23/08/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Processato il direttore di un settimanale per insulti al re in Marocco, ma l'obiettivo della censura è il voto
Domani, venerdì 24 agosto 2007, comincerà il processo a Ahmed Reda Benchemsi, il 33enne direttore di due periodici editi in Marocco, il settimanale in francese Tel Quel e la testata umoristica in arabo Ninchanè. Benchemsi è accusato di "mancanza di rispetto della persona reale" e ''offesa alla religione'', cioè del re Mohammed VI, e rischia fino a cinque anni di prigione.

ahmed benchemsiIl reame dei tabù. In Marocco infatti, il monarca non è solo il capo dello Stato, ma incarna anche il ruolo di 'principe dei fedeli', in quanto, secondo la tradizione, è il 36º discendente di Maometto. Il Marocco, che pure viene considerato un paese più liberale nel campo della libertà d'informazione, è caratterizzato da tre grandi tabù: meglio non parlare infatti del re, dell'Islam e dei saharawi. Questi tre argomenti sono scottanti, e un giornalista rischia la galera se li affronta troppo liberamente. Come ha fatto Benchemsi, che ha firmato un editoriale, in francese e dirija (arabo dialettale marocchino), nel quale commentava un recente discorso del sovrano Mohammed VI in merito alle prossime elezioni legislative che si terranno in Marocco a settembre prossimo. Benchemsi si rivolgeva direttamente al re, accusandolo di monopolizzare la vita politica marocchina mettendo a rischio la vita democratica del regno (che è una monarchia costituzionale). L'accusa della quale dovrà rispondere il direttore di Tel Quel, è proprio quella di aver utilizzato un tono troppo confidenziale con il monarca, in dialetto, trattandolo come un uomo comune.

una copertina della rivista tel quelCensura accanita. Dris Yetú, premier marocchino, ha ordinato alla magistratura il sequestro di 50mila copie delle riviste, distrutte poi in una tipografia di Casablanca. Il ministero dell'interno ha poi riferito, il 6 agosto scorso, che il giornalista è stato trattenuto e interrogato per sei ore dalla polizia di Casablanca, prima di essere rilasciato. Ma domani comparirà in tribunale, e non è la prima volta che le due riviste finiscono nel mirino delle autorità marocchine. Circa sei mesi fa, le autorità sequestrarono due numeri di Ninchanè, e l'allora direttore Dris Ksikes si dimise dopo che la pubblicazione era stata proibita per due mesi in seguito alla pubblicazione di satire sull'Islam, il sesso e la politica. Sia lui che un altro giornalista della rivista furono condannati a pene, poi sospese, di tre anni di carcere. L'anno scorso poi, la Corte di Appello di Casablanca aveva condannato due giornalisti di TelQuel a due mesi di prigione col beneficio della condizionale e al pagamento di una multa di 800mila dirhams (72mila euro), per diffamazione. Nell'occasione, Ahmed Benchemsi aveva accusato in un editoriale "il potere di inaugurare un nuovo metodo per imbavagliare la stampa: soffocarla con multe sproporzionate, ottenute, grazie ai simulacri di processi civili. Lo stato non fa apertamente niente, aspetta che qualcuno denunci un giornale, e poi al processo condanne pecuniarie pesanti''.

il re del marocco mohammed VITra politica e religione. Il nodo sottolineato da Benchemsi, quello appunto della libertà d'informazione, sembra essere la chiave per comprendere la stretta delle autorità sui giornali liberali. Dietro il paravento 'dell'insulto' alla monarchia e all'Islam, si celerebbe la volontà politica di mettere a tacere la stampa su argomenti scottanti, come appunto le prossime elezioni. Mohammed VI si sta spendendo in prima persona per il voto di settembre, arrivando addirittura a vietare a se stesso, in un discorso pubblico tenuto il 21 agosto scorso, qualsiasi interferenza con il voto. Al di là del paradosso del 44enne monarca che si auto censura in diretta, il voto del 7 settembre prossimo è il secondo turno elettorale dalla sua ascesa al trono nel 1999. Alla morte del padre Hassan II, il giovane monarca aveva promesso una riforma profonda, in senso democratico, del paese. Ma alle elezioni del 2002, il blocco politico islamista aveva ottenuto un ottimo risultato, inviso al re a ai suoi alleati occidentali. Il rischio che vincano ancora loro è forte, e a questo punto del dibattito politico mancherà una voce fuori dal coro, quella di Benchemsi e di Tel Quel.

Christian Elia

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