23/08/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Un morto, duecento feriti e il coprifuoco a tempo indeterminato dopo la rivolta degli studenti contro le leggi d'emergenza
di gianluca Ursini
 
In Bangladesh sta succedendo un '68. A migliaia, da tre giorni, gli studenti universitari innalzano barricate e incendiano auto, negozi e case private nel corso di scontri con la polizia, armata di manganelli e gas lacrimogeni. I feriti sono almeno duecento finora, e mercoledì si è registrato il primo morto nel campus di Rajshai. Il governo ha dichiarato alle 20 di mercoledì 22 agosto (le 15 in Italia) un coprifuoco generalizzato a tempo indeterminato. Gli studenti autorganizzati chiedono la fine della legislazione d'emergenza imposta sei mesi or sono dal governo salito al potere in Gennaio, con l'appoggio dei militari. Il presidente Iajuddin Ahmed aveva annullato le elezioni previste in primavera, promettendo di combattere la corruzione e di indire nuove consultazioni democratiche "entro il 2008", dopo aver "restituito il Paese alla normalità".
 
polizia nel campus di DaccaL'agosto 2007 dei campus bengalesi. Gli scontri sono iniziati lunedì, quando le proteste degli studenti sono uscite dai campus in tre facoltà, nella capitale Dacca, a Rajshai verso il confine indiano e a Chittagong sul Golfo del Bengala. La polizia ha iniziato a caricare i giovani dal proprio presidio fisso all'interno del campus della capitale. Solo dopo due giorni di aspri scontri il Governo ha accettato di ritirare gli agenti dall'Università, ma la protesta si era ormai diffusa nelle altre università di questo poverissimo Paese, grande come tre regioni italiane e con oltre 120 milioni di abitanti, afflitto da periodiche alluvioni e con un tasso d'aumento demografico insostenibile economicamente.
 
repressione nel centro cittàMorti, feriti, case e auto alle fiamme. L'unica vittima accertata al momento si è avuta nella città di Rashjai, dove un gruppo di rivoltosi ha assaltato e dato alle fiamme l'abitazione privata del vice cancelliere e comandante della polizia Moin U Ahmed, la cui effige veniva bruciata già da giorni nelle marce di protesta. La banda avrebbe poi attaccato il posto di controllo di polizia lì vicino. Secondo il portavoce degli studenti il loro collega è stato circondato e pestato a sangue dagli agenti, mentre secondo un portavoce della polizia il ragazzo è stato colpito al capo da una pietra lanciata dai suoi stessi compagni. "Sembra che la situazione stia peggiorando", aveva ammonito il rettore dell'Università di Dacca Nazmun Ahsan Kalimullah, prima che si diffondesse la voce dell'uccisione. Poche ore dopo la battaglia infuriava nel centro della capitale, lasciando 200 feriti per strada, barricate innalzate nei viali deserti, auto e negozi incendiati e un numero di arrestati che le autorità non vogliono rivelare.
 
manganelli e gas lacrimogeni contro i protestantiCoprifuoco illimitato. "Saremo costretti a prendere misure drastiche per mantenere l'ordine", aveva ammonito il premier Ahmed mercoledì mattina. Poi l'annuncio del coprifuoco a tempo indeterminato, "per garantire la proprietà privata e l'ordine pubblico", ha detto un portavoce dell'esecutivo, Mainul Hosein. Adesso gli studenti però non si accontentano, e oltre alla fine delle leggi di emergenza che proibiscono "qualsiasi riunione pubblica", chiedono l'indizione di libere elezioni e l'uscita dei militari dal Governo. L'esercito si sta prudentemente tenendo fuori dagli scontri, lasciando il lavoro sporco alla polizia. La Commissione elettorale nazionale ha assicurato che libere elezioni arriveranno "entro la fine del 2008". Potrebbe essere troppo tardi.  Il corrispondente della Bbc dal Bangladesh ricorda come negli anni '90 già due governi caddero a seguito delle proteste studentesche: quelli di Ziaur Rahman e di Muhammad Ershad. 

Gianluca Ursini

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