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Welcome to Talebanistan. Si tratta del Pakistan, non dell’Afganistan. Le Provincie di frontiera, attaccate
al confine con il Paese occupato dalle truppe Isaf, sono da tempo fuori dal controllo
delle truppe legittime del presidente Pervez Musharraf. Il Sud e il Nord del Waziristan,
le province Beluce a Sud, e la Nwfp (Provincia della frontiera a Nord ovest) subiscono
oramai le regole talebane, più che semplici infiltrazioni dalle vicine province
afgane di Helmand, Kandahar, Paktia e Paktika, come sostenuto dagli alti comandi
della missione Nato a Kabul. I gruppi talebani cominciano anche a combattere per
il controllo del territorio, come successo tra elementi delle formazioni "Lashkar i Islam" e "Ansaar ul Islam" nella zona tribale vicino il passo Khyber, valle del Tirah, metà strada tra
l’afgana Kandahar e la pachistana Quetta. Il gruppo Lashkar i Islam, vicino ai Talebani, ha chiaramente avuto il sopravvento, mentre i suoi tribunali
e le sue prigioni che funzionano secondo i dettami islamici della Sharia sono già attivi da tempo.
Una Jirga di pace tra chi? E mentre le regioni a sud dell’Afghanistan si ribellano alle autorità di Islamabad,
il presidente-dittatore pachistano volava a Kabul per una quattro giorni di riunione
tribale tra i vari capi locali, sotto la direzione del presidente Hamid Karzai.
Una Jirga mirata a trovare una soluzione alla situazione esplosiva afgana, ma
nella quale mancavano gli attori principali per arrivare alla pace: talebani e
capi delle regioni meridionali infuocate dall’incendio islamico, come ricorda
Mahmud Khan, capotribù nel Nord Waziristan. “Se non sono una controparte per le
trattative di pace i talebani, con chi dovremmo trattare?” come riporta il ‘Dawn’ maggiore quotidiano pachistano. Maulana Fazlur Rahman, capo del Jamaat i Ulema i Islam, maggior partito islamista e di opposizione a Musharraf, ha rinunciato a partecipare
alla Jirga internazionale, proprio per la mancanza di credibilità dovuta all’assenza degli
‘studenti coranici’. La Jirga, istituzione tribale Pashtun, mirava a riunire in questo caso tribù della etnia
dai due lati del confine, come architettato nel settembre scorso alla Casa Bianca in
Washington da un incontro a tre tra Karzai, Musharraf e il presidente Usa G.W.
Bush.
“Gli studenti coranici sono parte integrante dell’Afghanistan”. Musharraf dixit. Riconoscendo che”fanno parte della cultura di questo Paese”
ha certificato l’importanza di una partecipazione di rappresentanti dei Talebani
ad una eventuale trattativa di pace. “Alcuni potranno essere ignoranti o in mala
fede, ma non tutti tra loro sono pericolosi ribelli o briganti sanguinari, e credono
in una interpretazione veritiera e profonda della nostra fede (islamica)”; così
il presidente pachistano ha sdoganato il principale incubo del suo collega Karzai.
Un po’ per liberarsi dell’accusa ricorrente di Kabul, che il servizio segreto
pachistano aiuterebbe e sovvenzionerebbe le tribù ribelli di frontiera; o forse
un po’ perché tra i due presidenti non è mai corso buon sangue, fin dall’elezione
di Karzai, che ha sempre denunciato come scarsi i tentativi pachistani di contrastare
il diffondersi della ribellione islamica.Gianluca Ursini
Parole chiave: Jirga, talebani, Musharraf, Karzai, Waziristan, ribelli islamici, Ursini