14/08/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Anche Karl Rove, lo stratega-ombra del presidente, lascia l'amministrazione Bush
Il suo capo l'aveva definito “l'architetto” e “il piccolo genio” delle campagne elettorali. Per chi lo criticava ma ne ammirava le qualità organizzative, era “il cervello” di George W. Bush. Quelli che lo vedevano come il diavolo in persona, invece, lo chiamavano “turd blossom”. Che sarebbe sì un termine in slang texano per indicare un tenero fiorellino reso forte dal concime più naturale che ci sia, ma nel caso di Karl Rove diventava anche il letterale “ciò che germoglia da un pezzo di m....”, a indicare la sua presunta assenza di scrupoli morali. Comunque lo si voglia chiamare, il consulente più fidato di Bush ha deciso di farsi da parte, l'ultimo tra “tutti gli uomini del presidente” a defilarsi da un partito repubblicano sempre più in difficoltà.

Per anni, Karl Rove è stato l'idolo dei conservatoriL'ascesa. Vice capo di gabinetto della Casa Bianca, l'ultima carica formalmente ricoperta da Rove, è un'espressione che non rende giustizia all'importanza del braccio destro dell'attuale presidente. Dopo aver lavorato nello staff di Bush padre fin dagli anni Settanta, dal 1994 Rove è stato l'ombra di George W., lo stratega che ha pianificato tutte le sue mosse, riuscendo a trasformarlo dall'ex alcolizzato e pecora nera della famiglia che era, a governatore del Texas e presidente degli Stati Uniti poi. Ha portato Bush alla Casa Bianca nel 2000, battendo il vice del presidente che aveva guidato gli Usa durante il boom della new economy. Lo ha fatto rieleggere nonostante le difficoltà della guerra in Iraq. Ha creato un clima in cui qualsiasi critica al “comandante in capo” veniva facilmente bollata come anti-patriottica. Ed è riuscito a cementare il sostegno del grande business con l'emergere di un movimento cristiano evangelico sempre più influente in politica, capendo prima di tutti la sua importanza. In sostanza, Rove ha modellato l'immagine del movimento conservatore dell'ultimo decennio.

Dal 1994, Rove è stato il braccio destro di George W. BushIl gioco sporco. Neanche chi lo odia mette in dubbio il suo acume. Ma di Karl Rove si è discusso e si parlerà ancora anche per i metodi che ha portato nella battaglia politica, riuscendo a giocare sporco pur tenendo gli schizzi di fango lontani da sé. Attaccare l'avversario sul piano personale ha dato risultati in ogni campagna elettorale di George W. Bush. Nel 1994 si sparse la voce che Ann Richard, la governatrice democratica del Texas a cui Bush avrebbe soffiato il posto, era lesbica. Sei anni dopo, quando l'uomo da battere nella corsa alla nomination repubblicana era John McCain, il senatore dell'Arizona dovette combattere contro i pettegolezzi sul suo (inesistente) figlio illegittimo di colore. Nel 2004 un'imponente campagna mediatica organizzata dal fin lì sconosciuto gruppo “Swift Boat Veterans for the Truth” distrusse l'immagine di John Kerry, che in Vietnam ci andò davvero e rimase pure ferito, facendo dimenticare che Bush aveva evitato quella guerra grazie ai buoni uffici del padre.

Una scena dei saccheggi durante l'allagamento di New Orleans, nell'agosto 2005La caduta. In molti hanno visto la mano dell' “architetto” anche nel cosiddetto Ciagate: ossia lo scandalo emerso dopo che fu resa pubblica l'identità dell'agente segreto Valerie Plame, moglie dell'ex ambasciatore Joseph Wilson, che aveva accusato l'amministrazione Bush di aver inventato l'affaire della vendita di uranio del Niger a Saddam per giustificare l'invasione dell'Iraq. Ma l'unico funzionario a pagare (finché la pena non fu commutata da Bush) nella faccenda è stato Lewis “Scooter” Libby, capo di gabinetto del vicepresidente Dick Cheney. Nonostante diverse testimonianze contro di lui, Rove è uscito illeso dallo scandalo. Ma anche se il presidente l'ha protetto, l'influenza di Rove all'interno dell'amministrazione Bush stava già scendendo, trascinata verso il basso dal crollo di popolarità del suo capo. Dopo l'inefficienza della risposta al disastro causato dall'uragano Katrina, anche la gestione della guerra in Iraq è stata vista con nuovi occhi da sempre più persone negli Usa.

Rove ha annunciato le sue dimissioni per stare più tempo con la famigliaFine di un'epoca. Era semplicemente ora di togliere il disturbo, ha detto Rove nell'intervista al Wall Street Journal in cui ha annunciato le sue dimissioni il 31 agosto, citando l'esigenza di voler stare più tempo con la famiglia. Ma il braccio destro di Bush ha ammesso di aver voluto lasciare già dal novembre dell'anno scorso, quando i repubblicani hanno perso il controllo del Congresso. Ora, ancor più che nove mesi fa, l'invincible armada forgiata da Rove sembra alle corde. I sondaggi danno ormai per inevitabile una riconquista democratica anche della Casa Bianca, nel novembre 2008. Gli analisti sottolineano che si tratta più di un tracollo di fiducia verso i repubblicani, che non un improvviso amore dell'elettorato per i democratici. Molti funzionari minori dell'amministrazione Bush, negli ultimi mesi, hanno già abbandonato una barca che fa sempre più acqua. Ma sarà l'addio di Rove, dopo il tramonto di neo-con della prima ora come Donald Rumsfeld e Paul Wolfowitz, a essere ricordato come uno di quei segni di un'epoca che sta per finire. Magari il suo atteso libro di memorie, dato in preparazione dai più informati, l'arricchirà di particolari oggi sconosciuti.

Alessandro Ursic

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