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L'agosto 2007 dei campus bengalesi. Gli scontri sono iniziati lunedì, quando le proteste degli studenti sono uscite
dai campus in tre facoltà, nella capitale Dacca, a Rajshai verso il confine indiano
e a Chittagong sul Golfo del Bengala. La polizia ha iniziato a caricare i giovani
dal proprio presidio fisso all'interno del campus della capitale. Solo dopo due
giorni di aspri scontri il Governo ha accettato di ritirare gli agenti dall'Università,
ma la protesta si era ormai diffusa nelle altre università di questo poverissimo
Paese, grande come tre regioni italiane e con oltre 120 milioni di abitanti, afflitto
da periodiche alluvioni e con un tasso d'aumento demografico insostenibile economicamente.
Morti, feriti, case e auto alle fiamme. L'unica vittima accertata al momento si è avuta nella città di Rashjai, dove
un gruppo di rivoltosi ha assaltato e dato alle fiamme l'abitazione privata del
vice cancelliere e comandante della polizia Moin U Ahmed, la cui effige veniva
bruciata già da giorni nelle marce di protesta. La banda avrebbe poi attaccato
il posto di controllo di polizia lì vicino. Secondo il portavoce degli studenti
il loro collega è stato circondato e pestato a sangue dagli agenti, mentre secondo
un portavoce della polizia il ragazzo è stato colpito al capo da una pietra lanciata
dai suoi stessi compagni. "Sembra che la situazione stia peggiorando", aveva ammonito
il rettore dell'Università di Dacca Nazmun Ahsan Kalimullah, prima che si diffondesse
la voce dell'uccisione. Poche ore dopo la battaglia infuriava nel centro della
capitale, lasciando 200 feriti per strada, barricate innalzate nei viali deserti,
auto e negozi incendiati e un numero di arrestati che le autorità non vogliono
rivelare.
Coprifuoco illimitato. "Saremo costretti a prendere misure drastiche per mantenere l'ordine", aveva
ammonito il premier Ahmed mercoledì mattina. Poi l'annuncio del coprifuoco a tempo
indeterminato, "per garantire la proprietà privata e l'ordine pubblico", ha detto
un portavoce dell'esecutivo, Mainul Hosein. Adesso gli studenti però non si accontentano,
e oltre alla fine delle leggi di emergenza che proibiscono "qualsiasi riunione
pubblica", chiedono l'indizione di libere elezioni e l'uscita dei militari dal
Governo. L'esercito si sta prudentemente tenendo fuori dagli scontri, lasciando
il lavoro sporco alla polizia. La Commissione elettorale nazionale ha assicurato
che libere elezioni arriveranno "entro la fine del 2008". Potrebbe essere troppo
tardi. Il corrispondente della Bbc dal Bangladesh ricorda come negli anni '90 già due governi caddero a seguito
delle proteste studentesche: quelli di Ziaur Rahman e di Muhammad Ershad. Gianluca Ursini
Parole chiave: Coprifuoco, elezioni, Governo d'emergenza, Leggi d'emergenza, campus, rivolte studentesche, Ursini