22/08/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Lattine di tonno con la faccia di Hugo Chavez sono state distruibuite ai terremotati. Ma il Venezuela nega ogni coinvolgimento
“Contro i saccheggi, gli embarghi, le sparizioni e il caos. Solidarietà ai nostri compatrioti”. Questa la frase, scritta a caratteri cubitali gialli su sfondo rosso che campeggia sull'etichetta di centinaia di migliaia di scatolette di tonno consegnate alle vittime del terremoto di mercoledì scorso, che ha messo in ginocchio il Perù. Accanto allo slogan, le facce sorridenti del presidente del Venezuela, Hugo Chavez, e del suo pupillo peruviano, Ollanta Humala, nazionalista sconfitto per una manciata di voti alle presidenziali dello scorso anno. Un'iniziativa che ha strappato il sorriso di chi, fra la marea di poveri rimasti senza un tetto a Chincha e Pisco - due dei tanti centri colpiti dove sono state distribuite le originali lattine – se l'è ritrovata fra le mani, ma che, nelle alte sfere del potere, ha scatenato pesanti polemiche.

Ollanta Humala e Hugo Chavez sulla scatola di tonnoLa reazione. “Non è il momento di approfittarsi delle circostanze per fare propaganda elettorale. Bisogna portare aiuto senza intestazioni, etichette, senza voler guadagnare indulgenze da una simile tragedia”, ha tuonato il presidente peruviano, Alan Garcia, acerrimo nemico dell'oppositore Humala. Che prontamente, seguito dal governo venezuelano, si è precipitato a smentire ogni coinvolgimento. “E' un atto da canaglia - ha commentato il sanguigno nazionalista – Da una parte mi vien da sorridere per il lato comico della faccenda, ma in realtà, vedendolo da un punto di vista più serio, mi sembra una cattiveria studiata da una mente malata che in un momento di commozione nazionale sta tentando di fare politica spicciola”. Ha quindi rigettato ogni responsabilità: “Non c'entriamo nulla. Sono andato a Pisco e so cosa è stato consegnato. Quindi, da dove viene la scatoletta? Sfortunatamente mi sa che gli indizi portano a intravedere lo zampino del governo”. La teoria dei nazionalisti, infatti, fa perno su una sorta di complotto messo su per screditare Humala e il paladino della rivoluzione bolivariana Chavez, che tramite il suo ambasciatore a Lima e il suo ministro dell'Informazione dichiara la totale estraneità ai fatti. “Non sappiamo chi possa aver prodotto queste lattine né chi le abbia distribuite – ha dichiarato il ministro, William Lara – e non investigheremo perché sono affari interni al Perù”.

Anti-chavismo? Di contro il Venezuela tiene a sottolineare la quantità degli aiuti inviati al vicino paese andino, fra generi alimentari, esperti in disastri e medici, e insinua che l'ideatore della lattina-spot sia in realtà un detrattore di Chavez, che tenta di offuscare la reale portata del suo intervento umanitario. E punta il dito, quindi, sui mass media locali e internazionali che, a suo dire, danno più importanza alla lattina che non a quanto sta facendo il Venezuela in questa immane tragedia. “Perché si nascondano gli aiuti donati ai fratelli peruviani?” - ha chiesto il ministro in conferenza stampa – e perché non viene ricordato che il presidente peruviano ha scartato l'ipotesi che dietro i nostri aiuti si nascondono fini politici?”. E in effetti, Alan Garcia continua a puntare il dito solo su Ollanta Humala e sul partito nazionalista, precisando che Chavez non ha nessun bisogno di farsi ubblicità, tanto meno in questa maniera, né ha necessità di fare campagna elettorale in Perù: “Mi fido della sincerità e della volontà di aiutarci del Venezuela”, ha aggiunto.
 
Terremotati
Mistero. E allora, chi c'è dietro la lattina di tonno più famosa del mondo? “Una mano negra”, rispondono i nazionalisti, “che intende sviare l'attenzione sulle critiche piovute addosso al governo per la scarsa organizzazione nel distribuire e organizzare i soccorsi”.
Insomma lo scambio incrociato di accuse e la corsa a scaricare il barile della colpa sono le uniche certezze in questo misterioso e colorato fatto, tutto sudamericano.
 

Stella Spinelli

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