18/08/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Il governo giordano permetterà ai bimbi iracheni rifugiati di andare a scuola
"Il ministero giordano della Pubblica Istruzione ha deliberato l'ammissione dei bambini  iracheni figli di profughi al prossimo anno scolastico, anche se le loro famiglie non fossero ancora entrate in possesso del permesso di soggiorno. Questo risolve un grande dramma della comunità irachena in Giordania".
 
Una buona notizia. Con queste parole l'ambasciatore iracheno ad Amman Saad Hayani ha commentato la decisione del governo giordano di offrire 'ospitalità' ai piccoli iracheni, figli della diaspora irachena in fuga dalla guerra che sta devastando l'antica Mesopotamia.
Mohammed Akur, funzionario del ministero giordano, ha quantificato in circa 50mila i ragazzi che potranno beneficiare di questa  iniziativa, commentando che "è un aiuto per tutti coloro che si ttrovano in una situazine di difficoltà in questo momento. abbiamo il  dovere di garantire l'istruzione di questi giovani".
La misura rientra in un pacchetto di iniziative deliberate, proprio ad Amman, nel luglio scorso, durante un vertice tra Siria, Giordania,  Egitto, Turchia e Nazioni Unite per trovare una soluzione al problema dei profughi iracheni. L'Alto Commissariato delle Nazioni  Unite per i Rifugiati (Acnur) ha censito come siano almeno 1 milione e 400mila i profughi iracheni in Giordania e 750mila in Siria, e i  ragazzi sono più di 150mila.

Una goccia nel mare.
L'Unicef, l'agenzia Onu che si occupa dei diritti dei minori, e l'Acnur hanno stanziato circa 130 milioni di  dollare per i giovani, ma il problema è enorme. Secondo stime delle Nazioni Unite, in tutti i paesi confinanti con l'Iraq e non solo,  sono in totale 4 milioni gli iracheni che, dopo l'invasione della Coalizione internazionale nel 2003, hanno abbandonato il paese. I paesi ospitanti, sempre più, tentano di regolare il flusso e di concedere con più difficoltà documenti di accoglienza. Ma l'emergenza  umanitaria non accenna a diminuire. Proprio in questi giorni infatti, la grande organizzazione non governativa britannica Oxfam ha  denunciato che la situazione della popolazione civile irachena si fa sempre più drammatica. Ma le strutture dei paesi confinanti sono  al collasso, non riuscendo più a gestire una tale flusso di profughi. Tutti i governi interessati hanno chiesto l'aiuto da parte della  comunità internazionale, minacciando in caso di mancato sostegno espulsioni di massa.  In quest'ottica la decisione del governo giordano, che pur non cambia di una virgola la situazione, rappresenta comunque un elemento  positivo in una situazione disperata. 

red

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