20/08/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Terremoto, gli aiuti ci sono, ma non arrivano e la gente resta isolata. Il bilancio di 510 è ancora incerto
“Sono passati 6 giorni e il Perù resta in ginocchio. A peggiorare il tutto ci si mettono anche i vandali, che assaltano e rubano proprio nelle zone più colpite, dove c'è lo stato di emergenza assoluto. Non c'è nessuna sicurezza e non riesco a farmi una ragione del perché la gente si approfitti anche di queste situazioni”. Clara Virdis è una volontaria del Focsiv in Perù e anche mercoledì 15 agosto, giorno del tragico terremoto che ha colpito il sud del paese, Clara era là. Ha sentito le scosse e la paura, e adesso sta assistendo “impotente” a una vera e propria tragedia umanitaria, peggiorata da sciacallaggio e disorganizzazione.

TerremotatiParole, parole, parole. “In alcune zone le piccole scosse di terremoto sono ormai all'ordine del giorno – spiega - c'è insicurezza e ancora panico. Il governo ne sta approfittando, ancora una volta, per dimostrare che senza l'intervento delle forze armate il paese andrà a rotoli. Ma sotto i nostri occhi, il piano di emergenza e distribuzione degli alimenti approntato dal governo sta paralizzandosi. La gente si lamenta per la mancanza di organizzazione, tutto è congestionato”. Dalle sue parole traspaiono disperazione e scoramento. A quanto racconta, a Chincha, una delle aree più colpite e anche fra le più difficili da raggiungere, le strade sono ancora interrotte e sono in molti a non aver ancora ricevuto nessun aiuto. La gente si sente dimenticata ed è in preda alla disperazione. “Ci sono case che stanno per cadere, ancora tante persone che vivono vicino alla spiaggia, la periferia di una zona che si chiama Cañente è completamente distrutta. Come se non bastasse, le notizie vengono manipolate dalla stampa locale – precisa Clara – e, in base all'orientamento politico o ideologico, vengono enfatizzati alcuni aspetti rispetto ad altri, rafforzando ciò che più interessa, come per esempio la visibilità delle imprese che in questo momento stanno facendo donazioni”.

corsa agli aiutiDesaparecidos. E mentre a Chincha e nelle piccole zone rurali gli abitanti si sentono olvidados dalle autorità, a Pisco, centro urbano gravemente colpito dal terremoto, il presidente Alan Garcia ha sistemato il suo quartier generale e ogni giorno appare in Tv. “Nonostante questo però, ancora tantissima gente è alla ricerca dei suoi familiari e non riesce a mettersi in comunicazione con obitori e centri di assistenza. A Pisco, continuano a raccogliere morti che poi vengono chiusi in sacchi di plastica neri e riuniti nel centro della Plaza de Armas affinché possano essere riconosciuti. A causa del caldo e della mancanza di acqua, i cadaveri non vengono adeguatamente conservati e c'è il rischio che si propaghino epidemie per la mancanza di condizioni sanitarie adeguate. E sono queste cose a farmi ancora più male. Sembra che gli avvertimenti della terra non vengano ascoltati: sono segnali di richiamo al valore della vita, della natura, che intendono ricordarci come solo uniti possiamo far fronte a queste situazioni. È questo che ogni istante ho in mente ed è per questo che mi sento così impotente”.

Donne con la mascherina per evitare contagiIl caos. E come la famosa Pisco e la meno nota Chincha, ci sono San José, El Guayabo, Hoja Redonda e cento altri nomi ancora, tutti villaggi dove gli abitanti, da mercoledì, passano la notte in strada e in cui nessuno è ancora in grado di stabilire il bilancio delle vittime.
Eppure da ogni dove piovono indumenti, alimenti e medicinali. La comunità internazionale e l'intero Perù si sono impegnati in una vera e propria corsa ai soccorsi. Ma l'unica certezza è il caos. E così le decine di migliaia di terremotati si sentono abbandonati. Un'assurdità che il presidente Garcia, fra un proclama e l'altro, dovrebbe prendersi la briga di risolvere, quanto prima. 

Stella Spinelli

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