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Benzina sul fuoco. Infatti i Birmani sono scesi in piazza ieri nella ex capitale per protestare
contro il raddoppio del prezzo della benzina; era la prima manifestazione di protesta
che veniva inscenata negli ultimi due anni nel Paese, salvo le fiaccolate fuori casa
della Leader del dissenso agli arresti domiciliari, la Premio Nobel per la pace
1991 Aung Saan Suu Kii. I manifestanti erano circa 300, ma sono stati dispersi
in poche ore dopo che la metà di loro sono stati caricati (secondo testimonianza
dei reporter dell'agenza di stampa 'France Presse' presenti alla protesta) da auto che li avevano avvicinate a motore a basso regime.
Le proteste di oggi hanno bissato una marcia simile che si era svolta domenica,
sebbene non di questo spessore. Gli arresti ufficiali, dichiarati dal governo,
vedono in lista sei attivisti pro diritti umani, praticamente l'intellighenzia
dell'opposizione nel Paese; il loro fermo è avvenuto dopo la manifestazione odierna,
mentre 13 altri oppositori del regime, sono sotto arresto da ieri dopo aver partecipato
alle manifestazioni di domenica.
Vita dura. "Stiamo marciando per far conoscere la mondo i tempi terribili che la Giunta
militare riserva ai cittadini birmani, per di più adesso peggiorati da questa
impennata del prezzo del carburante", ha detto ai reporter dell'agenzia 'Associated Press' un semplice cittadino che aveva partecipato alla marcia. All'improvviso i manifestanti
si sono trovati il cammino sbarrato da poliziotti in borghese e funzionari del
ministero della censura che li hanno avvicinati, hanno chiesto loro i documenti
e li hanno trasportati a decine per accertamenti in caserma. Alla manifestazione
di domenica si erano anche verificati dei controlli, ma nessun arresto ai danni
dei maggiori rappresentanti del movimento di protesta spontaneo "Studenti della Generazione '88". I fermi dei primi dissidenti si sono avuti martedì sera. "Sappiamo che i nostri
amici sono stati portati alla prigione fuori Yangun di Kiaik Ka San, ma ci aspettiamo
parecchi altri di noi in prigione - ha detto alla tv araba Al Jazira Ko Go Kii, altro veterano delle proteste - tira una brutta aria per chi si oppone
al regime, sta per arrivare un'ondata di repressione dura". Il racconto di martedì
sera arriva da Htay Kywe, un altro leader di Generazione '88, ai microfoni di
Al Jazira: "La polizia segreta ha bussato di notte alle loro case, ha buttato tutto all'aria,
sequestrato cellulari, ogni pubblicazione in loro possesso, i computer, e li ha
portati in prigione".
Generazione di Ribelli, quella '88. Il gruppo è espressione del movimento che nel 1988 voleva rovesciare la giunta
militare al potere dal 1958 con un golpe, e ha visto i suoi sei principali rappresentanti
incarcerati per "attentato alla stabilità e all'integrità della nazione". I più
famosi tra di loro sono Min Ko Naing e Ko Ko Gyi. La 'Lega nazionale per la Democrazia',
il partito di opposizione che aveva vinto le ultime elezioni libere del 1990,
ha avvisato lunedì con un comunicato ufficiale che le proteste potrebbero crescere
fino a diventare di massa, se il prezzo della benzina costringerà ancora i cittadini
a cercare mezzi di fortuna per andare al lavoro, come succede da una settimana
a Yangun (ex Rangun) e Mandalay, principali città birmane. Il prezzo raddoppiato
della benzina si è riverberato anche sui generi alimentari: per la carne prezzi
alle stelle. Secondo i corrispondenti stranieri nel Paese, da febbraio le condizioni
di vita per il cittadino comune, tra inflazione, disoccupazione e razionamenti
dei generi di prima necessità, ha innescato diverse marce di protesta, ma questa
era la prima in cui allo scontento dell'uomo della strada si miscelava l'organizzazione
del gruppo "Generazione '88", e di fatto è stata di gran lunga la manifestazione
di maggiore richiamo.Gianluca Ursini
Parole chiave: Lega Nazionale Democrazia, Generazione '88, Aung San Suu Kii, Giunta militare, Ursini