22/08/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Saif, primogenito del Colonnello, traccia le linee della Libia del futuro
La ricetta per la Libia del nuovo millennio è composta di quattro ingredienti fondamentali: l'Islam, la sharia, la sicurezza interna e l'integrità territoriale e, ultimo ma non meno importante, il colonnello Gheddafi. Questi sono i quattro pilastri sui quali Saif al-Islam Gheddafi, figlio del colonnello e successore in pectore al comando della Libia, ha indicato ieri davanti a più di 40mila giovani libici entusiasti a Bengasi in un discorso trasmesso dalla televisione di stato.

saif al-islam gheddafiLa Libia che verrà. Occasione della kermesse pubblica era la presentazione di un piano per una nuova Costituzione, in vista dei festeggiamenti che si terranno nella Jamahiriya (lo stato delle masse), il 1 settembre prossimo, per commemorare il 37° anniversario della rivoluzione che ha portato il colonnello Gheddafi a rovesciare la monarchia e a imporre il socialismo e la democrazia diretta nel paese nordafricano. Dei belletti ideologici di allora resta ben poco, e Gheddafi ha instaurato una rigida dittatura che, nei piani del figlio, dovrà evolvere verso una riforma dall'interno. Che non prescinda dai quattro pilastri però. “La nostra prossima sfida è quella di varare una serie di leggi, che possiamo chiamare costituzione o contratto sociale”, ha spiegato Saif, “che garantiscano l'indipendenza di alcuni elementi chiave della vita del paese, come la Banca Centrale, l'Alta Corte di giustizia, i mezzi d'informazione e l'associazionismo nella società civile. Serve per questo un dialogo nazionale, che coinvolga tutto il popolo libico, per raggiungere la formula ideale il più presto possibile, per salvaguardare la democrazia diretta inaugurata da mio padre. La Libia non diventerà, di nuovo, una monarchia”.

il colonnello gheddafiSuccessioni ed elezioni. Lasciando perdere il riferimento alla democrazia diretta, che lascerebbe perplessi molti osservatori internazionali, l'ultima frase di Saif è un chiaro riferimento alla sua successione alla guida del paese. Molti ritengono che sia ormai scontata, ma lui continua a negare. E non sarebbero pochi i governi, soprattutto in occidente, a sorridere di questa ipotesi. Inoltre ieri, per l'ennesima volta, Saif ha parlato da statista, indicando le linee guida della riforma costituzionale e annunciando l'investimento di 82,8 miliardi di dollari per “curare i mali della Libia”. Non proprio promesse che possono fare tutti, e soprattutto uno come Saif, che al momento non ricopre nessun incarico ufficiale. Posizione che, a più riprese, gli ha attirato le antipatie dei burocrati di regime, in particolare dei 'comitati popolari' nei quali è organizzata la società civile libica. Lo stesso Saif, un anno fa, ne aveva denunciato la corruzione, suscitando un vespaio di polemiche. Saif ha fondato e dirige un movimento, chiamato Insieme per la Libia, che si batte per una riforma della società libica. La struttura più vicina a un partito politico che si possa immaginare in Libia, e che secondo molti è l'ispiratore dell'inversione di rotta a 360° della politica estera del padre. Dal 2003 a oggi, Gheddafi e la Libia hanno abbandonato il limbo da stato paria nel quale li aveva sprofondati l'amministrazione Reagan e gli Stati Uniti, per diventare un partner commerciale ritenuto affidabile da Washington, Londra e Bruxelles. Meno da Parigi, almeno dopo le ultime dichiarazioni di Saif secondo cui il governo francese avrebbe pagato una contropartita salata per la liberazione delle infermiere bulgare: il rilascio di uno dei condannati per la strage di Lockerbie e la fornitura di armi alla Libia.

le infermiere bulgare liberate dopo essere state condannate a morteAbile stratega. Ma chi è Saif? Il primogenito del Colonnello, 35 anni, è diventato 'l'erede' designato nel 1995, quando lo stesso Gheddafi lo indicò come possibile sostituto. Studi londinesi, Saif si è sempre segnalato come un abile negoziatore, con la sua fondazione che si è inserita spesso nella trattativa per il rilascio di ostaggi occidentali. E' il boss della Tamoil, colosso petrolifero, che per un periodo ha posseduto una quota della Juventus.
Dal punto di vista della vita privata è molto più scaltro di un altro figlio di Gheddafi, Al-Saadi, che è noto alle cronache per la sua passione per il calcio e le belle donne. Saif è stato solo accreditato di un flirt 'scandaloso' con la show girl israeliana Orly Weinerman, ma è riuscito a far sparire dai giornali i resoconti rosa. I vecchi del regime lo temono, perché vedono dietro le sue aperture democratiche un progetto che lo porti a succedere al padre per via elettorale, magari dopo aver reintrodotto le elezioni nel paese. Sembra che sia propria la vecchia guardia ad aver messo in giro la voce secondo cui il buon Saif si arricchirebbe con il traffico di migranti. Accusa rigettata con il solito stile pacato dal figlio del Colonnello.
In attesa di scoprire se hanno ragione, Saif parla già da leader, e si dimostra anche scaltro, scegliendo per il suo comizio proprio Bengasi, storica roccaforte dell'opposizione al regime del padre.

Christian Elia

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