22/08/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Si è tenuta oggi la maggiore manifestazione di protesta contro il regime birmano degli ultimi due anni, con oltre 20 arresti
di gianluca Ursini
 
In Birmania la gente scende in piazza. E se non si riesce più a scalfire l'arroganza del regime militare che sposta città (la capitale da Yangun a un nuovo agglomerato creato nel nulla della foresta tropicale), cambia nomi (il Paese si chiama ufficialmente Myanmar) incarcera oppositori e mette il silenziatore al partito d'opposizione (che era uscito dalle elezioni del 1990 come maggioranza qualificata dei due terzi dei votanti, per poi vedere le consultazioni annullate), la protesta esplode dalle pance dei cittadini quando vengono annichilite le necessità pratiche, quotidiane.
 
gli arrestati di vitaBenzina sul fuoco. Infatti i Birmani sono scesi in piazza ieri nella ex capitale per protestare contro il raddoppio del prezzo della benzina; era la prima manifestazione di protesta che veniva inscenata negli ultimi due anni nel Paese, salvo le fiaccolate fuori casa della Leader del dissenso agli arresti domiciliari, la Premio Nobel per la pace 1991 Aung Saan Suu Kii. I manifestanti erano circa 300, ma sono stati dispersi in poche ore dopo che la metà di loro sono stati caricati (secondo testimonianza dei reporter dell'agenza di stampa 'France Presse' presenti alla protesta) da auto che li avevano avvicinate a motore a basso regime. Le proteste di oggi hanno bissato una marcia simile che si era svolta domenica, sebbene non di questo spessore. Gli arresti ufficiali, dichiarati dal governo, vedono in lista sei attivisti pro diritti umani, praticamente l'intellighenzia dell'opposizione nel Paese; il loro fermo è avvenuto dopo la manifestazione odierna, mentre 13 altri oppositori del regime, sono sotto arresto da ieri dopo aver partecipato alle manifestazioni di domenica.
 
studenti della Generazione '88Vita dura. "Stiamo marciando per far conoscere la mondo i tempi terribili che la Giunta militare riserva ai cittadini birmani, per di più adesso peggiorati da questa impennata del prezzo del carburante", ha detto ai reporter dell'agenzia 'Associated Press' un semplice cittadino che aveva partecipato alla marcia. All'improvviso i manifestanti si sono trovati il cammino sbarrato da poliziotti in borghese e funzionari del ministero della censura che li hanno avvicinati, hanno chiesto loro i documenti e li hanno trasportati a decine per accertamenti in caserma. Alla manifestazione di domenica si erano anche verificati dei controlli, ma nessun arresto ai danni dei maggiori rappresentanti del movimento di protesta spontaneo "Studenti della Generazione '88". I fermi dei primi dissidenti si sono avuti martedì sera. "Sappiamo che i nostri amici sono stati portati alla prigione fuori Yangun di Kiaik Ka San, ma ci aspettiamo parecchi altri di noi in prigione - ha detto alla tv araba Al Jazira Ko Go Kii, altro veterano delle proteste - tira una brutta aria per chi si oppone al regime, sta per arrivare un'ondata di repressione dura". Il racconto di martedì sera arriva da Htay Kywe, un altro leader di Generazione '88, ai microfoni di Al Jazira: "La polizia segreta ha bussato di notte alle loro case, ha buttato tutto all'aria, sequestrato cellulari, ogni pubblicazione in loro possesso, i computer, e li ha portati in prigione".
 
una studentessa sotto un ritratto di A. S. Suu KiiGenerazione di Ribelli, quella '88. Il gruppo è espressione del movimento che nel 1988 voleva rovesciare la giunta militare al potere dal 1958 con un golpe, e ha visto i suoi sei principali rappresentanti incarcerati per "attentato alla stabilità e all'integrità della nazione". I più famosi tra di loro sono Min Ko Naing e Ko Ko Gyi. La 'Lega nazionale per la Democrazia', il partito di opposizione che aveva vinto le ultime elezioni libere del 1990, ha avvisato lunedì con un comunicato ufficiale che le proteste potrebbero crescere fino a diventare di massa, se il prezzo della benzina costringerà ancora i cittadini a cercare mezzi di fortuna per andare al lavoro, come succede da una settimana a Yangun (ex Rangun) e Mandalay, principali città birmane. Il prezzo raddoppiato della benzina si è riverberato anche sui generi alimentari: per la carne prezzi alle stelle. Secondo i corrispondenti stranieri nel Paese, da febbraio le condizioni di vita per il cittadino comune, tra inflazione, disoccupazione e razionamenti dei generi di prima necessità, ha innescato diverse marce di protesta, ma questa era la prima in cui allo scontento dell'uomo della strada si miscelava l'organizzazione del gruppo "Generazione '88", e di fatto è stata di gran lunga la manifestazione di maggiore richiamo.

Gianluca Ursini

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