Scritto per noi da
Francesco Bertolucci
Permettere ai testimoni di poter deporre per far si che un genocidio non passi
inosservato alla storia. E’ questo ciò che cerca di fare la coordinazione dell’accompagnamento
internazionale nel Guatemala (meglio nota come Caig), in Guatemala. Coordinamento,
del quale fanno parte svariate Ong di numerosi paesi europei e nordamericani,
che fornisce una presenza internazionale fisica e imparziale del rispetto dei
diritti umani e civili dei testimoni dei processi per crimini di guerra e genocidio,
avvenuti durante gli anni della dittatura.
Iacopo Buonaguidi, è uno degli osservatori internazionali dei diritti umani facenti
parte dell’associazione non governativa Carea di Berlino, membra del coordinamento
Caig.
Quali sono gli obiettivi della vostra missione?
”L’obiettivo principale è la tutela dei diritti umani. Nello specifico, l’accompagnamento
dei testimoni, ai processi contro i capi della dittatura, Romeo Lucas García e
José Efraín Ríos Montt, responsabili di crimini di guerra e di crimini contro
l’umanità nei loro governi tra la fine degli anni settanta ed i primi anni ottanta”.
Cosa può fare e cosa non può fare un osservatore dei diritti umani in Guatemala?
“Appena giunge sul posto, un osservatore è sottoposto ad un corso di ambientamento
di una settimana. In esso, ti dicono cosa fare e cosa non fare. Anche un piccolo
errore comportamentale può infatti pregiudicare il tuo lavoro e quello altrui.
Un osservatore non deve assolutamente prestare soldi, non deve partecipare a questioni
politiche, nè può dare medicinali. In sunto un osservatore è uno spettatore. Il
suo lavoro consiste nell’accompagnare i testimoni dal villaggio al tribunale o
alla capitale del distretto”.
Quanto può distare il tribunale dal villaggio?
“In genere, la distanza varia tra uno o due giorni di cammino. Nei casi più fortunati,
mezza giornata”.
Si sente molto parlare delle efferatezze compiute dal generale Rìos Montt. Cosa
ha fatto e chi lo ha chiamato in giudizio?
“La denuncia per genocidio nei confronti di Montt, è stata presentata dal Caldh
(associazione Giustizia e riconciliazione del Centro di azione legale per i diritti
umani) a nome di 22 comunità vittime di massacri. Tra 1982 e 1983 infatti, il
generale José Efraìn Rìos Montt, arrivato al potere con un colpo di stato, è accusato
di aver ordinato e compiuto più di 20.000 morti, in maggioranza indigeni Maya”.
Qual è la vita di un osservatore in missione?
“In un mese, l’osservatore deve stare tre settimane nel villaggio con le comunità
prima di tornare brevemente nella capitale e farvi successivamente ritorno (una
missione dura in genere 3-4 mesi). Durante il periodo vissuto nel villaggio, l’osservatore
farà parte della comunità e vivrà con loro. La presenza dell’osservatore, il quale
gira privo di armi, garantisce agli autoctoni di non incorrere in soprusi”.
È mai stato ucciso nessun osservatore?
“No. Le uniche persone uccise erano testimoni. Nessuno di loro però, è stata
ucciso quando erano presenti gli osservatori”.
Com’è il viaggio e quali precauzioni dovete prendere?
“Si parte la notte di nascosto. Le testimonianze sono segrete e lo devono rimanere.
L’osservatore, che ufficialmente fino a quel momento passa ai più per turista,
non può scrivere il nome del testimone nemmeno su di un foglio, per paura di ritorsioni
nei confronti di quest’ultimo. Nel villaggio infatti, chi è il testimone non si
sa, così come resta segreta la sua identità anche ufficialmente (tranne che per
il giudice del tribunale). Per mantenere l’incolumità del villaggio, non si deve
sapere nemmeno a quale questi appartenga e nemmeno render noto il viso dell’osservatore
poiché si potrebbe associare”.
Com’è la situazione nei villaggi?
“Vi è un grande tensione ed un clima di paura. A volte assassini e testimoni
vivono nello stesso villaggio. Nel paese poi, si tende ad offuscare il processo.
Si deve tener conto che il 45% degli aventi diritto al voto è un militare e che
Montt, capolista della lista di estrema destra Frg (Frente Republicano Guatemalteco)
appoggiato da svariati gruppi di potere tra le quali anche le immancabili multinazionali,
si candiderà al congresso alle elezioni che avverranno a settembre, abbiamo detto
tutto”.
Come pensate che si risolvano questi processi?
“La speranza è che verità e giustizia trionfino ma, per farlo, il mondo deve
sapere e non lasciar solo il popolo guatemalteco”.