22/08/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Si alza il livello dello scontro esercito-islamisti nelle Filippine del sud
di gianluca Ursini
 
Al termine della prima settimana di offensiva dell'esercito filippino contro i militanti islamici di Abu Sayyaf sull'isola di Basilan, il Meridione delle Filippine appare sempre più come l'ennesimo proscenio dello scontro globale tra Pentagono Usa e rete internazionale del terrorismo. Se il gruppo islamico Abu Sayyaf si rivolge ai qaedisti sul web per raccogliere fondi e militanti, gli Usa pensano di installare una base nel Paese asiatico, mentre si arenano i dialoghi di pace tra Presidenza e fazioni meno estremiste degli indipendentisti islamici.
 
operazione militare a BasilanL'armistizio si allontana. Ieri la presidentessa Gloria Arroyo ha detto improvvisamente che le Filippine "Non sono pronte" per concludere il processo di pace con il principale gruppo ribelle di Mindanao, il Fronte Moro Islamico di Liberazione, perchè "le condizioni non sono propizie". Una allusione al fatto che la strage di lunedi di 16 marines, di cui 5 giovani ufficiali, ha lasciato troppa costernazione nella nazione perché si possa pensare di trattare con gruppi terroristici. Per il gruppo del fronte Moro però le trattative si sono arenate "perché Arroyo non vuole concedere nulla" sulla maggiore autonomia chiesta dagli indipendentisti. Mohager Iqbal, capo negoziatore del Milf, ha ribadito come l'offensiva annunciata in grande stile il 6 agosto e lanciata una settimana fa abbia come obiettivo solo gli estremisti di Abu Sayyaf e il Fronte Moro Nazionale di Liberazione (Mnlf) per i loro legami con Al Qaida, mentre Manila avrebbe rimandato i colloqui messi in agenda in Malesia perché "non ha un piano di pace".
 
Esequie per i marines morti lunedìAl Qaida vive sul Web. Intanto le indiscrezioni su di una evasione di massa da un carcere  di Basilan il giorno della liberazione del missionario italiano Giancarlo Bossi gettano ombre sul rapporto Manila-Abu Sayyaf e il potere di quest'ultimi. Il 13 agosto il missionario Dehoniano di Abbiategrasso riferì in Roma ai procuratori incaricati del suo caso di essere stato sequestrato da "elementi di Abu Sayyaf". In questi giorni la stampa filippina fa notare come il giorno della sua liberazione in Basilan, roccaforte degli estremisti, siano evase 16 persone da un carcere di massima sicurezza. Quattro di loro erano alti esponenti del gruppo terrorista con cui Manila patteggiò la consegna del religioso. E ieri Abu Sayyaf ha rilanciato in grande stile tecnologico la sua lotta mettendo sul sito di video condivisi You Tube un proclama ai Jihadisti di tutto il pianeta: "inviate aiuti e soprattutto ci servono nuove reclute per la guerra santa dell'instaurazione di un sultanato islamico in Mindanao". Con una curioso particolare: protagonisti del video sono i due fondatori del gruppo, già deceduti. Il file, diffuso secondo i militari filippini "nella comunità arabofona del web e tra quelli che si collegano a siti inneggianti la Jihad globale", ritrae Abdurajak Janjalani, fondatore del gruppo nel 1990 su ispirazione di Osama Bin Laden, e suo fratello minore Khadaffy, che recitano un appello in Arabo. Però i due sono morti: Abdurajak nel 1998 a Basilan e Khaddafy l'anno scorso nell'isola contigua di Jolo. "Un segno che Abu Sayyaf è allo stremo e ha bisogno di aiuti esterni per sopravvivere" interpreta il portavoce dell'esercito, Colonnello Bartolomé Bacarro.
 
feriti dell'esercito a BasilanE se mettessimo una bella base Us Army? L'ultima indiscrezione che fa capire come si stia alzando il livello dello scontro su Mindanao filtra dall'agenzia di stampa Adn Kronos-International. In una intervista ai responsabili filippini della Ong 'Focus on the Global South, che monitora l'attività militare degli Usa nel Sud est asiatico, è saltato fuori un contratto da 14 milioni di dollari destinato dalla Navafac (Us Naval Facilities Engineering Command, 'Comando navale per le basi', l'organo dello Stato maggiore che decide ampliamenti e costruzioni di nuovi insediamenti della US Navy) alla società texana di Irving Global Contingency Services Llc. Obiettivo, costruire una base militare Usa (dalla veloce capacità di attivazione operativa, una base light) con possibilità operative proprio nell'isola di Mindanao, area di Zamboanga, i cui lavori srebbero già iniziati in una località segreta del Sud dell'isola, grazie a un primo stanziamento già attivo, per completarla entro gennaio 2008.
 
Strategia globale Usa. A beneficiarne le Joint Special Operations Task Forces - South Philippines (Jsotf-Sp) ossia le unità dislocate da Washington nel 2002 nel Paese per combattere il terrorismo islamico. Global Contingency è un consorzio cui partecipano le società DynCorp International, Parsons Global Services e Pwc Logistics, e il contratto prevede lo sanziamnto di 450 milioni di dollari di qui al 2010, per la costruzione eventuale di altre basi in giro per il mondo. "Fa parte della nuova strategia americana di lotta al terrorismo: costruire un network di piccole basi a internvento rapido nelle aree calde della war on Terror", ha spiegato all'agenzia il responsabile Filippine di Focus Global South, Herbert Docena. Con un piccolo particolare: la Costituzione Filippina non permette a truppe straniere di risiedere sul proprio territorio. Infatti i militari Usa che dal 2002 aiutano Manila nella lotta ad Abu Sayyaf rimangono in Mindanao in teoria come "truppe che impartiscono addestramento militare e svolgono attività di intelligence antiterrorismo", come si è affrettata a ribadire la presidentessa Arroyo, negando l'eventualità che a breve gli Usa mettano piede nelle Filippine

Gianluca Ursini

Articoli correlati: Conflitto in quest'area: La scheda paese: Gli argomenti più discussi: Le parole chiave più ricorrenti:
creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità