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Parole, parole, parole. “In alcune zone le piccole scosse di
terremoto sono ormai all'ordine del giorno – spiega - c'è
insicurezza e ancora panico. Il governo ne sta approfittando, ancora
una volta, per dimostrare che senza l'intervento delle forze armate
il paese andrà a rotoli. Ma sotto i nostri occhi, il piano di
emergenza e distribuzione degli alimenti approntato dal governo sta
paralizzandosi. La gente si lamenta per la mancanza di
organizzazione, tutto è congestionato”. Dalle sue parole
traspaiono disperazione e scoramento. A quanto racconta, a Chincha,
una delle aree più colpite e anche fra le più difficili
da raggiungere, le strade sono ancora interrotte e sono in molti a
non aver ancora ricevuto nessun aiuto. La gente si sente dimenticata
ed è in preda alla disperazione. “Ci sono case che stanno
per cadere, ancora tante persone che vivono vicino alla spiaggia, la
periferia di una zona che si chiama Cañente è
completamente distrutta. Come se non bastasse, le notizie vengono
manipolate dalla stampa locale – precisa Clara – e, in base
all'orientamento politico o ideologico, vengono enfatizzati alcuni
aspetti rispetto ad altri, rafforzando ciò che più
interessa, come per esempio la visibilità delle imprese che in
questo momento stanno facendo donazioni”.
Desaparecidos. E mentre a Chincha e nelle piccole zone
rurali gli abitanti si sentono olvidados dalle autorità,
a Pisco, centro urbano gravemente colpito dal terremoto, il
presidente Alan Garcia ha sistemato il suo quartier generale e ogni
giorno appare in Tv. “Nonostante questo però, ancora
tantissima gente è alla ricerca dei suoi familiari e non
riesce a mettersi in comunicazione con obitori e centri di
assistenza. A Pisco, continuano a raccogliere morti che poi vengono chiusi in
sacchi di plastica neri e riuniti nel centro della Plaza de Armas
affinché possano essere riconosciuti. A causa del caldo e
della mancanza di acqua, i cadaveri non vengono adeguatamente
conservati e c'è il rischio che si propaghino epidemie per la
mancanza di condizioni sanitarie adeguate. E sono queste cose a farmi
ancora più male. Sembra che gli avvertimenti della terra non
vengano ascoltati: sono segnali di richiamo al valore della vita,
della natura, che intendono ricordarci come solo uniti possiamo far
fronte a queste situazioni. È questo che ogni istante ho in
mente ed è per questo che mi sento così impotente”.
Il caos. E come la famosa Pisco e la meno nota
Chincha, ci sono San José, El Guayabo, Hoja Redonda e cento
altri nomi ancora, tutti villaggi dove gli abitanti, da mercoledì,
passano la notte in strada e in cui nessuno è ancora in grado
di stabilire il bilancio delle vittime. Stella Spinelli