24/12/2004
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Il bollettino settimanale delle guerre e dei conflitti in corso n.9 - 2004 dal 17/12 al 24/12
Iraq - Il 16 dicembre, un marine Usa ucciso nella provincia di Anbar, 3 soldati della Guardia
Nazionale Irachena uccisi in un agguato ad Abu Ghraib, un razzo è caduto a Kirkuk
sulla casa di 3 rifugiati curdi, uccidendoli. Il 17, 3 occidentali e un autista
iracheno uccisi da guerriglieri che ne hanno assaltato la vettura a Mosul. Il
18, 2 cristiane irachene dipendenti di una base Usa a Baghdad e il loro autista, uccisi nella capitale. 2 persone uccise e 8 ferite in un attacco con colpi di
mortaio contro un ufficio elettorale a Samarra. 3 persone uccise e 2 ferite in
scontri fra ribelli e forze statunitensi a Ramadi. Il 19, 3 impiegati di un ufficio
elettorale uccisi a Baghdad. Un’autobomba è esplosa davanti a una stazione degli
autobus nella città sciita di Kerbala, provocando 10 morti e 40 feriti. Un'altra
esplosione è avvenuta nel pomeriggio vicino al mausoleo di Ali a Najaf, altra
città sciita: i morti sono 54 i feriti 142. 4 curdi sono stati uccisi nel bazar
della città di Hawija, nel nord dell’Iraq. Il 20, una irachena dipendente della
coalizione Usa è stata assassinata a Tikrit. 3 stranieri e un iracheno uccisi in
un attentato contro un convoglio civile vicino a Samarra. Il 21, esplosione a
Hawija, a ovest di Kirkuk, 5 soldati statunitensi e un civile feriti. 6 iracheni
morti e 9 feriti in un bombardamento aereo contro la città di Hit, a nord-ovest
di Baghdad. Esplosione nei pressi di una base militare americana a Mosul provoca
22 morti e 55 feriti, l'attentato contro la base Usa di Camp Merez è stato rivendicato
da Ansar al Sunna. Christian Chesnot e George Malbrunot, i due giornalisti francesi
rapiti in Iraq il 20 agosto scorso, sono stati liberati. Il 22, un uomo e un bambino
di 9 anni morti a Samarra nell’esplosione di un ordigno. Un altro bambino è stato
dilaniato da una mina lungo la strada fra Samarra e Suleiman Beik. Il 23, attacchi
contro una moschea e un ufficio di polizia a Baghdad, un poliziotto ucciso e 3
civili feriti.
Israele-Palestina - La mattina del 17 le forze militari israeliane hanno sferrato un attacco contro
il campo profughi palestinese di Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza, uccidendo 5 palestinesi, ferendone almeno 7 e distruggendo alcune abitazioni.
Un tunnel per il contrabbando di armi al confine fra la Striscia di Gaza e l’Egitto,
vicino alla città di Rafah, è crollato intrappolando 5 palestinesi. Il 18, un
militante palestinese è stato ucciso dai soldati israeliani nel secondo giorno
di raid a Khan Younis. In tutto nell’offensiva sono 10 i palestinesi morti e 30
i feriti. Il 20 i coloni israeliani si dicono pronti a lanciare una campagna di disobbedienza
civile in protesta contro il piano di disimpegno da Gaza. Il 22, per la seconda
volta in una settimana, l'esercito israeliano ha schierato decine di carri armati,
blindati e ruspe nel campo profughi di Khan Younis. Nelle ultime 24 ore sono già 5 i palestinesi uccisi.
Afghanistan
- Mentre le consultazioni del presidente Hamid Karzai in vista della
formazione del nuovo governo sono terminate con la nomina di numerosi
esponenti riformisti, si fa strada l’ipotesi che le truppe straniere
rimangano in Afghanistan a tempo indefinito.
Il 17 dicembre una rivolta di alcuni prigionieri di guerra nel carcere di Kabul,
terminata a con l’irruzione delle forze speciali afgane, si è conclusa con la
morte di 9 persone: 4 detenuti, 4 guardie carcerarie e un soldato afgano.
Il 19 dicembre la guerriglia talebana ha attaccato un checkpoint dell’esercito
afgano a ovest di Kandahar, uccidendo 4 soldati e un passante, e perdendo un guerrigliero.
Le vittime di questa settimana fanno salire a 1.122 il numero dei morti dal 1°
gennaio 2004 a causa del teoricamente concluso conflitto afgano. La maggior parte
dei morti sono guerriglieri della resistenza talebana (526), seguono i militari
e i poliziotti afgani (311), i civili (179), gli operatori umanitari internazionali
(48), i soldati statunitensi (48) e quelli del contingente Isaf della Nato (5).
Cecenia (Russia) - Il 17 dicembre, con la scusa della lotta al terrorismo ceceno, Vladimir Putin
ha fatto approvare dalla Duma una legge che prevede la dichiarazione dello ‘stato
di emergenza’ e la conseguente soppressione di ogni diritto civile, in caso di
‘minaccia terroristica’.
Intanto in Cecenia, con l’arrivo della neve che blocca le operazioni militari
terrestri russe, si intensificano i bombardamenti dell’aviazione russa sulle postazioni
della guerriglia indipendentista nelle montagne del sud. In particolare sulla
vallata di Vedeno, dove ogni notte vengono segnalati massicci raid aerei.
Il 19 dicembre la guerriglia ha ucciso 2 soldati russi nel quartiere Zavodskoi
di Grozny e ha fatto saltare un mezzo militare uccidendo altri 3 soldati.
La notte del 20 dicembre la polizia speciale russa (Omon) ha fatto irruzione
nei locali di una piccola ong ceca che assisteva donne vedove, People in Need
(Pin), nel quartiere Leninski di Grozny, uccidendo un ceceno e affermando di aver
trovato materiale di propaganda indipendentista.
Nepal - Il 18 dicembre decine di ribelli maoisti hanno lanciato un attacco contro una
stazione di polizia a soli 15 chilometri dalla capitale Kathmandu: almeno 4 uomini
delle forze dell’ordine sono rimasti uccisi. Il 19 dicembre in un’altra imboscata
dei guerriglieri nel distretto di Sindhupalchouk, a nordest di Kathmandu, hanno
perso la vita almeno 10 membri delle forze di sicurezza. Il 23 dicembre i maoisti
hanno di nuovo imposto un blocco alle vie d’accesso alla capitale, il primo assedio
era durato una settimana in agosto. Nello stesso giorno, hanno perso la vita almeno 5
civili, 2 soldati e 22 maoisti nelle campagne remote dell’ovest e altre 5 persone – tra
cui 2 soldati – nel sud.
Kashmir (India) - Il ministero della Difesa indiano ha reso noto che negli ultimi tre anni
di conflitto in Kashmir hanno perso la vita 1.575 soldati indiani (decine di migliaia
i civili kashmiri uccisi in quindici anni di guerra).
Intanto in Kashmir continuano le dimostrazioni popolari contro le violenze delle
Rr, i corpi speciali indiani. L’ultima il 23 dicembre in un villaggio del distretto
di Anantnag, in seguito allo stupro di una donna durante un rastrellamento.
Il 19 dicembre un ufficiale di polizia è stato ucciso in un agguato nel distretto
meridionale di Doda e due ‘collaborazionisti’ sono stati assassinati nel distretto
di Pulwama.
Il 22 dicembre 3 guerriglieri sono stati uccisi dai soldati nel distretto di
Pulwama.
Lo stesso giorno un civile è morto durante uno scontro a fuoco tra polizia indiana
e guerriglieri nei pressi della stazione degli autobus di Srinagar e un altro
passante è rimasto ucciso a Sangam nell’attacco indipendentista contro una caserma
della polizia colpita con granate.
La notte successiva le Rr indiane hanno fatto irruzione in casa di un sospetto
guerrigliero, nel distretto di Pulwama, uccidendolo.
Il 23 dicembre un comandante dell’Hizbul Muhajeddin è stato ucciso in combattimento
dai soldati indiani in una foresta nel distretto di Udhampur.
Thailandia - Tra il 21 e il 22 dicembre 4 buddisti, tra cui due insegnanti, un poliziotto
e un capo villaggio, sono stati assassinati nel sud musulmano del Paese, dove
sono in corso disordini dal gennaio scorso. Il giorno successivo migliaia di insegnanti
delle province meridionali hanno proclamato uno sciopero chiedendo alle autorità
di aumentare le misure di sicurezza contro gli attacchi dei radicali musulmani.
Il governo ha promesso di inviare 2.000 poliziotti. Da gennaio oltre 500 persone
sono morte a causa sia degli attentati sia della repressione delle forze dell’ordine.
Aceh (Indonesia) - Il 17 dicembre 1 soldato e 8 ribelli separatisti del Movimento per l’Aceh
libero sono morti in una delle offensive più massicce lanciate dall’esercito nella
provincia settentrionale dell’Aceh. Sempre in Aceh, tra il 21 e il 22 dicembre, 2 guerriglieri sono stati uccisi e altri 30 sono stati incarcerati. Secondo le
fonti del governo 12.000 persone, tra cui molti civili, sarebbero morti nel conflitto iniziato nel 1960.
Isole Salomone - Il 22 dicembre Adam Dunning, peacekeeper australiano, è stato ucciso da ignoti
durante un pattugliamento notturno. Dunning faceva parte delle forze internazionali
inviate nelle isole del Pacifico nel luglio 2003, quando milizie armate hanno
dato inizio a violenti scontri, definiti “etnici”dagli osservatori internazionali.
Rep. Dem. del Congo - Il 19 l’esercito regolare congolese ha attaccato il villaggio di Buramba,
nel Nord Kivu, a nord-est di Goma, uccidendo 9 ribelli e 2 civili. Il 20, scontri
tra truppe dell'esercito regolare e soldati ammutinati intorno alla città di Kanyabayonga
(capoluogo del Nord Kivu). Un responsabile dell'Onu per le organizzazioni umanitarie
ha dichiarato che sono oltre 100 mila le persone che hanno abbandonato i loro
villaggi nel Nord Kivu da quando i combattimenti sono ripresi. I soldati ammutinati
dell'esercito congolese di Goma si sono impossessati dei villaggi di Kayna e Kirumba.
Il 21 un tentativo di mediazione politica ha ottenuto una tregua dei combattimenti
nella zona di Kanyabayonga nel Nord del Kivu. 3 operatori umanitari sono stati rapiti a nord di Bunia, capoluogo dell’Ituri. Il 22, la Missione delle Nazioni
Unite nella Repubblica democratica del Congo ha annunciato la creazione di una
"zona cuscinetto" a Kanyabayonga per favorire le attività umanitarie per la popolazione
e contenere gli scontri tra truppe dell’esercito regolare e soldati ammutinati.
Sudan - Il 17 il Gen. Okonko, guida della missione dell'Unione Africana in Darfur, rivela
che nelle ultime 2 settimane grandi quantità di armi e munizioni sono state portate
in Darfur. Il 18, ancora combattimenti nel Darfur nonostante un ultimatum di 24 ore.
Le violenze si sono concentrate a est del capoluogo Nyala. Il 19 il governo di
Khartoum ha dichiarato di essere pronto a cessare immediatamente le operazioni
militari e ha invitato l’UA e le NU a comunicarlo ai ribelli chiedendo loro di
sospendere le azioni militari. Il 21, l'organizzazione umanitaria "Save the children"
ha annunciato il ritiro dei suoi 350 volontari dal Darfur a seguito dell'uccisione
di 4 loro esponenti negli ultimi 2 mesi. Il sedicente "Movimento Nazionale Sudanese
per lo Sradicamento dell’Emarginazione ha rivendicato un attacco all’impianto
petrolifero di Sharif, nel Darfur. Il 22, il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha
condannato le violazioni del cessate il fuoco e l'attacco a un elicottero dell'UA.
L'UA ha inviato un nuovo contingente di Caschi Blu per monitorare il cessate il
fuoco nel Darfur; si tratta di 99 soldati del
Gambia. Medici senza Frontiere ha comunicato l'uccisione di un suo collaboratore sudanese, il secondo in tre mesi.