"Il ministero giordano della Pubblica Istruzione ha deliberato l'ammissione dei
bambini iracheni figli di profughi al prossimo anno scolastico, anche se le loro
famiglie non fossero ancora entrate in possesso del permesso di soggiorno. Questo
risolve un grande dramma della comunità irachena in Giordania".
Una buona notizia. Con queste parole l'ambasciatore iracheno ad Amman Saad Hayani ha commentato
la decisione del governo giordano di offrire 'ospitalità' ai piccoli iracheni,
figli della diaspora irachena in fuga dalla guerra che sta devastando l'antica
Mesopotamia.
Mohammed Akur, funzionario del ministero giordano, ha quantificato in circa 50mila
i ragazzi che potranno beneficiare di questa iniziativa, commentando che "è un
aiuto per tutti coloro che si ttrovano in una situazine di difficoltà in questo
momento. abbiamo il dovere di garantire l'istruzione di questi giovani".
La misura rientra in un pacchetto di iniziative deliberate, proprio ad Amman,
nel luglio scorso, durante un vertice tra Siria, Giordania, Egitto, Turchia e
Nazioni Unite per trovare una soluzione al problema dei profughi iracheni. L'Alto
Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Acnur) ha censito come siano
almeno 1 milione e 400mila i profughi iracheni in Giordania e 750mila in Siria,
e i ragazzi sono più di 150mila.
Una goccia nel mare. L'Unicef, l'agenzia Onu che si occupa dei diritti dei minori, e l'Acnur hanno
stanziato circa 130 milioni di dollare per i giovani, ma il problema è enorme.
Secondo stime delle Nazioni Unite, in tutti i paesi confinanti con l'Iraq e non
solo, sono in totale 4 milioni gli iracheni che, dopo l'invasione della Coalizione
internazionale nel 2003, hanno abbandonato il paese. I paesi ospitanti, sempre
più, tentano di regolare il flusso e di concedere con più difficoltà documenti
di accoglienza. Ma l'emergenza umanitaria non accenna a diminuire. Proprio in
questi giorni infatti, la grande organizzazione non governativa britannica Oxfam
ha denunciato che la situazione della popolazione civile irachena si fa sempre
più drammatica. Ma le strutture dei paesi confinanti sono al collasso, non riuscendo
più a gestire una tale flusso di profughi. Tutti i governi interessati hanno chiesto
l'aiuto da parte della comunità internazionale, minacciando in caso di mancato
sostegno espulsioni di massa. In quest'ottica la decisione del governo giordano,
che pur non cambia di una virgola la situazione, rappresenta comunque un elemento
positivo in una situazione disperata.