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L'armistizio si allontana. Ieri la presidentessa Gloria Arroyo ha detto improvvisamente che le Filippine
"Non sono pronte" per concludere il processo di pace con il principale gruppo
ribelle di Mindanao, il Fronte Moro Islamico di Liberazione, perchè "le condizioni
non sono propizie". Una allusione al fatto che la strage di lunedi di 16 marines,
di cui 5 giovani ufficiali, ha lasciato troppa costernazione nella nazione perché
si possa pensare di trattare con gruppi terroristici. Per il gruppo del fronte
Moro però le trattative si sono arenate "perché Arroyo non vuole concedere nulla"
sulla maggiore autonomia chiesta dagli indipendentisti. Mohager Iqbal, capo negoziatore del
Milf, ha ribadito come l'offensiva annunciata in grande stile il 6 agosto e lanciata
una settimana fa abbia come obiettivo solo gli estremisti di Abu Sayyaf e il Fronte
Moro Nazionale di Liberazione (Mnlf) per i loro legami con Al Qaida, mentre Manila
avrebbe rimandato i colloqui messi in agenda in Malesia perché "non ha un piano
di pace".
Al Qaida vive sul Web. Intanto le indiscrezioni su di una evasione di massa da un carcere di Basilan
il giorno della liberazione del missionario italiano Giancarlo Bossi gettano ombre
sul rapporto Manila-Abu Sayyaf e il potere di quest'ultimi. Il 13 agosto il missionario
Dehoniano di Abbiategrasso riferì in Roma ai procuratori incaricati del suo caso
di essere stato sequestrato da "elementi di Abu Sayyaf". In questi giorni la stampa
filippina fa notare come il giorno della sua liberazione in Basilan, roccaforte
degli estremisti, siano evase 16 persone da un carcere di massima sicurezza. Quattro
di loro erano alti esponenti del gruppo terrorista con cui Manila patteggiò la
consegna del religioso. E ieri Abu Sayyaf ha rilanciato in grande stile tecnologico
la sua lotta mettendo sul sito di video condivisi You Tube un proclama ai Jihadisti di tutto il pianeta: "inviate aiuti e soprattutto ci
servono nuove reclute per la guerra santa dell'instaurazione di un sultanato islamico
in Mindanao". Con una curioso particolare: protagonisti del video sono i due fondatori
del gruppo, già deceduti. Il file, diffuso secondo i militari filippini "nella
comunità arabofona del web e tra quelli che si collegano a siti inneggianti la
Jihad globale", ritrae Abdurajak Janjalani, fondatore del gruppo nel 1990 su ispirazione
di Osama Bin Laden, e suo fratello minore Khadaffy, che recitano un appello in
Arabo. Però i due sono morti: Abdurajak nel 1998 a Basilan e Khaddafy l'anno scorso
nell'isola contigua di Jolo. "Un segno che Abu Sayyaf è allo stremo e ha bisogno
di aiuti esterni per sopravvivere" interpreta il portavoce dell'esercito, Colonnello
Bartolomé Bacarro.
E se mettessimo una bella base Us Army? L'ultima indiscrezione che fa capire come si stia alzando il livello dello scontro
su Mindanao filtra dall'agenzia di stampa Adn Kronos-International. In una intervista ai responsabili filippini della Ong 'Focus on the Global South, che monitora l'attività militare degli Usa nel Sud est asiatico, è saltato
fuori un contratto da 14 milioni di dollari destinato dalla Navafac (Us Naval Facilities Engineering Command, 'Comando navale per le basi', l'organo dello Stato maggiore che decide ampliamenti
e costruzioni di nuovi insediamenti della US Navy) alla società texana di Irving
Global Contingency Services Llc. Obiettivo, costruire una base militare Usa (dalla veloce capacità di attivazione
operativa, una base light) con possibilità operative proprio nell'isola di Mindanao, area di Zamboanga,
i cui lavori srebbero già iniziati in una località segreta del Sud dell'isola,
grazie a un primo stanziamento già attivo, per completarla entro gennaio 2008.
Gianluca Ursini
Parole chiave: Abu Sayyaf, Al Qaeda, Osama Bin Laden, Us Army, Arroyo, Basilan, Mindanao