunnita ci sono delle divisioni, come conferma Muhammad Ayash al-Kubaisi, vice segretario del Consiglio degli Ulema iracheni, massima autorità religiosa per i sunniti, che ha raccontato all'agenzia Sana come ''questa situazione si è venuta a creare quando gli integralisti hanno dato vita al cosiddetto Stato Islamico in Iraq. Da quel momento al-Qaeda ha iniziato ad agire in modo violento e indiscriminato contro tutte le tribù che si sono rifiutate di giurare fedeltà a questo presunto stato. Si sono vendicati uccidendo molte persone delle province sunnite di al-Anbar e di Diyala. Il popolo iracheno non può giurare fedeltà a loro perché è un popolo libero''.
Secondo l'ulema, “da alcuni mesi si sono concentrati uomini di al-Qaeda in queste zone, e le tribù sunnite, pur rimanendo comunque ostili alla presenza delle truppe straniere nel paese, combattono al-Qaeda. Abbiamo sempre combattuto gli Usa attraverso la resistenza nazionale, perché vogliamo essere liberi contro ogni occupazione, ma proprio per questo combatteremo anche coloro che si infiltrano dall'estero per imporre con la forza agli iracheni il loro potere. La gente di Diyala ha il diritto di respingere questi attacchi''.

al-douri, re di fiori del mazzo di carte dei ricercati usa in iraqIl re di fiori. Un'alleanza a geometria variabile quindi, e nella lotta al radicalismo islamico in Iraq gli Usa potrebbero trovarsi accanto dei partner inattesi. E' da tempo, peraltro, che i vertici militari statunitensi in Iraq si sono resi conto che, in qualche caso, devono stringere alleanze non preventivate in prima battuta. Anche perché, da Moqtada al-Sadr alle milizie sciite, si sono resi conto che non sono solo i sunniti a combattere l'occupazione.
Sunniti come Izzat Ibrahim al-Douri, forse l'ultimo grande gerarca della nomenklatura del regime di Saddam, il 're di fiori' del mazzo di carte con i volti dei ricercati dagli Stati Uniti.
''Al-Douri ha deciso di porre fine al legame con al-Qaeda e di aderire al programma di resistenza nazionale, che prevede la cacciata dei terroristi islamici e l'apertura del dialogo con il governo di Baghdad e le forze straniere”, ha dichiarato ieri Abu Wisam al-Jashaami, presunto dirigente del vecchio partito Ba'ath, al quotidiano in arabo al-Hayat. Al-Douri fa parte della lista dei 55 dirigenti del passato regime iracheno ricercati dalle forze Usa. Non ci sono conferme del fatto che avrebbe deciso di trattare direttamente con i rappresentanti di Washington, ma si potrebbe dedurre che abbia deciso di agire in cambio dell'impunità per lui e i suoi uomini.
Proprio quel gruppo dirigente che doveva essere spazzato via per liberare gli iracheni, almeno nelle dichiarazioni della diplomazia Usa alla vigilia della guerra.
 

Christian Elia

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