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L'ascesa. Vice capo di gabinetto della Casa Bianca, l'ultima carica formalmente ricoperta
da Rove, è un'espressione che non rende giustizia all'importanza del braccio destro
dell'attuale presidente. Dopo aver lavorato nello staff di Bush padre fin dagli
anni Settanta, dal 1994 Rove è stato l'ombra di George W., lo stratega che ha
pianificato tutte le sue mosse, riuscendo a trasformarlo dall'ex alcolizzato e
pecora nera della famiglia che era, a governatore del Texas e presidente degli
Stati Uniti poi. Ha portato Bush alla Casa Bianca nel 2000, battendo il vice del
presidente che aveva guidato gli Usa durante il boom della new economy. Lo ha fatto rieleggere nonostante le difficoltà della guerra in Iraq. Ha creato
un clima in cui qualsiasi critica al “comandante in capo” veniva facilmente bollata
come anti-patriottica. Ed è riuscito a cementare il sostegno del grande business
con l'emergere di un movimento cristiano evangelico sempre più influente in politica,
capendo prima di tutti la sua importanza. In sostanza, Rove ha modellato l'immagine
del movimento conservatore dell'ultimo decennio.
Il gioco sporco. Neanche chi lo odia mette in dubbio il suo acume. Ma di Karl Rove si è discusso
e si parlerà ancora anche per i metodi che ha portato nella battaglia politica,
riuscendo a giocare sporco pur tenendo gli schizzi di fango lontani da sé. Attaccare
l'avversario sul piano personale ha dato risultati in ogni campagna elettorale
di George W. Bush. Nel 1994 si sparse la voce che Ann Richard, la governatrice
democratica del Texas a cui Bush avrebbe soffiato il posto, era lesbica. Sei anni
dopo, quando l'uomo da battere nella corsa alla nomination repubblicana era John
McCain, il senatore dell'Arizona dovette combattere contro i pettegolezzi sul
suo (inesistente) figlio illegittimo di colore. Nel 2004 un'imponente campagna
mediatica organizzata dal fin lì sconosciuto gruppo “Swift Boat Veterans for the Truth” distrusse l'immagine di John Kerry, che in Vietnam ci andò davvero e rimase
pure ferito, facendo dimenticare che Bush aveva evitato quella guerra grazie ai
buoni uffici del padre.
La caduta. In molti hanno visto la mano dell' “architetto” anche nel cosiddetto Ciagate:
ossia lo scandalo emerso dopo che fu resa pubblica l'identità dell'agente segreto
Valerie Plame, moglie dell'ex ambasciatore Joseph Wilson, che aveva accusato l'amministrazione
Bush di aver inventato l'affaire della vendita di uranio del Niger a Saddam per giustificare l'invasione dell'Iraq.
Ma l'unico funzionario a pagare (finché la pena non fu commutata da Bush) nella
faccenda è stato Lewis “Scooter” Libby, capo di gabinetto del vicepresidente Dick
Cheney. Nonostante diverse testimonianze contro di lui, Rove è uscito illeso dallo
scandalo. Ma anche se il presidente l'ha protetto, l'influenza di Rove all'interno
dell'amministrazione Bush stava già scendendo, trascinata verso il basso dal crollo
di popolarità del suo capo. Dopo l'inefficienza della risposta al disastro causato
dall'uragano Katrina, anche la gestione della guerra in Iraq è stata vista con
nuovi occhi da sempre più persone negli Usa.
Fine di un'epoca. Era semplicemente ora di togliere il disturbo, ha detto Rove nell'intervista
al Wall Street Journal in cui ha annunciato le sue dimissioni il 31 agosto, citando l'esigenza di voler
stare più tempo con la famiglia. Ma il braccio destro di Bush ha ammesso di aver
voluto lasciare già dal novembre dell'anno scorso, quando i repubblicani hanno
perso il controllo del Congresso. Ora, ancor più che nove mesi fa, l'invincible armada forgiata da Rove sembra alle corde. I sondaggi danno ormai per inevitabile una
riconquista democratica anche della Casa Bianca, nel novembre 2008. Gli analisti
sottolineano che si tratta più di un tracollo di fiducia verso i repubblicani,
che non un improvviso amore dell'elettorato per i democratici. Molti funzionari
minori dell'amministrazione Bush, negli ultimi mesi, hanno già abbandonato una
barca che fa sempre più acqua. Ma sarà l'addio di Rove, dopo il tramonto di neo-con
della prima ora come Donald Rumsfeld e Paul Wolfowitz, a essere ricordato come
uno di quei segni di un'epoca che sta per finire. Magari il suo atteso libro di
memorie, dato in preparazione dai più informati, l'arricchirà di particolari oggi
sconosciuti.Alessandro Ursic
Parole chiave: rove, bush, casa bianca, stratega, elezioni, campagna